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La secessione certificata

italiadi MARIO DI MAIO – Sugli smartphone e’ tutto uno scambiarsi disegni colorati che mostrano l’Italia divisa in due. A quanto pare la secessione a suo tempo non riuscita a Bossi l’ha fatta Grillo il 4 marzo con la componente meridionale del suo partito che ha letteralmente “occupato” il Mezzogiorno. E le schede elettorali certificano democraticamente la spaccatura del Paese reale che non tardera’ a confermarsi nei fatti.  Praticamente e’ come se si fosse celebrato involontariamente un referendum.

 Nonostante il problema dell’ incarico non e’ affatto escluso che Salvino riesca a mettere insieme una regolare squadra di governo e, visto che ha pescato voti dalle Alpi alle piramidi, come da programma dovrebbe sfruttare la situazione per avviare finalmente un federalismo autentico su tutto il territorio che finalmente ammodernerebbe tutta la Penisola. Con le attuali autonomie a macchia di leopardo non si ottiene gran che, mentre l’armonizzazione delle competenze e delle risorse si può’ realizzare introducendo autonomie “a geometria variabile” a somiglianza di quelle in vigore in Spagna.
Annientata la classe politica di “ieri” non dovrebbe essere difficile accordarsi con Di Battista e Di Maio che hanno in mano il pallino di tutto il Mezzogiorno e che non sono ne’ come Cutolo ne’ come Provenzano. Vale la pena di tentare al più’ presto, prima che il Sud ripiombò nel solito invincibile assistenzialismo clientelare a trazione mafiosa e che anche ai grillini non venga in mente di “resuscitare” la deprecata questione meridionale.
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