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La sapete l’ultima? Stranieri, la polizia non deve decidere

di GIULIO ARRIGHINI*

Cara ministra Kyenge, dobbiamo iniziare a integrare ciò di cui l’Italia, la sua Italia, non ha più bisogno. Perché vede, ministro, il lavoro straniero per le pmi inizia a non essere più fondamentale. Tutto si può dire tranne che la Fondazione Moressa, che è ben collegata per inchieste e raccolta dati alla Cgia di Mestre, sia razzista. Fa il proprio mestiere, raccoglie i dati e li commenta. Ecco, nell’ultimo studio, emerge che gli stranieri non sono più indispensabili. Oggi come oggi, cala l’occupazione e gli imprenditori affermano che, nel caso non vi fosse la loro mano d’opera, ci sarebbe quella territoriale a sostituirla.

Già, a sostituirla, perché il tecnico o l’operaio di casa nostra, sono come dei subalterni. La flessibilità avanza. Se prima il 70% degli addetti stranieri era a tempo indeterminato, quelli che saranno contrattualizzati così si ridurranno al 28%. Ci dica: per gli altri che si fa? Li reintegra lei? L’occupazione straniera cala nel Nord Ovest, inoltre nella maggiornanza delle pmi sollecitate dall’inchiesta, si legge che il lavoro degli stranieri è giudicato equivalente a quello dei nostri lavoratori per il 38%. Che facciamo? Denunciamo?

Altro punto nodale: nonostante il lavoro scarseggi e manchi, il 94% degli stranieri, a detta degli imprenditori, non ha alcuna intenzione di tornare in patria. Che facciamo? Li paga lei o li paghiamo noi, ministro, una volta che il ciclo produttivo finisce la sua corsa? Lei sostiene che ”Il tema dell’immigrazione  e dell’integrazione riguarda tutti, riguarda l’Italia del futuro. Il diverso, lo straniero deve essere considerato una ricchezza e non un nemico. La legalità deve essere il faro per i nostri giovani”. Bene, il tema del lavoro chi riguarda? E quello della legalità? Indoviniamo un po’, perché…. se a questo aggiungiamo poi le affermazioni del giurista Fulvio Vassallo Paleologo, docente di diritto d’asilo all’Università di Palermo, siamo tutti a posto: “Non può essere la polizia a decidere se un migrante ha diritto a presentare la domanda d’asilo. È da tempo che la Prefettura di Catania ha adottato questa politica -aggiunge Vassallo Paleologo-. Così come anche le prefetture di Ancona e Venezia. Ma bisogna denunciare forte che si tratta di provvedimenti illegittimi”.

Ma certo, tutti a casa del Paelologo. Mica sarà illegittimo.

 

*Segretario Indipendenza Lombarda

 

 

 

 

 

 

 

 

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9 Comments

  1. L’integrazione è un DOVERE degli stranieri,non solo un modo per SFRUTTARE il sistema sociale dei paesi ospitanti.
    Cordiali saluti

  2. Pero’, ke mone i patrioti d’italìa.

    Devono rendere conto ai foresti. Non a noi autoctoni di cui la proprieta’ e la priorita’ di cui forse la sovranita’, ma ai foresti..!!

    Dico, ma siamo mone al cubo o solidali o solidi o thoke nell’ignoranza..??

    Che deserto intellighente nel dì doggi..!

    Ormai camminiamo sulle defecazioni dei cammelli… mediterranei.

    Ma e’ tutta area merditerranea per cui: ALLEGRIA..!!

  3. Concordo per l’evidenza dei fatti riportati.
    Che della mano d’opera straniera in questo momento non ve ne sia bisogno mi pare palese.
    Ma bisogna tenerli ugualmente perché sono integrati e devono essere considerati italiani a tutti gli effetti.

    Apro una parentesi, ed affermo che mi sta bene, tenetevi loro e lasciate uscire noi che non ci sentiamo integrati, ma sfruttati.
    Chiusa parentesi.

    L’integrazione è una fandonia, noi li accogliamo e li consideriamo dei nostri, ma loro si appartano, considerano tutto dovuto ed italiani non si sentono e men che meno intendono divenire.
    Quest’estate sono annegati nell’Adige tre ragazzini ben integrati di famiglie marocchine e la comunità
    marocchina (noi siamo per loro una provincia d’oltremare) si è attivata con una raccolta di fondi per aiutare le famiglie per il rientro delle salme e la sepoltura in Marocco.

    Quando i politici cianciano pretendendo aiuti dalla UE, questi sono disponibili, li hanno ricevuti con successo Grecia e Spagna, forse anche Malta, ma aiuti per impedire ingressi illegali, mentre i cialtroni di casa nostra cianciano per averne da spendere nell’accoglienza (piatto ricco mi ci ficco).

  4. Ottima argomentazione con dati ineccepibili validi e da tenere in considerazione da parte di chi è dotato del ben dell’intelletto. Non è questo il caso però della sig.a Kyenge, anzi dr.ssa Kyenge, la quale, da quando ha assunto la mansione di ministro dell’integrazione, esterna una file di imbecillità ogni volta che apre bocca. Spara scemenze così grosse che, al primo impatto, si rimane trasecolati ma poi ci si rende conto che fa parte di un governo composto da nullità politiche e professionali e quindi tutto diventa chiaro.
    Tempo fa inviai un articolo, non pubblicato, in cui evidenziavo la grave tragedia umanitaria che è presente nel paese di origine della sig.a ministra: la Repubblica Democratica del Congo. Questa signora però si guarda bene dall’andare ad aiutare i suoi compatrioti.

    • gentil Luca, lo ‘stato’ ( qualsiasi stato ) è una ASTRAZIONE, una esistenza senza essenza, senza realtà : la sua “difesa” ( richiesta da chi ? ! ) altro non è che il persistere, da parte degli amministrati, nella fornitura degli “alimenti” ai sacerdoti e alle sacerdotesse officianti nei templi, in cui è praticata la statolatria.
      Non è in potere degli “amministrati” l’interrompere la “fornitura” ( di sangue ), se non con una ( itagliaccamente ) impensabile RIVOLUZIONE.
      La “statolatria”, nella corrente forma così come nelle precedenti forme, ci viene ( ci è stata da 150 anni ) imposta, di volta in volta e a turno, dipendentemente dagli esiti di guerre, cui abbiamo poco partecipato e che abbiamo molto subito, da ‘Fabian_Society’ ( Londra 1884 ), da ‘Pilgrims_Society’ ( New York 1903 ), da ‘Round_Table_Organization’ ( Londra 1909 ), da ‘Royal_Institute_of_International_Affairs’ ( Londra 1919 ), da ‘Council_on_Foreign_Relations’ ( New York 1921 ), da ‘Aspen_Institute’ ( Colorado 1949 ), da ‘Bilderberg_Group’ ( Oosterbeeck 1954 ), da ‘Trilateral_Commission’ ( Tokio 1973 ), . . . . etc . . . . etc _
      Come prerequisito ( uno dei tanti ) per abbattere la statolatria, che non è né ‘di_destra’ né ‘di_sinistra’, serve frequentare le biblioteche rionali e disertare gli stadi : se ci basta PANEM ET CIRCENSES, allora . . . . VA BENE COSÌ !

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