La sai l’ultima? L’ecotassa sui frontalieri

di CLAUDIO BOLLENTINIfrontalieri2

Nella ormai infinita diatriba sui frontalieri, l’ultima trovata in casa ticinese si chiama ecotassa sui posteggi, annunciata dal Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali. In sostanza la misura riguarda le aziende con più di 50 parcheggi e dalle quali verrà prelevata la suddetta tassa pari a 2 franchi per giorno di lavoro per parcheggio. Quindi una quarantina di franchi mediamente al mese per posto macchina. L’obiettivo del proponente sarebbe quello di limitare l’utilizzo dell’auto privata a favore di altri mezzi di trasporto e di conseguenza liberare le strade cantonali e le autostrade dal traffico caotico e insopportabile soprattutto nelle ore di punta. Per quanto riguarda invece la cosiddetta tassa di collegamento per i cen­tri commerciali, chi andrà a fare la spesa e lascerà in sosta il proprio vei­colo per qualche ora non subirà nes­sun aggravio. Evidentemente il frontaliere che va a far la spesa al Foxtown di Mendrisio non inquina e non intasa le strade, mentre se va a lavorare a centro metri dal centro commerciale, si. Una motivazione nobile che nasconde in realtà l’ennesima manovra anti-frontalieri.

E torniamo al punto di partenza della questione. Il problema frontalieri in Ticino non sono i frontalieri, ma chi e che cosa ha generato questa situazione. Il Canton Ticino nell’ultimo decennio ha stravolto la sua economia per secoli fondata sull’agricoltura e le attività connesse poi integrata da turismo, banche e finanza. Per non parlare del settore pubblico sempre numericamente significativo. A fronte del calo del turismo e del declino del settore bancario, fiduciario e finanziario, ecco la brillante idea di incentivare l’industria. Ma in Ticino l’industria era poca cosa e quindi fu opportunamente pianificata una forte azione di marketing territoriale e aiuto concreto alla localizzazione di aziende industriali e commerciali con misure interessanti sul fronte fiscale e societario e facilità logistiche. Ovviamente misure e proposte dirette ad aziende straniere o provenienti da altri cantoni elvetici. Nel caso italiano era ovvio che ci potessero essere molte delocalizzazioni provenienti dalla vicina Lombardia e con la legislazione vigente, i famosi bilaterali, per quanto riguarda la circolazione delle persone era scontato che molte aziende si portassero dietro insieme con l’investimento industriale anche i dipendenti. Ben felici di spostarsi a condizioni di salario migliori anche se con lo scotto di un viaggio complicato tra traffico e chilometri da percorrere. I ticinesi protestano perché sono sostanzialmente tagliati fuori da questo mercato del lavoro, le aziende preferiscono il frontaliere non solo perché in alcuni casi costa meno, ma perché in Ticino è difficile molte volte trovare alcune professionalità di alto livello e preparazione. E’ un dato di fatto incontrovertibile, ma poi la politica ha fatto il resto. Il problema frontalieri è diventato infatti una questione politica e come spesso accade, quando ad un problema reale si mescolano interessi politici conditi con demagogia e populismo, la frittata è fatta. Ora è difficile per il Ticino tornare indietro, pena un calo non indifferente della propria economia e di conseguenza delle entrate fiscali e del benessere dei cittadini. Le finanze cantonali e dei principali comuni non si possono permettere di perdere un settore così florido. Ma questi, si dirà, sono problemi ticinesi.

E in Lombardia? La politica lombarda per tanto tempo ha preferito fare lo struzzo, è stata tradizionalmente poco presente sul problema. Ora, di fronte al fenomeno grave della desertificazione industriale in atto soprattutto nelle province confinanti e al probabile ridimensionamento del numero dei frontalieri nell’immediato futuro e quindi al possibile rientro di un numero di lavoratori che non troverebbero opportunità di impiego in Lombardia, almeno a livello regionale si sta cercando di rimediare, di pianificare e proporre qualcosa. Come la ZES per esempio. Una misura sicuramente incentivante per il rientro di attività industriali, anche se di limitata portata. Ma sarebbe un buon inizio, almeno per scuotere le coscienze e portare all’attenzione il problema e non buttare la polvere sotto il tappeto aspettando tempi migliori. La ZES è finita nel pantano politico, M5S e soprattutto Pd si sono opposti e sicuramente per ragioni di schieramento e non di merito. Per il proprio tornaconto partitico si fa del male alla economia insubrica, inutile girarci intorno. E’ venuto invece il momento in cui la regione Lombardia, i principali sindaci, le associazioni datoriali e di categoria, i sindacati e quant’altri ritenuti necessari e utili, parlassero concretamente e strutturalmente di reshoring industriale e di conseguenti misure atte ad incentivare il rientro di investimenti delocalizzati. Per ricostruire un tessuto economico colpevolmente trascurato e sfruttare forse l’unica possibilità reale per uscire dalla crisi degli ultimi anni.

(labissa.com)

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6 Comments

  1. Io non lo trovo sbagliato…
    E’ giusto scoraggiare l’uso dell’auto. Noi in Italia siamo abituati ad avere l’auto sotto il culo anche per andare a comprare le sigarette dal tabaccaio sotto casa, fregandocene di generare traffico ed inquinamento, in altre nazioni civili l’auto non viene usata se non effettiva necessità, in alcuni paesi civilissimi tassano addirittura l’uso dell’auto in maniera salata per scoraggiarne l’uso. Ora io mi metto nei panni degli svizzeri che sono civili, stanno attenti a non inquinare e poi arrivano gli italiani a creare traffico, inquinare, rubare il lavoro ai residenti e portare i soldi a casa propria…avrei le balle non solo in giostra, ma in centrifuga…
    Io trovo il lavoro frontaliero un ingiustizia, sia nei confronti degli svizzeri che nei confronti degli italiani, mi meraviglio del fatto che la Svizzera non abbia ancora provveduto ad abolirlo, secondo me il principio dovrebbe essere quello che se vai a lavorare in Svizzera, ti devi trasferire lì e far girare li i soldi guadagnati…Visto che la crisi non ha lasciato completamente immune neppure la Svizzera, e probabile che in futuro non molto lontano la Svizzera ci pensi…

    • Si ricordi che l’economia del Ticino gira grazie alle braccia dei lombardi. E’ sui lavoratori che si sta scaricando l’onere della “tassa”, non su chi butta via i soldi per il vizio del fumo. L’ingiustizia è vivere in Italia con la tassazione sul lavoro più alta d’Europa che disincentiva le assunzioni. Ed è l’ingiustizia anche di vivere in un paese con il capitalismo più vecchio che conosciamo, ancora padronale e poco propenso all’innovazione. Si emigra per sopravvivere.

      • Quello che dice lei è giustissimo ma ormai è la solita solfa che viene prima pronunciata e poi lasciata perdere al vento…Se non si passa ai fatti significa che le cose stanno bene così ai più, però poi non bisogna lamentarsi perchè la cosa inizia a diventare noiosa a livelli intollerabili…Vorrei ricordare che qualche annetto fa un ministro tedesco si dimise perchè in campagna elettorale mentì sui voti della sua laurea…i tedeschi non gliel’ avrebbero fatta passare…su cio che passa in Italia non mi pronuncio…
        Tornando al vero tema dell’articolo, che era la tassa sull’uso dell’auto da parte dei frontalieri e non della situazione italiana, mi sono già pronunciato…i frontalieri guadagnano delle cifre che in Italia si sogna, pagare una tassa irrisoria per avere la comodità di usare l’auto per andare a lavorare è una cosa che possono fare tranquillamente, devono pur risarcire le vittime dell’inquinamento che provocano…altrimenti usano i mezzi pubblici e nessuno li tassa….ma ai frontalieri piace la vita agiata, a loro piacciono i bei soldi svizzeri ma non piace farli girare laddove li guadagnano…
        Puo darsi che lei abbia ragione sul fatto che il Ticino abbia bisogno di importare i lavoratori, ma alllora chi vuole andare in Ticino è libero di farlo ma trasferisce la residenza in Ticino,facendo girare i soldi lì e contribuendo attivamente alla vita sociale ed economica. Lo trovo giusto ed il minimo da fare…

        • Lo dica ai 5.000 frontalieri che abitano in paesini di montagna in provincia di Verbania e che devono fare 50 km per raggiungere il posto di lavoro e devono usare la macchina perchè non ci sono mezzi pubblici.
          Ma la neccessità dell’ uso dell’ auto la questione della gratuità dei parcheggi e della moderazione dei pedaggi autostradali riguarda anche milioni di pendolari italiani che lavorano in Italia a molti km da casa. Chi invoca l’ uso dei mezzi pubblici e della bicicletta – sempre per gli altri, ma non per se – evidentemente non sa cosa sia il lavoro.

          • Mi sembra di aver scritto in Italiano eppure non mi si comprende:

            1) La Svizzera è libera di fare quello che vuole a casa propria, anche di tassare i frontalieri, nel modo che ritiene piu opportuno, a che non sta bene, la porta è alle dogana…

            2) Se vuoi la comodità di usare l’auto paghi…

            3) Se ti trasferisci in Ticino risolvi il problema, fai una cosa intelligente, fai girare i soldi a casa di chi te li da e partecipi alla vita di quel paese meraviglioso che è la Svizzera, Se dalla Svizzera vuoi solo i soldi allora stai zitto se ti tassano…

            Io so bene cosa vuol dire lavorare, lavoro da 15 anni ed in questi 15 anni sono sempre andato a lavorare con i mezzi pubblici o mi sono trasferito in funzione del luogo di lavoro…Se vuoi fare 50 km per guadagnare i bei soldi svizzeri allora paghi e stai zitto e sii consapevole che nessuno ti obbliga a fare 50 km, ti trasferisci e basta. Nei paesi civili si fa così e ci si trasferisce ogni volta che il lavoro lo richiede…Personalmente non ammetto scuse, ma con gli italiani questa è una battaglia persa in partenza

  2. L’unica misura efficace sarebbe una Lombardia (o Lombardo-Veneto?) sovrana e indipendente, con conseguente crollo delle tasse sui redditi (societari e non). Il resto é fuffa in quanto ogni sussidio costa, e Roma ha bisogno di oni EUR che trova (in Lombardia) come il pane.

    Sob sob.

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