La saga Crisanti-Zaia. Callegari, Partito dei Veneti: il tira e molla del governatore e i “dividendi politici da incassare”

di Corrado Callegari  – “Ho dei purosangue accanto che qualche volta ‘sgroppano’. Il dibattito nella comunita’ scientifica è sale della scienza”. L’altra sera a Cartabianca su Raitre il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, parlando delle recenti critiche mosse dal dottor Andrea Crisanti, ha chiuso la questione in due battute.

Ma è davvero così? Prima Crisanti sembrava essere il faro, il punto di riferimento della strategia vincente del governatore che ha fatto del Covid la prima bandiera da primo della classe, con evidenti benefici elettorali. Poi Crisanti è stato scaricato, questo è il termine migliore, ponendo davanti a tutti altri vertici della sanità pubblica veneta. Una figura troppo ingombrante per accelerare la ripartenza.

Era il 23 maggio e scoppia la prima bombetta. “Cristanti è arrivato dopo”. Questa frase i veneti se la ricorderanno perché l’affermazione di Luca Zaia anziché mettere fine a polemiche o riordinare ruoli e profili degli scienziati che fanno parte del successo veneto, pare aver innescato una nuova mina.

E infatti inizia un botta e risposta. Il virologo in una lunga chiacchierata con l’Adnkronos dà la sua versione dei fatti. “Mi sembra che si stia reinventando la storia per fini propagandistici. Da parte mia in questa squallida polemica non voglio entrarci nemmeno, io faccio il ricercatore”. Andrea Crisanti, responsabile del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova, parlando all’Adnkronos Salute si è infatti detto “veramente amareggiato” per quello che in queste ore è diventato un caso. Una battaglia mediatica che ruota intorno alla ‘paternità’ del modello Veneto sui tamponi per la diagnosi di Covid-19, risultato vincente nella gestione della fase 1 dell’emergenza coronavirus. “I tentativi di appropriarsi di qualcosa di non tuo sono meschini“, osserva Crisanti. “Evidentemente c’è un dividendo politico da incassare”.

Infine Crisanti, settimana scorsa inizia ad alzare il tiro sulla fase 3 di Zaia, dichiarando che il virus non è sparito e che la strategia del liberi tutti è pericolosa. E in una intervista il 19 luglio al Messaggero afferma:

«A un certo punto – dice  Crisanti al Messaggero – le esigenze politiche hanno prevalso sulle indicazioni della scienza. Era necessaria una comunicazione che invitasse a prudenza e responsabilità». A mancare, secondo Crisanti, è stato anche quel modello di contact tracing efficiente che aveva reso il Veneto l’esempio virtuoso da seguire. «La sorveglianza attiva era un concetto che avevo proposto io. Ora la maggior parte dei tamponi è stata fatta solo tra il personale sanitario, tralasciando completamente il territorio».

«Fino al 17 marzo le cose sono andate bene, poi lui è cambiato», ha sottolineato. «Evidentemente gli ha dato fastidio la mia popolarità e ha voluto attribuire ad altri meriti che non erano loro. Ma non voglio essere associato alle cose che stanno succedendo oggi, il Veneto sta seguendo una linea opposta a quella in cui credo».

L’ultima infine è di ieri.  “Sono stato letteralmente travolto da manifestazioni di stima e affetto e da incoraggiamenti ad andare avanti. E ho deciso che rimango nel Comitato tecnico scientifico” della Regione Veneto.  Il responsabile del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova ha deciso: “Andandomene era come se dovessi tradire una missione, l’impegno che avevo preso. Le mie parole sulla voglia di lasciare, diventate di dominio pubblico sui media, erano uno sfogo fra amici e mi sono stupito poi della reazione, del caos che è scaturito”, dice all’Adnkronos Salute.

Zaia può avere ancora bisogno di lui. Dopo la politica, torna la scienza?

E la saga continua.

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