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La “Pummarola secessionista” scatena il razzismo industriale

di GIANFRANCESCO RUGGERI

Si sa che la pummarola è sacra in larga parte di quell’informe e scalcagnata entità che si chiama italia. È un marchio di fabbrica, uno stile di vita, un simbolo caro e quasi sacro: cosa c’è di meglio che la pummarola ‘n coppa?

Qualche giorno fa la ditta Pomì, ovvero il Consorzio Casalasco del Pomodoro che ha sede in provincia di Cremona ha lanciato una campagna in cui spiega ai consumatori l’origine della materia prima che impiega, ovvero il pomodoro, che viene prodotta per il 75% in Lombardia, per il 20% in Emilia Romagna e per la quota restante in Piemonte e Veneto. Un messaggio di chiarezza corredato da una bella cartina e dalla rivisitazione delle storico slogan O così o Pomì, che è diventato Solo da qui. Solo Pomì. Oltre alla campagna pubblicitaria la Pomì ha introdotto un eccellente sistema di tracciatura, tanto avanzato da permettere al consumatore di scoprire per ogni barattolo che acquista quale è l’azienda agricola che ha prodotto i pomodori, basta inserire un codice nel sito della società.

È bastato questo perché dalla Maradonia partisse una sorta di caccia alle streghe con un via vai di lamentele, insulti, minacce di boicottaggio e un fuggi fuggi di scemenze e di malcelato razzismo, il tutto supportato da prestigiosi, si fa per dire, organi di stampa nazionale, e da politicanti locali con molto tempo da perdere. Una persona sana di mente resterebbe sbigottita chiedendosi perché tutto questo? Cosa ha fatto di male la Pomì? L’accusa è quella di utilizzare solo pomodori “padani”, badate bene che la Pomì non usa affatto questo termine, si è permessa soltanto di precisare che utilizza solo pomodori freschi dei soci del Consorzio Casalasco, che come tali sono coltivati nel cuore della Pianura Padana, ad una distanza media inferiore ai 50 km dagli stabilimenti di confezionamento: tanto basta per scatenare la feroce reazione dei pummaroli doc, che l’hanno accusata di produrre niente popodimeno che una famigerata pummarola padana, peggio una pummarola secessionista!

Due concetti, pummarola e secessione, che associati tra loro hanno evidentemente sconvolto i cavalieri del Sacro Ordine della Pummarola ‘n Coppa! Tutto ciò deve essere sembrato un sacrilegio, un’inconcepibile assurdità, come se Berlusconi gridasse viva Inter o andasse a letto con Cecchi Paone: da non credere, inaudito!

Ovviamente la Pomì non è animata da alcuna intenzione politica, secessionista o indipendentista, magari le aziende padane prendessero posizioni secessioniste! La Pomì voleva solo dare maggiori informazioni ai consumatori e tranquillizzarli, così come ha cercato di spiegare in un suo comunicato che ha accompagnato il lancio della campagna pubblicitaria: i recenti scandali di carattere etico/ambientale che coinvolgono produttori ed operatori nel mondo dell’industria conserviera stanno muovendo l’opinione pubblica, generando disorientamento nei consumatori verso questa categoria merceologica. Il Consorzio Casalasco del Pomodoro e il brand Pomì sono da sempre contrari e totalmente estranei a pratiche simili, privilegiando una comunicazione chiara e diretta con il consumatore. Per questo motivo l’azienda comunicherà sui principali quotidiani nazionali e locali, ribadendo i suoi valori e la sua posizione in questa vicenda. Si tratta di un atto dovuto non soltanto nei confronti dei consumatori, ma anche nel rispetto delle aziende agricole socie, del personale dipendente e di tutti gli stakeholders che da sempre collaborano per ottenere la massima qualità nel rispetto delle persone e dell’ambiente.

Il comunicato è stato vissuto persino peggio della campagna pubblicitaria, se l’utilizzo di soli pomodori “padani” poteva generare l’accusa di una pummarola secessionista con relativa lesa maestà di un simbolo sacro sotto certe latitudini, il comunicato ha fatto sì che nella Maradonia e dintorni si siano sentiti direttamente chiamati in causa. I mezzi di informazione, che non avevano notizie migliori da dare perché probabilmente erano a corto di vallette e veline che postano foto con le chiappe al vento, hanno addirittura parlato di una rivolta sul web contro la Pomì. C’è chi ha accusato la Pomì di speculare su un disastro ambientale di cui quel medesimo nord è altamente responsabile, unitamente alle forze camorristiche, alle istituzioni ed alle amministrazioni locali. C’è chi invece ha minacciato scrivendo: da meridionale vi ringrazio per avermi chiarito le idee sulla prossima azienda da boicottare.

Agli internauti si sono aggiunti i politiconi, l’assessore campano all’agricoltura Daniela Nugnes ha dichiarato che sono inaccettabili interventi in danno alle imprese agricole e alla Campania da parte della distribuzione nazionale per scelte che sembrano non supportate da dati scientifici e che mi auguro non siano motivate da mera speculazione. Notate, sono scelte non supportate da dati scientifici!

Segue il tweet di Caldoro presidente della Regione: pomodori al nord è solo marketing, il sapore dei nostri è un’altra cosa: sono migliori e controllati. Non perde l’occasione di dire la sua neppure la ministra dell’agricoltura, Nunzia de Girolamo che si dichiara sconcerta che una primaria azienda abbia sentito la necessità di specificare non solo che il suo pomodoro è italiano, ma che proviene da determinate regioni, quelle settentrionali. Il made in Italy è unico e indivisibile e se qualcuno pensa di andare sui mercati internazionali con un’identità di provincia appartiene a un mondo che non esiste più.

Secondo il Fatto Quotidiano il 4 novembre La Repubblica avrebbe addirittura tacciato la ditta di “razzismo industriale”: ho scoperto che esiste anche questo, il razzismo industriale. Poerì a nóter! Sono veramente rimasto allibito e sconcertato dalla violenza verbale e dalla sistematicità dell’attacco cui la Pomì è stata sottoposta per aver semplicemente detto che usa pomodori prodotti dai soci della cooperativa che sono tutti della zona, per essere stata chiara e trasparente. Questa storia dimostra però tante cose interessanti su cui riflettere:

1) il sistema sud sa sempre come fare quadrato, tutti gli abitanti della Maradonia hanno fatto sentire la loro voce, dal più pinco palla fino ai più importanti esponenti politici;

2) il sistema padano come al solito va in ordine sparso, così la Pomì è rimasta sola e nessuno dei nostri politici, opinionisti, buongustai ha speso una parola per difenderla da questa vergognosa e ignobile aggressione;

3) al sud esiste molta gente che non ha nulla da fare nella vita e passa il tempo cercando ogni pretesto buono per rompere le balle a chi in Padania ancora lavora, prova ne sia che qui da noi nessuno smetterebbe di lavorare se gli dicessero che il cacciocavallo o la mozzarella di Battipaglia sono fatti solo con latte della zona: chissenfrega!

4) la De Girolamo è evidentemente inadatta al ruolo che ricopre perché se lei rimane sconcertata perché una primaria azienda ha sentito la necessità di specificare non solo che il suo pomodoro è italiano, ma che proviene da determinate regioni, io, da addetto ai lavori, rimango sconcertato da questa sua dichiarazione che sconfessa il principio che sta alla base dei marchi DOP, DOC e IGT che sono la vera forza ed eccellenza delle produzioni agricole italiane e che prevedono un determinato e limitato areale di produzione, ad esempio ol Formai de Mut – DOP non è un generico formaggio italiano, ma può essere prodotto solo nell’alta Val Brembana. Ben venga chi caratterizza il suo prodotto, ben venga chi lo lega ad un territorio perché solo così si eleva la qualità e solo così si riesce ad esportare in un mondo globalizzato pieno di prodotti generici, insomma l’esatto contrario di quanto sostiene il ministro che dichiara se qualcuno pensa di andare sui mercati internazionali con un’identità di provincia appartiene a un mondo che non esiste più: dimettiti De Girolamo!

5) il patriottismo italico ha raggiunto livelli preoccupanti, se si è giunti a dichiarare che non solo l’italia è una e indivisibile bensì anche il made in Italy è unico e indivisibile: oh Signur!

6) la lamentela e il piagnisteo sono sempre lo sport nazionale del sud, campioni del mondo forever! Qualunque cosa capiti da Roma in giù è sempre colpa del nord, di un generico nord maligno, un nord tanto cattivo che gli manda solo 100 di miliardi di euro all’anno. Così se ci sono dei rifiuti smaltiti illecitamente al sud è tutta colpa del nord, di tutto il nord compresa la Pomì, che per solidarietà nazionale dovrebbe comunque compare dei pomodori campani, di tutto cittadini nordisti che sono dei meschini, degli “infami” solo perchè hanno paura di mangiare i pomodori della Maradonia, mentre invece per solidarietà nazionale dovrebbero mangiarne anche loro, ammalarsi anche loro, perché è colpa loro se i rifiuti sono seppelliti al sud. E non cambia nulla se uno faceva l’edicolante o lavorava all’aeroporto di Linate è comunque colpa sua, basta che sia del nord ed è colpevole! Per principio. Detto da quelli che per decenni si sono lamentati che non si deve fare di tutta un’erba un fascio, che al sud non sono tutti disonesti, fa veramente sorridere. Poi scopri che al sud non solo sono seppelliti rifiuti tossici, ma anche rifiuti nucleari e per fortuna nostra in Padania non ci sono centrali, quindi almeno qui siamo certi che non è colpa nostra, così si scopre che le scorie vengono da Germania e Austria. Allora ci si chiede, ma la colpa è di chi ha prodotto i rifiuti o di chi li ha smaltiti illegalmente?

In tutto questo la sola nota positiva viene dalla Pomì che ha solo voluto far bene il suo lavoro, essere trasparente e che, convinta delle sue scelte, non ha fatto retromarcia ma ha ribadito il concetto comunicando che non volevano offendere nessuno, ma solo garantire trasparenza. Ecco, in questo schifo di paese anche voler lavorare bene è un crimine, è un reato.

Non ho mai comprato i prodotti Pomì, ma ora lo farò, non certo perché consideri la loro pummarola secessionista, che idiozia, solo perché mi sembra che la Pomì sia un’azienda che cerca di fare bene il suo lavoro, un’azienda che non ha fatto nulla di male e che ha subito una ingiusta aggressione, una azienda della mia terra che fa lavorare quanti qui vivono, meridionali compresi, invece di importare pomodoro made in Cina. Per di più se guardiamo l’immagine diffusa dalla Pomì, il cerchio rosso posto tra Lombardia ed Emilia mi ricorda ben altro, più che l’origine dei pomodori, mi ricorda l’epicentro del terremoto che ha sconvolto proprio quelle zone, l’Emilia e il Mantovano. Insultare e boicottare persone che hanno patito una simile disgrazia e che vogliono solo lavorare bene è francamente vergognoso, ignobile, indecente, rivoltante, meschino e chi più ne ha più ne metta. Basta Italia!

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