La Padania: ecco cosa è e cosa non è

di GIANFRANCESCO RUGGERI

Cosa non è la Padania.

Parto dalla fine del titolo così da poter sgombrare subito il campo da un equivoco su cui spesso è volentieri in troppi indugiano e soprattutto speculano: la Padania non è un invenzione di Bossi, infatti non è merito suo né il nome Padania, né il concetto che sottende. Nel 1995 quando Bossi rilanciò il concetto Padania e lo fece conoscere al grande pubblico Guido Fanti sbottò: l’abbiamo inventata noi, 20 anni fa! In effetti nel 1975 Guido Fanti, allora presidente dell’Emilia Romagna, propose “l’idea di costituire un coordinamento con le regioni della Padania, cioè una lega di tutte le regioni che si attestano sul Po per rappresentare insieme un potere anche contrattuale nei confronti degli organi centrali di governo più forte di quello che non potesse essere la singola regione”. Stesso nome, stesso concetto e nel 1975 Bossi non aveva ancora iniziato a fare politica (leggi qua).

Prima ancora, nel 1963, è stato il mitico Gianni Brera nell’Invectiva ad Patrem Padum a rammaricarsi perché nel corso dei secoli non si era mai stati in grado di far nascere la “Padania”: da Venezia a Milano e su fino a Torino. Stesso nome, stesso concetto e nel 1963 Bossi andava ancora a scuola o almeno credo (leggi qua).

Nel 1910 il Professor Angelo Mariani dà alle stampe il suo “Geografia economico sociale dell’Italia” e divide la trattazione dell’argomento in tre parti distinte: Padania, Appenninia e Corsica. Stesso nome, stesso concetto e nel 1910 Bossi non era neppure nato. Ho personalmente effettuato una ricerca bibliografica (pubblicata sul numero 71 dei Quaderni Padani e scaricabile a questo link, rivenendo circa un centinaio di testi che parlano a vario titolo di Padania, testi che ovviamente sono stati editi prima del 1995, ovvero prima della riproposizione bossiana. Credo che quanto appena accennato basti per chiarire la questione: chi sostiene che la Padania sia un’invenzione di Bossi o è in malafede o non sa quel che dice e farebbe bene ad informarsi prima di parlare.

Cos’è la Padania.

La Padania è un’evidente ovvietà per gli stranieri ed è così da secoli, tutto il mondo sa che la Padania esiste, solo gli italiani e i padani autolesionisti si ostinano a negarla. All’estero da secoli hanno una visione chiara e netta della Padania, alcuni l’hanno semplicemente descritta, spesso con ammirazione, altri l’hanno combattuta, in tanti hanno cercato di sfruttarla, perché bella e ricca.

– La Padania era ben nota ai Romani che la chiamavano Gallia Cisalpina e l’hanno combattuta, soggiogata e abbondantemente tassata, primi di una lunga lista.

– La Padania è stata riconosciuta, ma rispettata da Carlo Magno, il quale dopo aver conquistato il regno longobardo, decise di rispettarne a tal punto nome, ordinamenti e leggi da farsi nominare non più solo Re dei Franchi, ma Re dei Franchi e dei Longobardi. Ciò ha permesso che ancora alla fine del 1300, ovvero sei secoli dopo, vi fosse in Padania chi dichiarava di vivere secondo la legge longobarda.

– In seguito con il nome di Regno Italia, la Padania è stata per secoli riconosciuta come una entità del Sacro Romano Impero, infatti, a dispetto del nome, quel Regno d’Italia era composto dalle regioni padane più la Toscana e poco altro.

– L’imperatore Federico Barbarossa si è ben accorto, a sue spese, che la Padania esiste, lo prova non tanto la battaglia di Legnano, quanto la dieta di Costanza del 1183.

– Federico II, il tanto decantato stupor mundi, nonché nipote del Barbarossa, non avendo tratto insegnamento della vicende del nonno, rimase molto stupito nel constatare di persona la concreta consistenza della Padania.

– Nel 1311 l’imperatore Arrigo VII lascia la Germania con l’intenzione ufficiale di pacificare la Val Padana. Per attuare il suo compito decide di istituire un Vicariato Imperiale di Lombardia e tra le prime quattro città chiamate a contribuire al mantenimento del vicariato vi sono Genova, Milano, Venezia e Padova. È evidente che a quel tempo il nome Lombardia nulla aveva a che vedere con l’attuale regione, storicamente si chiamava Lombardia ciò che oggi si chiama Padania; tra i mille esempi che si possono portare a conferma di questo fatto si pensi all’Anonimo Genovese che sulla fine del 1200 definisce la sua città “porta di Lombardia”.

– Nel 1327 arriva un altro imperatore tedesco, Ludovico il Bavaro, anche lui cercherà di costituire un analogo Vicariato di Lombardia.

– Nel 1330 Papa Giovanni XXII e Filippo VI re di Francia pensano anche loro di porre fine alle lotte interpadane e alle periodiche visite degli imperatori tedeschi a caccia di soldi, ipotizzando l’occupazione definitiva della Lombardia, leggasi Padania, da parte francese e la creazione di una monarchia vassalla al regno di Francia.

-Il progetto non parte neppure, perché nello stesso anno Giovanni di Boemia li brucia sul tempo e prova egli stesso a creare un regno lombardo, ovvero ad unificare la Padania.

– La Lombardia, intesa come Padania, è ancora una chiara evidenza secoli dopo, quando diviene un leit motive della letteratura di viaggio. Nella prima metà del ‘700 Joseph Jérome de Lalande scriveva nelle sue memorie di viaggio che “Cette plaine de Lombardie qui s’étend depuis Turin jusqu’à Rimini & Venise, sur une longueur de 90 lieues est la plus vaste, la plus délicieuse, & l’une de plus fertiles qu’il y ait en Europe“. Di analogo parere è Montesquieu secondo cui la Lombardia, leggasi Padania, è la plaine, la plus délicieuse du monde e comprende, sempre a suo dire, le Piémont, le Milanois, l’État Vénetien, Parme, Modène, Mantoue, le Bolonois et le Ferrarois.

– La Padania è presente pure nella mente di Napoleone I. Nonostante le sue smanie di grandezza, Napoleone crea la Confederazione del Reno, una confederazione di stati tedeschi, e allo stesso tempo crea un Regno di Italia, che nuovamente si chiama d’Italia, ma che ancora una volta è fatto dalle sole terre padane con l’eccezione di Piemonte e Liguria direttamente annesse alla Francia. Ovviamente è uno stato vassallo, per di più privo delle sue terre occidentali, ma è importantissimo notare come nella mente da conquistatore di Napoleone i Padani siano sullo stesso piano del Tedeschi ed abbiano diritto ad un loro stato unitario.

– La Padania è ben chiara anche nella mente del nipote Napoleone III, che nel 1858, a Plombiers, ne sottoscrive il diritto ad esistere come stato autonomo.

– Concetti noti e ben chiari all’estero anche ai giorni nostri tanto che nel 1968 l’insigne linguista Gerhard Rohlfs scrive in un suo testo che “per Lombardi non si intendevano solo gli abitanti della attuale Lombardia, ma la popolazione di tutta l’italia padana. E Lombardo era il nome che era dato in quei tempi a quella lingua volgare che ivi stava per costituirsi in lingua indipendente e koiné letteraria al pari del catalano e del portoghese in opposizione al volgare toscano”. Continua poi aggiungendo che “Molto tempo prima dell’influsso poetico esercitato da Dante e Boccaccio, nell’Alta Italia si era sviluppata una koiné padana, di tipo lombardo-veneto, di ampio uso letterario. Nel corso del duecento questa koiné era già sulla via di assurgere a lingua letteraria nazionale. Essa veniva già sentita, e non di rado, come una lingua romanza indipendente, allo stesso livello delle lingue francese e toscana”. Ulteriore testimonianza dell’esistenza della Padania e come se non bastasse questo pezzo tappa anche la bocca a quanti vanno blaterano che negli ultimi 2000 anni non vi è mai stata una lingua unitaria o una koiné padana.

La Padania, oltre ad essere un’evidente ovvietà per gli stranirei, è qualcosa che tutti i padani hanno fortemente voluto e a lungo cercato nel corso della storia.

– La Padania l’hanno cercata i lombardi, nel senso attuale del termine, infatti nel 1402 Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, è signore di quasi tutta la Padania, controlla Milano, Genova, Bologna, buona parte del Piemonte, dell’Emilia – Romagna, del Veneto, oltre a tutta l’attuale Lombardia e al Canton Ticino e si sta preparando a conquistare anche Firenze, dove si diffonde il panico e dove da sempre si ordiscono trame e alleanze per impedire la nascita di uno stato padano. La Padania è a un passo, ma il duca muore improvvisamente e il progetto sfuma.

– La Padania l’hanno fortissimamente voluta i veneti, prima sono stati i della Scala a brigare per ottenere il titolo di Re di Lombardia, leggasi Padania, poi è stata la volta di Venezia che alla caduta dei Visconti, ottenute Lodi e Piacenza, è stata ad un passo dall’impossessarsi di Milano e del suo Ducato, che purtroppo è invece caduto nelle mani di Francesco Sforza.

– Neppure i Piemontesi mancano all’appello, infatti prima di farsi prendere dalle fregole unitarie del 1860, solo 2 anni prima firmano gli accordi di Plombiers. Il regno dell’Alta Italia, di cui vogliono la nascita, altro non è che la Padania e Massimo d’Azeglio lo dice chiaramente nelle sue lettere: contentiamoci di fare uno stato sul Po!

– Infine arrivano gli emiliano-romagnoli del già citato presidente Guido Fanti che nel 1975 ripropongono il concetto di Padania.

Più recentemente, dalla seconda metà degli anni ’90, la Padania l’abbiamo voluta un po’ tutti , per di più tutti assieme, ma allora perché oggi tra gli autonomisti alcuni negano l’esistenza stessa della Padania? La stragrande maggioranza di costoro ha un passato da leghista, piccolo o grande comunque ce l’ha ed è un esperienza che si è chiusa male, così per loro negare la Padania significa continuare la battaglia contro Bossi che ritengono, a torto, l’inventore della Padania. È un comportamento umanamente comprensibile, ma assolutamente dannoso per tutti noi e persino irrazionale, è come negare l’esistenza di Dio solo perché non si sopporta il parroco del paese: neppure Peppone è arrivato a tanto!

La vera colpa di Bossi e della Lega è di aver riproposto il nome Padania, senza averle dato dei contenuti, senza aver spiegato cos’è e cosa non è la Padania, lasciando il gravoso compito di farlo sulle spalle del solo Oneto e della Libera Compagnia Padana.

La Padania infatti non è un argomento politico, è il secolare desiderio di tutti noi, lasciarne l’esclusiva a Bossi è il più grave errore che gli autonomisti possano fare. Unici ad averlo capito sono quelli dell’Unione Padana, tutti gli altri si sono rifugiati nell’indipendentismo regionale, confinato entro i limiti delle regioni amministrative italiane, gabbiette stabilite da Roma per finalità statistiche, per nulla rispondente alle identità che si vorrebbero tutelare o rendere autonome. Non per niente Novi Ligure è in Piemonte, i Veneti sono sparpagliati tra tre regioni, destino analogo tocca ai Lombardi e i Romagnoli, privi di ogni riconoscimento, sono divisi tra Emilia e Marche. A tutti gli indipendentisti amministrativo-regionali chiedo, why did you exchange a walk on part in the war, for a lead role in a cage?

Il vero spirito che anima la Padania ce lo svela ancora una volta Gianni Brera: “Ho scritto e penso tutt’ora che l’Italia non sia mai nata, perchè Po non era un fiume, altrimenti Venezia l’avrebbe risalito più in forze – dico con navi idonee – e avrebbe sottratto la Padania alle ricorrenti follie papaline e alemanne del Sacro Romano Impero, avrebbe avuto sufficienti derrate alimentari, ineguagliabili artigiani del ferro e tessitori di lana e di seta raffinatissimi; avrebbe avuto ottimo vino da esportare in tutta Europa e sarebbe stata la più ricca nazione del mondo. Invece si è sempre inghiaiata a valle di Cremona e non ce l’ha mai fatta a sottomettere Milano e le altre verdi contrade padane fino a Torino…

Brera era nato a San Zenone Po in provincia di Pavia, terra lombarda di confine e forse per questo incarna l’essenza più profonda della Padania, infatti da lombardo doc, che pure profuma di Emilia, di Piemonte e di Liguria si rammarica per non essere stato conquistato dai Veneziani: sarebbe così nata la Padania.

Altro che Padania Milano-centrica e simili idiozie, che non hanno fondamento alcuno, questo è il vero spirito della Padania: faccio il tifo perché il mio vicino padano mi conquisti e ci liberi tutti! Bello, persino commovente, ma forse invece di tifare per il vicino padano è bene che i padani imparino a collaborare tutti assieme, allora si che la Padania sarà.

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