I “BARBARI SOGNANTI” GUARDANO A VERONA. A BERGAMO E’ “PACE”

di GIANLUCA MARCHI

La riunione del consiglio nazionale della Liga Veneta-lega Nord, a Padova, ha cristallizzato la posizione del consiglio federale del Carroccio contrario alle liste civiche personali, quindi anche a quelle di Flavio Tosi a Verona. Così parlò Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali del Carroccio. E come poteva essere diversamente visto che qualche ora prima, a non molti chilometri di distanza, cioè a Sarego, in provincia di Vicenza, a margine della seduta del cosiddetto Parlamento Padano, Umberto Bossi aveva sibilato: «Non mi pare che Tosi possa presentare una lista civica con il suo nome. Sarebbe danneggiare la Lega. Da Miglio in poi – aggiungeva il Senatur – abbiamo sempre evitato le correnti perché ci farebbero diventare un partito come gli altri». Dunque? La logica conclusione: «A Verona ci sarà solo la lista della Lega Nord» .

Ma l’uscente sindaco di Verona non sembra proprio convinto di mettersi allineato e coperto. E infatti dopo il Consiglio nazionale patavino ha dichiarato: «Non ho deciso ancora nulla. Ci si parla, si ragiona e alla fine trarrò le conclusioni». E ha indicato nel Consiglio Federale il luogo dove discutere e risolvere certe questioni come la sua. Nel corso della non facile giornata  Tosi si era comunque lasciato andare a una riflessione che la dice lunga sullo stato del Carroccio. Le ragioni di un no da parte della Lega ad una sua lista personale a Verona «non c’entrano niente con queste amministrative. I motivi sono altri  e sono legati a tensioni interne: c’è il congresso nazionale in vista». Poi ha cercato di rammendare un po’ negando che vi siano due anime nella Lega Nord, e tuttavia ammettendo che “qualcosa è cambiato”.

Come finirà dunque la vicenda di Verona? Tosi dovrà accontentarsi di vedere, a fianco della Lega, liste civiche oppure forzerà la mano e proporrà, come cinque anni fa, la Lista Tosi, essendo convinto che questa presenza sia la condizione necessaria per vincere le elezioni scaligere senza l’appoggio del Pdl?

A parere di diversi osservatori Tosi forzerà la mano e farà scendere in campo anche la lista col proprio nome. Ne va della sua immagine, essendosi esposto parecchio su tale fronte nelle ultime settimane. Ma ne va anche della necessità di segnare un punto a vantaggio dei maroniani, visto che Tosi è l’esponente di maggior visibilità di quest’area subito dopo l’ex ministro e che entrambi hanno siglato un patto a tutti evidente fin da sabato della scorsa settimana quando Maroni ha benedetto la convention elettorale dell’amico sindaco.

La partita elettorale di Verona si interseca poi con quella per la segreteria della Liga Veneta, dove Tosi dovrebbe sfidare il bossiano Gianpaolo Gobbo, che dopo quasi quindici anni di guida non ha nessuna intenzione di mollare la “carega” all’origine di tutte le sue fortune poliche. Fu issato alla segreteria dopo la fuoriuscita di Fabrizio Comencini e di tutto il gruppo consiliare alla Regione Veneto. Gobbo traccheggiò per un notte, indeciso se andarsene con colui che aveva portato a Liga a risultati straordinari, ma non sopportava il predominio lombardo, oppure se restare unico e solitario con Bossi.  Il mattino successivo alla notte dei lunghi coltelli Gobbo rimase nella Lega-Liga e da là, professando la propria fedeltà assoluta a Bossi, cominciò la sua irresistibile ascesa.

E’ comprensibile, per un uomo di potere come lui, che la eventuale perdita della segreteria venga vista come il fimo negli occhi, tanto più che sarebbe a vantaggio di un astro in rapida ascesa come Tosi. Per cui la battaglia in vista del congresso nazionale veneto sarà senza esclusione di colpi.

E il primo dei colpi, ai danni di Tosi però, sarebbe quello di negargli la presenza della lista a sua nome alle amministrative del 6 e 7 maggio prossimi. C’è chi vede, dietro tale diniego, una nemmeno troppo sottile strategia da parte di chi, tutto sommato, non vedrebbe un male assoluto l’eventuale sconfitta di Tosi nella corsa a un secondo mandato da sindaco di Verona. Sarebbe uno scivolone che potrebbe complicare la corsa alla segreteria della Liga.

Fantapolitica? Può essere, ma nella Lega di questi tempi, divisa in lotte per bande nonostante in tanti si affrettino a negarlo,  tutto è possibile. Persino che qualche maroniano non veda con grande entusiasmo il prepotente rafforzarsi proprio di Tosi.

Sull’altro fonte, quello di Tosi e Maroni, la partita di Verona è altrettanto decisiva per le motivazioni esattamente contrarie: se il sindaco uscente riconquista la sua città senza l’ingombro del Pdl si rafforza la linea nazionale indicata da Maroni con la fine, da qui in avanti, di ogni alleanza con i berluscones, e per lo stesso Tosi  si spalanca la corsa verso la segreteria della Liga Veneta. E il Veneto, nel disegno di invasione della Lega Nord da parte dei “barbari sognanti”, è una roccaforte fondamentale. Per tutto questo Maroni e Tosi non possono permettersi di perdere Verona e hanno bisogno della Lista Tosi per non correre tale rischio.

E INTANTO A BERGAMO “PACE E’ FATTA” TRA BOSSI E MARONI

(ecodibergamo.it) – Standing ovation del Centro congressi strabordante, sabato sera 4 febbraio, sia per Umberto Bossi sia per Bobo Maroni. Sorrisi e canzoni (da Van De Sfroos agli U2) per la «pax bergamasca» tra i due. Accanto, sul palco, c’è il padrone di casa Roberto Calderoli. Le acque interne sono tornate serene, dicono i big del Carroccio, e quindi il bersaglio è ancora una volta il governo Monti.

«Entro il 15 “go home”, a casa lui e chi lo sostiene», è categorico Calderoli. Mentre sul fronte regionale c’è una tregua: «Per adesso si va avanti con Roberto Formigoni», è il dietrofront del segretario federale, che in piazza Duomo aveva minacciato di staccare la spina al Pirellone.

Il tema del rapporto con il Pdl è altalenante per tutta la serata. Se dal senatore ex ministro della Semplificazione normativa partono le bordate («Il Pdl non sa cosa gli capita se prova a candidare un siciliano a casa nostra»), più soft i toni dell’ex titolare del Viminale, ricordando quello che il segretario provinciale Cristian Invernizzi definisce il «bunga bunga contro le mafie». «Ora noi e il Pdl siamo su sponde opposte, e noi siamo su quella giusta – afferma Maroni –. Ma da ministro ho sempre avuto un sostegno leale da parte di Berlusconi e del suo partito, con i quali abbiamo ottenuto i più grandi successi di questo Paese contro le mafie. Spero che Berlusconi si ravveda e capisca il danno che sta facendo. In ogni caso noi andremo avanti per la nostra strada, con la forza e il coraggio delle nostre idee e del nostro programma. Risolte le nostre questioni – Maroni mette a tacere ancora una volta le polemiche – siamo pronti a partire all’attacco per far vincere la Lega sotto la guida del suo grande capo Bossi».

Si batte il tasto dei lavoratori («Al governo abbiamo tirato un altro trabocchetto, in Parlamento dovranno dire cosa pensano dell’articolo 18, se stanno con la Marcegaglia che li ha messi lì oppure no») e delle pensioni («Il ministro Fornero ha pianto presentando le riforme, ma non sa cosa vuol dire avere pensioni da pianto»). Si fa un excursus sulla legge elettorale: «Se vogliono toccarla per far fuori la Lega, ricordiamo agli alleati che dopo essere stati in piazza Castello a protestare, c’è anche piazzale Loreto». «Padania libera» Con il primo obiettivo della «Padania libera» (o dell’«Europa dei popoli», come la chiama Andrea «Gibo» Gibelli, attuale vice di Formigoni, ma presentato dai suoi come «il vero presidente della Regione Lombardia»), refrain intonato dalla platea con un più sporadico «Secessione».

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