La macroregione è l’unica via

di Giulio Gusmini – Ci apprestiamo a vivere giorni difficili. La crisi sanitaria passerà e noi ci troveremo a fare i conti con la più grande crisi economica dai tempi del dopoguerra. Le prime stime già indicano un Pil a -9%. Chiuderanno aziende, molte persone rimarranno a casa. La struttura del paese Italia che già si basava su fragili fondamenta verrà probabilmente spazzata via. E questo porterà inevitabilmente a dei grandi cambiamenti, sia a livello europeo, ma soprattutto a livello nazionale. E’ la storia ad insegnarcelo. A grandi crisi seguono sempre grandi cambiamenti.

Gli attacchi a cui stiamo assistendo ormai quotidianamente al sistema delle autonomia non è nient’altro che lo specchio della situazione che verrà. Uno stato che cercherà di abbattere quel poco che rimane delle autonomie locali, per cercare di mantenere il carrozzone sul quale si regge.

A questo punto la domanda. Perché la Macroregione del Nord è l’unica via?

Prima di tutto perché è un’arma di difesa verso queste pulsioni accentratrici. Infatti una Macroregione del Nord , costituita dalla federazione delle 5 regioni a statuto ordinario ( Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) , nel momento in cui ci si troverà a trattare con Roma avrà un potere contrattuale estremamente superiore che se fosse ogni singola regione. La Macroregione del Nord rappresenterebbe 25 milioni di abitanti e quasi il 40% del PIL dell’intero paese.

C’è sicuramente chi rimarcherebbe le differenze interregionali della Macrorecione (come a dire che i veneti hanno poco a cui spartire con piemontesi o lombardi).E’ innegabile che ci siano come è altrettanto innegabile che ci siano differenze anche all’interno delle singole regioni ( Bergamo e Brescia, Savona e Genova, Vicenza e Padova ecc). L’Italia è il paese dei mille campanili.

Tuttavia, come diceva Gianfranco Miglio il Nord rappresenta un’entità socio-economica omogenea. Come lo sono il centro e il sud dell’Italia. Si dovrà passare sopra queste differenze interregionali in nome della real politik, dell’opportunità politica, di un bene superiore che accomuna tutti: la difesa contro il neo centralismo di Roma.

Un’altro motivo fondamentale è la FATTIBILITA’ del progetto. L’art 132 della costituzione enuncia: “Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse” inoltre come forma intermedia l’art 117 comma 8 prevede “la possibilità che la legge regionale ratifichi le intese tra Regioni tese ad un migliore esercizio delle funzioni anche attraverso l’istituzione di organi comuni”. Insomma, questo permetterebbe di rimanere nel solco della costituzione e nella legalità.

Capisco che chi spinge su più strumenti più estremi come la secessione o l’indipendenza potrebbe non essere d’accordo. Tuttavia abbiamo la fortuna di trovarci di fronte ad un esempio storico: la Catalogna. Lì nemmeno un moto con una fortissima spinta popolare è riuscita ad ottenere alcunché sul tema dell’indipendenza. E hanno alle spalle secoli di lotte contro lo stato centrale . Anzi, tra fughe in esilio e incarcerazioni, si sono visti privare della poca autonomia che avevano. E’ il realismo che ci dice che in Padania qualcosa di simile è impossibile, o per lo meno altamente improbabile.

La fortuna della Macroregione del Nord è che non dobbiamo inventarci niente, è Miglio a segnarci la strada.

Nel meridione già da mesi circolano iniziative anche a livello istituzionale per la realizzazione di un referendum per la costituzione della Macroregione del Sud. E questa è un’occasione. Unendo la nostra iniziativa per la Macroregione del Nord si potrà arrivare ad un sostegno popolare importante.

Quindi il mio auspicio è che da oggi i nordisti remino nella stessa direzione. Non è più il tempo degli individualismi e delle differenze. E’ il tempo del cambiamento. Perché il cambiamento è inevitabile. Dobbiamo solo scegliere come.

Questa è l’unica via. L’unica via che ci permetterà di evitare un nuovo centralismo nazional-fascista. La Macroregione del Nord.

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1 Comment

  1. La MacroRegione Indipendente del Nord che io immagino é costituita da Veneto, Friuli, Lombardia, Piemonte, Liguria unico confine ben delimitato e sorvegliato per cielo per terra e per mare con propria classe politica ed economica che va a interloquire con i vertici di quella che sarà la Nuova Europa

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