La Lombardia ha subìto 500 miliardi di “rapina fiscale” . Sveglia!

di GIANLUCA MARCHI

“La Lombardia è oggetto della più grande rapina fiscale mai verificatasi nella storia dell’umanità”. E’ una frase che il professor Marco Bassani – candidato indipendente nelle liste di Fid al Consiglio regionale della Lombardia (collegio di Milano), sostenuto anche da Unione Padana e dal nostro giornale – va ripetendo da settimane e sulla quale insiste in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Qualche dato perché i cittadini della mia regione – per i quali, ahimè, vale più che mai il fatidico appellativo della “barca di cujuni” – possano rendersi conto di ciò che parliamo: negli ultimi dieci anni alla Lombardia sono stati “rapinati” dallo Stato italiano circa 500 miliardi di euro (probabilmente una stima in difetto, ma vogliamo essere buoni!), soldi pagati dai cittadini lombardi attraverso le tasse e che hanno preso la strada di Roma senza più tornare indietro sotto nessuna forma. Dove siano finiti non si sa bene, ma si tratta di una somma che, se fate due conti, corrisponde a un quarto del debito pubblico italiano, pari a 2 mila miliardi di euro. Col contributo estorto ai lombardi il debito pubblico italiota avrebbe dovuto essere quantomeno più contenuto, invece no: dal mese di novembre 2011 a oggi è cresciuto all’incirca di altri 100 miliardi di euro.

A seguito di questa vera e propria rapina fiscale, attuata grazie alla violenza dello Stato italiano, una violenza messa in atto non con l’invio dei carrarmati ma con effetti non molto diversi, la Lombardia sta decadendo e il suo tessuto economico sta morendo con una rapidità che nessuno ci vuole raccontare. L’area metropolitana di Milano, considerata dalle statistiche l’undicesima zona più ricca del mondo, sta progressivamente perdendo terreno e nel giro di poco tempo è destinata a sprofondare verso la centesima posizione.

Secondo i dati di Assolombarda la tassazione nella nostra regione ha raggiunto il 68%. Senza questa continua rapina la Lombardia prospererebbe. Sarebbe come la Svizzera. Anzi, meglio della Svizzera. Invece annaspa, sta affogando, gli imprenditori che possono vendono o chiudono. Quelli che invece si intestardiscono a voler continuare a lavorare si vedono costretti a guardare oltreconfine e a portare fuori le proprie aziende: negli ultimi mesi il flusso verso il Canton Ticino s’è intensificato in maniera esponenziale. E qui da noi rischia la desertificazione.

Come ci spiega Bassani, in un regime democratico dove prevalgono i liberali classici il 30% del pil di un territorio si trasforma in spesa pubblica. Dove prevalgono i socialisti (per stare alle due grandi famiglie politiche europee) la quota di spesa pubblica sale al 50% per andare anche oltre. In Lombardia da anni la spesa pubblica è inchiodata al 40% del Pil, quindi una via di mezzo, e nessun partito o governante è stato in grado e sarà in grado di modificare questo rapporto anche di un solo punto. Perché? Per il semplice fatto che la parte restante di quanto viene prelevato dal lavoro dei lombardi, i quali pagano mediamente il 55-60% per avere indieto il 40%, “deve” andare a Roma per non tornare più indietro. Giusto per fare un esempio in Calabria la spesa pubblica è pari al 78% del Pil regionale, ma ai calabresi lo Stato prende, sotto forma di tasse, molto meno di quel 78%, quindi la differenza deve arrivare da qualche altra parte. Lascio a voi immaginare da dove…

In sostanza, noi cittadini lombardi veniamo tassati come se vincessero sempre i socialisti, ma otteniamo riversata sul territorio una spesa pubblica come se vincessero sempre i liberali classici. In altre parole siamo cornuti e mazziati: paghiamo sempre le tasse più alte, ma otteniamo in cambio la spesa pubblica più bassa.

I nostri soldi spariscono da sempre in un calderone che nessuno ha mai voluto e potuto modificare. Se aggiungiamo alla Lombardia le altre regioni che pagano di più rispetto a ciò che ottengono in cambio, cioè Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, tutte insieme esse raggiungono circa un terzo della rappresentanza politica nazionale (deputati e senatori in Parlamento). E con un terzo della rappresentanza politica, cioè pur sempre una minoranza anche se si mettessero insieme tutti i deputati e i senatori dei vari colori, non si riuscirà mai a cambiare le cose.

Per poter dire basta a tale rapina i lombardi devono prima di tutto prendere coscienza della propria forza. Come? Magari avendo la possibilità, in tempi non troppo lunghi, di mettere nell’urna una scheda con un sì o un no a favore della prorpia sovranità e indipendenza. Se riusciremo a mandare Marco Bassani in Consiglio regionale, state certi che quello del referendum sarà il suo chiodo fisso dal giorno dopo la sua elezione.

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