La Lombardia chiede “burokrazia zero”. E l’autodeterminazione?

di GIULIO ARRIGHINI*

Quando la politica genera risvegli, è sempre utile cercare non solo di capire ma anche di sostenere le ragioni di chi sta dalla parte del popolo.

La notizia è che il consiglio regionale lombardo ha approvato all’unanimità la mozione che chiede alla Giunta di intervenire presso il governo per consentire a Regione Lombardia di entrare a far parte delle ‘zone a burocrazia zero’.

Di pelle, la prima esclamazione che viene da pronunciare è: che bello, finalmente qualcosa per la nostra terra. E tutti a metterci sopra il cappello. La prima firmataria, della Lega, della mozione, poi l’altra firmataria, della Lista Maroni… Tutti giustamente legittimati a sentirsi padri costituenti della burocrazia zero.

La sostanza della richiesta è che le zone zero come la Coca Cola “accelerano lo svolgimento degli adempimenti burocratici, garantendo il silenzio-assenso decorsi 30 giorni dall’avvio dei procedimenti amministrativi ed alcuni vantaggi fiscali”.

Considerando che molte imprese comasche e lombarde vanno a Chiasso, ma considerando anche che si tratta soprattutto, per il Ticino, di servizi più che di attività produttive, la mozione fissa un principio più che un atto di  diffusa pratica. Non solo. Deve decidere Roma, è ancora Roma che ha il pallino in mano. Voi ve lo vedete il governo Letta dire: aspetta, va che adesso creo una fascia di frontiera, al Nord, dove le prefetture non contano niente, dove l’agenzia delle entrate non conta niente, dove non ci sono adempimenti per fare in fretta? No, non ce lo vediamo proprio.

Figuriamoci a dire: scusa, Letta, è vero che ci fai tenere il 75% delle tasse? (ammesso che il Pd e il Pdl sostengano questo illusionismo politico, numericamente irrealizzabile, perché con 18 consiglieri si fa una squadra di pallone e quattro riserve).

Un governo poi che sottorappresenta il Nord non concede, toglie.

E fin qui, meglio spegnere gli animi allegri, illudendosi che Roma concederà benevolmente al consiglio regionale lombardo questo snellimento di procedure.

Bene. Ma ci resta una domanda fondamentale da fare a questo consiglio regionale, alla sua lista della Lega Nord e a quella che rappresenta il presidente.

Noi vogliamo innanzitutto l’autodeterminazione della Lombardia, non concessioni ancora una volta da chiedere alla Capitale. Una mozione è un chiedere scusa per il disturbo perché un governo che sottorappresenta già numericamente il Nord, che non riforma la riforma Fornero, che discute di ius soli, che alza l’Iva,  non si impegnerà mai per la libertà del Nord.  Il Nord per qualcuno è un punto cardinale, non un’identità. Per noi è tutto.

E come mai, allora, in  tutta la Lombardia, solo nella Provincia di Brescia, Indipendenza Lombarda è riuscita a far impegnare la giunta e il presidente a sostenere quella raccolta di firme per l’autodeterminazione della Lombardia? Per un referendum che interpelli il popolo?

Come mai, a otto mesi dal suo insediamento, la Giunta regionale si impegna solo a chiedere di togliere un po’ di carte a chi vuole aprire un ufficio a Chiasso? E’ vero che le rivoluzioni si fanno dal basso, e con la politica dei piccoli passi. Allora attendiamo che maturino le nespole, cari consiglieri. Meno di così è pari giusto a zero.

*segretario Indipendenza Lombarda

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