La lettera di 1000 sindaci a Draghi: Resta

All’inizio erano solo 11 sindaci a scrivere una lettera aperta sulla crisi di governo in atto. Poi col passare delle ore sono diventati più di mille. “Con incredulità e preoccupazione – scrivono i primi cittadini – assistiamo alla conclamazione della crisi di Governo generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza. Le nostre città, chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso ad uno sforzo inedito per il rilancio economico, la realizzazione delle opere pubbliche indispensabili e la gestione dell’emergenza sociale, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilità, serietà”. “Il Presidente Mario Draghi – si legge ancora – ha rappresentato fino ad ora in modo autorevole il nostro Paese nel consesso internazionale e ancora una volta ha dimostrato dignità e statura, politica e istituzionale. Draghi ha scelto con coraggio e rigore di non accontentarsi della fiducia numerica ottenuta in aula ma di esigere la sincera e leale fiducia politica di tutti i partiti che lo hanno sostenuto dall’inizio. Noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo”.

“Allo stesso modo chiediamo – aggiungono – con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento che hanno dato vita alla maggioranza di questo ultimo anno e mezzo di pensare al bene comune e di anteporre l’interesse del Paese ai propri problemi interni. Queste forze, nel reciproco rispetto, hanno il dovere di portare in fondo il lavoro iniziato in un momento cruciale per la vita delle famiglie e delle imprese italiane. Se non dovessero farlo si prenderebbero una responsabilità storica davanti all’Italia e all’Europa e davanti alle future generazioni”. “Ora più che mai abbiamo bisogno di stabilità, certezze e coerenza per continuare la trasformazione delle nostre città perché senza la rinascita di queste non rinascerà neanche l’Italia”, si conclude la lettera aperta, firmata inizialmente da Luigi Brugnaro sindaco di Venezia, Marco Bucci sindaco di Genova, Antonio Decaro sindaco di Bari – Presidente ANCI, Michele De Pascale sindaco di Ravenna – Presidente UPI, Giorgio Gori sindaco di Bergamo, Roberto Gualtieri sindaco di Roma, Stefano Lo Russo sindaco di Torino, Dario Nardella sindaco di Firenze – Coordinatore città metropolitane, Maurizio Rasero sindaco di Asti, Matteo Ricci sindaco di Pesaro – Presidente ALI, Beppe Sala sindaco di Milano.

La carica dei mille sindaci per Mario Draghi potrebbe rappresentare la chiave per convincere il premier a rivedere la sua scelta di dimettersi. Si dice convinto il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, che dell’appello e’ uno dei firmatari. “Siamo piu’ di mille”, esulta Ricci. Ma oltre a essere tra i piu’ partecipati, l’appello dei sindaci e’ anche quello piu’ discusso. L’iniziativa, di cui si e’ fatto capofila il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e’ stata lanciata sul web con queste parole d’ordine: “Con incredulita’ e preoccupazione assistiamo alla conclamazione della crisi di Governo generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza. Le nostre citta’, chiamate dopo la pandemia e con la guerra in corso a uno sforzo inedito per il rilancio economico, la realizzazione delle opere pubbliche indispensabili e la gestione dell’emergenza sociale, non possono permettersi oggi una crisi che significa immobilismo e divisione laddove ora servono azione, credibilita’, serieta’”.

La presa di posizione ha sollevato le perplessita’ di Fratelli d’Italia. “Mi chiedo se tutti i cittadini rappresentati da Gualtieri, Sala, Nardella o da altri sindaci e presidenti di Regione che si sono espressi in questo senso, condividano l’appello perche’ un governo e un Parlamento distanti ormai anni luce dall’Italia reale vadano avanti imperterriti, condannando questa Nazione all’immobilismo solo per garantire lo stipendio dei parlamentari e la sinistra al governo”, sottolinea Meloni.

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