La Legge di stabilità… stabilisce che in Italia non ci sono speranze

di CLAUDIO ROMITI

Al di là del guazzabuglio di provvedimenti contenuti nella cosiddetta legge di stabilità appena licenziata dal Consiglio dei ministri, una volta detta manovra finanziaria, sul piano sistemico il quadro generale non appare mutato di una virgola. E se qualcuno sperava che almeno blandamente si tentasse di invertire la tendenza in atto, andando nella riduzione del peso complessivo di uno Stato sempre più ladro è rimasto molto deluso.

Il governo del volpino Letta ha messo in piedi un dispositivo ponderoso nel numero e nella complessità dei vari provvedimenti, ma sostanzialmente basato sulla solita partita di giro tra finti tagli di spesa e ulteriori “ritocchini” al rialzo delle tasse il cui risultato finale è probabile che sarà sfavorevole al popolo dei pagatori. D’altro canto, dopo decenni di crescente espansione del cosiddetto deficit-spending, basato sulla spinta politica ad aumentare l’intervento pubblico in cambio di consenso, all’orizzonte non si intravvedono segnali che indichino svolte coraggiose e, conseguentemente, impopolari. Svolte coraggiose e impopolari in grado di affrontare il nodo fondamentale dell’inguacchio italiota; ovvero lo squilibrio sempre più marcato tra le componenti produttive del Paese, preponderanti nel Nord, e quelle parassitarie che vivono di spesa pubblica, concentrate nel Mezzogiorno ma tendenti a diffondersi ovunque.

In altri termini, si può dire che l’evidente continuismo presente nella citata legge dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, la totale incapacità dell’attuale sistema politico ad affrontare una condizione da collettivismo strisciante che sta sempre più destrutturando ciò che resta dell’economia di mercato. Un sistema politico, nel complesso, che appare letteralmente paralizzato sul fronte dell’abbattimento di una spesa pubblica che nessuno riesce a contenere, nonostante i continui giuramenti succedutisi in questi ultimi anni. Nessun partito o politico presente attualmente in Parlamento sembra avere il coraggio e la determinazione per almeno tentare di spiegare ai cittadini che, essendo quasi finiti i soldi degli altri, non vi è altra alternativa al fallimento al di fuori di una drastica riduzione del perimetro pubblico. Il che vorrebbe dire meno redistribuzione di risorse e, quindi, meno parassitismo all’ombra dello Stato mamma. Ma i pigmei della solidarietà sociale coatta, di governo e di opposizione, preferiscono continuare a vivacchiare nella speranza che il nostro tradizionale stellone di Pulcinella riesca a sfangarla anche questa volta, magari agganciando una ripresa mondiale che, anche solo per poco tempo, faccia risalire di qualche decimale un Pil in caduta verticale. Una ben magra prospettiva sulla quale Letta & company (le dichiarazioni di Alfano sono davvero imbarazzanti) hanno puntato per restare il più a lungo possibile incollati alla loro poltrona. Mah…

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