Maroni: nessun problema. Bossi: il segretario è lui, io non voglio far casini

di GIANLUCA MARCHI

Roberto Maroni stasera a Soncino (Cremona) ha liquidato lo scontro con Bossi con un secco: ”Non e’ un problema”. Ha spiegato che ”stiamo lavorando nell’organizzazione interna creando una rete di amministratori locali molto forti”. Secco anche il giudizio sul ritorno in campo di Silvio Berlusconi: ”Perche’, era mai uscito dalla politica?”.

Gli ha fatto eco Umberto Bossi: ”Io ci credo e tengo duro, come sempre, ma non litigo: lavorero’ sempre per la Lega, per l’ideale che ci ha contraddistinti”. Lo ha detto il presidente della Lega Nord, Umberto Bossi, intervenendo ad una festa del movimento, nella quale, per chiudere le polemiche della settimana con il segretario Maroni, ha anche detto ai militanti che ”bisogna avere la capacita’ di tenere unita’, pace, amicizia dentro la Lega, perche’ e’ l’unica forza politica in grado di salvare l’ultima speranza del Paese”. ”Chiedo a tutti di ricordare sempre che il segretario e’ Maroni, poi io saro’ ‘capo’ ma per la storia personale” quindi ”non voglio far casini”.

 La Lega e’ stata ”l’unico partito ad opposi” all’euro ma oggi il segretario Maroni e’ contrario ad uscirne. ”Io oggi potrei dire ‘usciamo dall’euro’, prenderei gli applausi di molti. Dopo di che le conseguenze sarebbero quelle”. Maroni ha elogiato quel modello di Eurozona immaginato dal Financial Time con l’Europa centrale e solo il Nord Italia. ”Nell’euro siamo entrati per motivi politici”, ha ribadito Maroni, che pero’ per quanto riguarda la situazione attuale si e’ detto d’accordo con chi, come Oscar Giannino, ritiene che l’uscita dall’euro porti conseguenze negative per l’economia. Cio’ detto, il segretario della Lega ha spiegato che il suo movimento non e’ contro l’Europa in generale ma a favore ”di un’Europa delle regioni”, perche’ ”quest’Europa degli Stati ha fallito, sono convinto che cosi’ com’e’ non abbia gli strumenti per risolvere questa crisi grave”.

Sulla riforma elettorale Roberto Maroni alla festa della Lega di Soncino (Cremona) ha confermato la posizione della Lega: ”Abbiamo presentato la nostra proposta che prevede un premio di governabilita’ e non di maggioranza, la reintroduzione delle preferenze e lo sbarramento al 6 per cento in almeno 5 circoscrizioni elettorali ma anche a livello locale”.

A Silvio Berlusconi, nel caso lo spread superasse quota 500, ”ho detto: ‘dichiara il fallimento di questo governo e togligli il sostegno, cosi’ si torna a dare la parola al popolo sovrano o in ogni caso a un nuovo governo”. Lo ha detto il segretario della Lega Roberto Maroni alla registrazione de ‘L’ultima parola’, ricordando il suo incontro di due giorni fa con il Cavaliere e sostenendo dunque di essere stato ”profetico, ma era evidente” che lo spread avrebbe raggiunto i livelli di oggi.

LA LEGA VERSO LA SPACCATURA? ALMENO SAREBBE UN ATTO DI CHIAREZZA

La Festa dei Popoli Padani quest’anno si terra’ il 30 settembre in Veneto. Lo ha annunciato ieri sera il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni, in occasione di un comizio a Venaria Reale (Torino). La festa sara’ preceduta, il 28 e il 29, dagli Stati Generali del Nord, convocati a Torino nei padiglioni del Lingotto. ”Una sede – ha spiegato Maroni – che e’ stata scelta anche perche’ un tempo era l’avanguardia dell’industria europea e oggi e’ il simbolo della crisi. Noi al Lingotto ascolteremo chi ha problemi concreti”. “Vorrei che ci mettessimo a remare tutti nella stessa direzione, perche’ chi rema contro fa gli interessi dei nemici. E chi non e’ d’accordo, prego, il mondo e’ grande” ha detto ancora il segretario, aggiungendo che la Lega “ha passato un momento complicato, ma questo periodo difficile si e’ concluso nel modo migliore, con il congresso che e’ un momento di grande democrazia”. Per quanto riguarda possibili alleanze, Maroni ha detto: “non mi interessa essere alleato di qualcuno”. “Giochiamo per vincere il campionato – ha aggiunto – e’ una battaglia difficile ma siamo abituati alle sfide. La Lega e’ immortale”.

Maroni si sforza di dare segnali di normalità in giorni ed ore che “normali” non lo sono affatto per la Lega. Il problema è che “Re Salomone” ci ha ripensato: non è più convinto che affidare il bambino all’altro sia stata la scelta giusta, e così a fronte del fuoco di sbarramento dei maroniani di ferro e anche degli ex bossiani passati sull’altro fronte, che non smettono di ribadire come il capo ora sia Bobo in quanto eletto segretario federale dal congresso di Assago, e irritato soprattutto dalle frasi dell’altro che gli hanno fatto fare la figura del nonno rincoglionito relegato in una stanzetta, ha alzato di nuovo la cresta e, insuflato dai neo-cerchisti e reduce dalla cena degli affetti con la Rosi Mauro – circondato dai vari Goisis, Torri, Chiappori e compagnia -, ha sfoderato l’antica aggressività, bollando come “piccoli cani” quelli che abbaiano ma non fanno paura, visto che “il capo resto io”. Infine, giusto per far capire l’aria che tira, ha adombrato il rischio della scissione. Insomma, Re Salomone è tornato sui suoi passi e sta meditando seriamente se non sia il caso di dividere a metà il bambino, alias la Lega.

Detto in sintesi: chi al congresso aveva pensato di neutralizzare la mina vagante Umberto Bossi inserendo il suo nome a vita nel nuovo statuto, sebbene con poteri marginali, ha sbagliato i calcoli. Il Senatur nei giorni scorsi ha predicato “unità” per la Lega, ma è risaputo che la malattia ha demolito la sua antica graniticità, e dunque è soggetto all’influenza di coloro che lo circondano e lo “martellano” in una precisa direzione affinché lui assuma le decisioni conseguenti. Succedeva negli anni in cui imperversava il “cerchio magico” imperniato intorno alla figura della moglie Manuela Marrone, e sta succedendo anche oggi ad opera della corte dei miracoli che si è coagulata per “sopravvivenza” politica intorno al vecchio capo.

E qui emerge il dubbio che al recente congresso di Assago sia stato commesso, dalla maggioranza vincente, un secondo errore tattico, ma a rischio di trasformarsi in stretegico. Cioè quello di non aver concesso ai “bossiani” quella specie di clausola di salvaguardia rappresentata dal 20% delle candidature per le politiche e per le regionali. Sarebbe stato il riconoscimento ufficiale della corrente bossiana di minoranza, ma probabilmente utile per soddisfare e tacitare le fameliche attese dei fedelissimi dell’ex segretario. Costoro, invece, dopo Assago sono stati assaliti dal terrore, probabilmente giustificato dal loro punto di vista, di non avere più alcun futuro politico all’interno della Lega: basta careghe in Parlamento, nei Consigli regionali e nel sottobosco del potere. E così hanno cominciato ad agitarsi nel disperato tentativo di salvare il culo. Ma siccome sono tutti o quasi dei signor nessuno che difficilmente farebbero il pieno dei voti di parenti e amici, hanno intravisto una sola soluzione: spaccare la Lega e portare con loro Bossi, unico totem ai loro occhi in grado di raccogliere voti e condurli in salvo con qualche forma di alleanza da riattivare col Cavaliere. Così è ricominciata l’opera di “martellamento” sul Senatur per convincerlo a compiere il grande gesto – dividere in due il bambino – magari usando come zattera momentanea il partitino già messo in piedi dalla Mauro e da Lorenzo Bodega. E intanto ipotizzano la creazione di un gruppo autonomo alla Camera, magari insieme a deputati in uscita dal Pdl.

Se l’obiettivo dei vincitori del congresso federale era quello di tenere insieme la Lega, relegando Bossi su un altarino dove addormentarsi e risvegliarsi a seconda dei giorni, beh va detto che difficilmente verrà centrato. Se invece dietro le scelte compiute ad Assago (no alla quota del 20%) si celava la speranza di innescare un’auto-pulizia con la fuoriuscita dei pesi morti o comunque destinati a morte certa, che però nel frattempo rimanevano a rompere gli zebedei, allora il disegno potrebbe anche riuscire, sebbene rischi di essere accompagnato da turbolenze e veleni non facili da gestire. Sarebbe un travaglio, ma almeno destinato a concludersi con un atto di chiarezza.

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