La Lega “sicula” (senza) Nord. Sconcerto e rassegnazione in Veneto

foto2Il Rompiballe – Non si capacitano. C’è un misto di rassegnazione, amarezza, disincanto e delusione nell’animo di migliaia di militanti e sostenitori della Lega che fu Nord. Non solo militanti e simpatizzanti, ma anche vecchie glorie del partito, saggi, gente che ha fatto la storia della Lega che si batteva per ideali, per il sogno della Padania, per l’autodeterminazione dei Popoli. Dall’ex presidente della Provincia di Vicenza e parlamentare di lungo corsoManuela Dal Lago, al “vecchio leone” veronese e serenissimo Enzo Flego, all’eretico Bepi Covre, al vulcanico Stefano Stefani, una vita per lui tra gli scanni di Montecitorio e Palazzo Madama sotto le insegne della Lega Nord, è un coro unanime, quasi un grido di dolore.
“Non è giusto. Me lo aspettavo. E’ il nuovo corso di Salvini…Scelta incomprensibile, mancanza di rispetto nei confronti dei militanti. Non so se voterò ancora la Lega. Una beffa all’indomani del referendum sull’autonomia. In Sicilia non voteranno mai Salvini. Ha distrutto un partito!. Ha calpestato 30 anni di battaglie”. E potremmo continuare con altre decine di commenti rilasciate in questi giorni da iscritti e dirigenti veneti.foto3
Tutto questo mentre Matteo Salvini è in tour tra Favara e Corleone, dichiarando: “Siete un popolo meraviglioso!. Non vi ho mai chiamato terroni. Se la vostra autonomia non funziona meglio toglierla”. Ma come toglierla? Non è andato il nostro Matteo in Sicilia proprio perché convinto di rilanciare il progetto autonomista anche nel Meridione? Chi ci capisce qualcosa è bravo.
Manuela Dal Lago dice: “Non sono più iscritta alla Lega, ma continuerò a votarla perché non vedo al momento alternative valide”.  Cara Manuela, ti sbagli. L’alternativa valida esiste già ed è quella che rispecchia i valori e gli ideali per i quali ti sei battuta una vita.FOTO4FTO1FOTO5
Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Linea d'ombra, Bernardelli su Telenova lunedì 6 novembre

Articolo successivo

Il riscatto dei Veneti, il malessere del potere italiano