La Lega e le tappe per tentare di recuperare la credibilità perduta

di GIANLUCA MARCHI

La Lega Nord targata Roberto Maroni prosegue nel suo non facile cammino di cambiare immagine e di darsi regole di comportamento mirate a riconquistare credibilità presso i molti militanti rimasti sconvolti e amareggiati dopo tutto quanto è emerso la scorsa primavera. Così ieri il segretario  ha potuto annunciare alcuni provvedimenti adottati dal Consiglio federale a votazione unanime. Viene introdotta la regola che detta l’impossibilità di rivestire contemporaneamente due cariche elettive o due incarichi contemporanei all’interno del partito (rimane invece la possibilità di essere parlamentare o consigliere regionale e contemporaneamente di rivestire un ruolo nel movimento). La norma varrà da oggi in avanti e per le situazioni precedenti man mano che arrivano a scadenza. E’ stata questa, la non retroattività, la mediazione trovata in un Consiglio federale piuttosto nervoso sulla materia, con un Luca Zaia raccontano deciso a rivendicare il principio “un culo, una poltrona”. Maroni l’ha definita una “piccola rivoluzione” che aprirà nuovi spazi soprattutto per i più giovani. Resta un punto non chiarito: sarà impossibile accumulare anche una carica elettiva con un posto all’interno del cda di società pubbliche? Il quesito rimane nell’aria…

Il parlamentino leghista ha approvato un nuovo regolamento di bilancio che riorganizza la gestione contabile per renderla più trasparente: è il minimo che potesse avvenire dopo i fatti emersi nei mesi scorsi e che comunque sono al vaglio della magistratura, anche perché il segretario amministrativo Stefano Stefani ha consegnato alla Procura milanese ciò che ha trovato (e non trovato) su spese dubbie per 700 mila euro (ma probabilmente sono anche di più). Intanto oggi alla Camera il Carroccio depositerà il bilancio 2011 che è stato chiuso grazie alla consulenza di una società esterna, mentre la Lega sarà chiamata a dare spiegazioni su alcune voci del bilancio 2010, quello gestito in toto da Belsito.

Per dar corso alla cosiddetta “spending review” interna è stato incaricato Giancarlo Giorgetti (che potrà avvalersi delle persone che riterrà idonee al caso) di “riorganizzare le strutture non politiche” entro il 30 settembre prossimo. Che vuol dire? Ci sono ben dieci società costituite nel corso di 15-20 anni e il compito di Giorgetti è quello di verificare se servono ancora, quali debbano essere liquidate e quali eventualmente accorpate. L’obiettivo che Maroni ha assegnato a Giorgetti è quello di dimezzare i costi di funzionamento, per recuperare risorse da dirottare alle sezioni. Che fine faranno la Pontidafin e la Fin Group, finanziarie all’ombra delle quali si sono consumate operazioni non propriamente politiche? Difficile dirlo fin d’ora, anche perché non va dimenticato che i soci di queste realtà sono i coniugi Bossi e Giuseppe Leoni. Più facile prevedere che società come quelle che si occupano di bicilette o di Miss Padania resteranno in vita solo se si dimostreranno capaci di reggersi con mezzi propri. Anche sul fronte della comunicazione il gruppo di Giorgetti avrà il compito di tagliare i costi, nell’ottica di riorganizzare i media, con la Padania, la Radio e la Tv che dovrebbero probabilmente rientrare sotto un unico portale web di coordinamento.

Legge elettorale. La Lega ha presentato la sua proposta, che prevede un premio di governabilità sia alla Camera che al Senato e la reintroduzione del voto di preferenza, ma Maroni è assai scettico sul fatto che gli altri partiti vogliano veramente riformare la legge: se l’accordo non matura entro due settimane, a suo parere difficilmente si arriverà in porto. Lui continuerà a incontrare i vertici degli altri partiti per capire le evoluzioni in atto, eppure le cronache giornalistiche raccontano di un recuperato asse fra Lega e Berlusconi. Non cozza questo ipotetico asse con l’eventualità, pompata soprattutto in occasione del congresso, di non andare più a Roma? Formalmente si, ma Maroni è costretto anche a giocare di tattica, perché la non presenza del Carroccio alle elezioni politiche passa solo da un accordo con il Pdl sulla contemporaneità fra elezioni politiche e voto per la Regione Lombardia e dunque il neo segretario leghista, volente o nolente, deve tenere aperti vari piani di trattativa per non farsi mettere all’angolo.

Alleanze. Domanda scontata a Maroni dopo l’intervista di Bossi a Repubblica dove il presidente federale ha sentenziato che Berlusconi è politicamente finito e che non ha senso parlare di alleanza della Lega con il Pdl. Tanto più che il Senatur è tornato a riesumare la secessione. Maroni glissa l’argomento, con una battuta dice che la questione delle alleanze non gli interessa adesso, che sta a pagina 25 di un’agenda di 26, e che andando in giro per le feste della Lega si rende sempre più conto che questo non è di certo il tema  in cima ai pensieri dei militanti. Il segretario si rende conto che il tema è molto ostico per il popolo leghista e quindi deve dare l’impressione di tenersi distante dai giochetti romani e tuttavia dietro le quinte deve lavorare per evitare il rischio già segnalato prima, cioè di ritrovarsi col movimento chiuso in un cul de sac. Per di più in questo momento ha in casa il “vecchio capo” che invece sembra rilanciare la Lega contro tutti: è un modo, quello di Bossi, per infastidire e interdire la “tela diplomatica” che Maroni cerca comunque di tessere, oppure è un gioco delle parti a ruoli ribaltati? Lo scopriremo solo vivendo… No comment del segretario anche a un’eventuale alleanza col nuovo movimento che nascerà dal manifesto di Oscar Giannino e che invece è stato auspicato da Matteo Salvini durante una trasmissione radiofonica (dove tra l’altro ha aggiunto che la gente è stufa di volgarità, riferendosi alle ultime esternazioni di Bossi).

Stati generali. Maroni conferma per il 28 e 29 settembre al Lingotto di Torino gli stati generali del Nord, dove saranno invitati a confrontarsi con la Lega personalità della società e dell’economia. Ma aggiunge una novità: probabilmente saranno invitati anche esponenti dell’attuale governo e dicendo ciò il segretario leghista rivela probabilmente di avere già in saccoccia la partecipazione di qualche ministro di spicco. Tutto bene, è dimostrazione di apertura (la Lega che abbassa i ponti levatoi) volersi confrontare anche con chi ha momentaneamente in mano le chiavi del potere. Il rischio reale da evitare, comunque, è quello di trasformare l’appuntamento del Lingotto in una pregevole sfilata a fini mediatici, senza però arrivare alla composizione di un’agenda per il Nord, con l’individuazione di una serie di problemi su cui si possa intervenire con azioni concrete. Se la Lega vuole tentare di risalire la china, e sottolineo tentare, non può più permettersi di “sparare cazzate” al solo fine di far demagogia, anche i suoi militanti più convinti non glielo perdonerebbero. E inoltre una volta indicate le cose da fare per quella che Maroni definisce la “grande battaglia d’autunno”, beh bisogna che l’intero corpo leghista di amministratori si muova poi di conseguenza. La recente annunciata battaglia sull’Imu non è stata al riguardo una gran prova.

Esodati. Maroni ha annunciato che nel dibattito in Parlamento sulla spending review la Lega presenterà un solo emendamento al fine  di dirottare una serie di risparmi effettuati in vari settori in un unico capitolo a favore degli esodati. Proposito apprezzabile, anche se bisognerebbe capire se allora verrà rimangiato l’emendamento leghista che reintroduce l’ODI, inizialmente tagliato dalla scure di Bondi. Si tratta del cosiddetto Organismo di indirizzo, una trovata del governo Berlusconi per assegnare ad Aldo Brancher una dotazione da 80 milioni di euro da distribuire discrezionalmente fra le amministrazioni del Garda e di confine con la Provincia di Trento. E con una trentina di persone già assunte per lavorarci. Gli esodati potrebbero non condividere…

 

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