Maroni: “L’obiettivo resta l’indipendenza della Padania”

di GIANLUCA MARCHI

“Il progetto della Lega resta l’indipendenza della Padania come previsto dall’articolo 1 dello statuto. Chi ha scritto che con la mia elezioni potesse essere messo in discussione questo principio ha scritto solo cazzate. Quell’articolo non si tocca”.

E’ stato l’esordio del discorso di Roberto Maroni prima della sua elezione a nuovo segretario federale della Lega Nord. “Non me l’ha pordinato il medico di fare il segretario – ha specificato l’ex ministro – e per svolgere questo ruolo garantisco lo stesso impegno che negli ultimi tre anni ho messo nella lotta alla mafia. Ma non intendo essere nè un segretario dimezzato né sotto tutela. E voglio dirlo chiaro: chi è qui solo per chiacchierare a vanvera può andarsene già da domani mattina”.

Poi Maroni ha disegnato l’idea della Padania come una  macroregione nella nuova Europa dei popoli, quella formata dalle macroregioni che ci vogliono stare: “La nostra idea è la Mitteleruopa alla quale siamo disposti a contribuire. Altrimenti è meglio uscire dall’Euro e succeda quel che deve succedere”.

Ma come arrivare alla Padania come regione d’Europa? “Le strade le abbiamo provate tutte, ma i risultati sono stati insoddisfacenti. Abbiamo provato con il principio per l’autodeterminazione dei popoli per spaccare tutto e dividerci e poi abbiamo provato con la via istituzionale, ma non c’è stato nulla da fare. Allora dobbiamo seguire una nuova strada, che passa dal Nord. Dobbiamo riappropriarci della questione settentrionale e riportare l’attenzione sui problemi dei nostri cittadini e sulle strade concrete per risolverli. Abbiamo tanti sindaci e importanti govenatori e loro devono diventare i nostri guerrieri. L’esempio è quella della Csu bavarese, che attraverso i suoi amministratori e i suoi governatori è riuscita a diventare il partito egemone della Baviera. La Lega deve diventare il primo partito in tutte le Regioni della Padania”.

La chiave della Lega di Maroni è quindi il territorio e il neo segretario arriva a ipotizzare che la battaglia in Europa la facciano direttamente i governatori delle principali Regioni del Nord. E dunque l’impegno della Lega sarà al Nord. “Via da Roma può essere la strada” senza per altro chiarire se si tratta di un’ipotesi o di una strategia già annunciata.

“Chi se ne frega delle alleanze – ha sottolineato , tanto più con partiti che continuano a sostenere il governo Monti, via dalle poltrone romane, fuori dalla Rai dove non abbiamo ottenuto nulla e il fatto di esserci entrati ci ha costretto solo a difenderci, via da tutti i doppi incarichi soprattutto dentro la Lega”.

La questione settentrionale deve dunque essere il punto cruciale da cui ripartire, lasciando fuori tutte le beghe interne che hanno dominato questi ultimi mesi: “Nella Lega è successa una cosa brutta e io non credo ai complotti. Però abbiamo cominciato a fare pulizia e continueremo a farla. Siamo arrivati a questo congresso con le nostre divisioni, ma da domani comincia una fase nuova”.

La Lega di Roberto Maroni deve passare da nuove idee, obiettivi concreti e da nuova organizzazione.

Nuove idee: 1) regionalizzazione del debito come proposto da Luca Zaia, e magari anche con l’assunzione di un pezzo di debito degli altri per consentire alla Padania di ripagarlo in 15-20 anni e poi ognuno per la sua strada; 2) abbattere del 15% il carico fiscale sulle imprese del Nord; 3) tagliare la spesa pubblica con il machete, cominciando a sopprimere da subito dieci ministeri; 4) introduzione di una moneta complementare per creare un circuito parallelo all’Euro; 5) zero aiuti alle imprese decotte a scapito dell pmi; 6)sistema di protezione delle pmi dalla concorrenza sleale attraverso dazi e quote; 7) nuovo sistema fiscale sul modello svizzero con un terzo dei proventi delle tasse ai Comuni, un terzo alle Regioni e un terzo allo Stato.

E per fare il punto della situazione generale Maroni ha annunciato entro la fine di luglio l’indizione degli Stati generali del Nord come momento per incrementare e completare la lista delle idee da portare avanti.

Obiettivi concreti: il primo è quello di licenziare il governo Monti senza possibilità di reintegro, poi commissariare le banche che prendono in prestito soldi pubblici all’1%, difendere il patrimonio dei Comuni, proseguire senza indugi la lotta all’immigrazione clandestina, risolvere il dramma degli esodati chiamando in causa le tre principali Regioni del Nord visto che il governo se ne frega. E infine la “grande battaglia d’autunno” contro il patto di stabilità “perché – dice Maroni – se un Comune non lo applica il giorno dopo arriva Equitalia e gli fa un mazzo tanto, ma se trecento Comuni insieme lo violano alla fine si cambia la legge”.

Nuova organizzazione: “La Lega è immortale – ha scandito Maroni – fino a quando la Padania non sarà libera, indipendente e sovrana. E tuttavia dobbiamo cambiare un po’ di cose. Per esempio ho visto tanti tentennamenti, anche di sindaci leghisti, nella battaglia sull’Imu. Ebbene questi signori sappiano che prima sono leghisti e poi sindaci. Diversamente possono andarsene a casa subito. La battaglia è dura e io voglio con me veri guerrieri”.

Poi Maroni ha annunciato la costituzione di un Ufficio politico federale  con vari dipartimenti, affinché ci sia sempre una posizione chiara della Lega sui diversi argomenti, la creazione di strutture di formazione e selezione, un sistema di comunicazione più efficace sia per l’interno che per l’esterno, la creazione di un codice etico perché non possa più accadere nulla di quanto è successo in passato, la conferma degli appuntamenti tradizionali come Venezia (a settembre ci sarà la festa dei popoli padani) e Pontida, gestione trasparente dei soldi.

ELETTO IL CONSIGLIO FEDERALE

Ultimo atto del congresso è stata la elezione dei nuovi membri del Consiglio federale. Questi i nomi: Bordonali, Desiderati, Fava, Grimoldi, Stucchi e Mascetti per la Lombardia; Bitonci, Finozzi, Stival e Dal Lago per il Veneto; Alasia e Montani per il Piemonte; Parma per l’Emilia.

Secondo l’organizzazione alla giornata finale del congresso sono intervenute circa 8 mila persone (107 i pullman organizzati), mentre 250 sono stati i militanti che hanno lavorato per questo appuntamento.

 

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