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La giustizia delle mutande. Assolto Cota. Ma i verdetti non ripagano mai i cittadini in mutande per il calvario di un processo

cota tripoltronato

di STEFANIA PIAZZO – Robeto Cota è innocente. Il tribunale ha stabilito che non acquistò mutande verdi né per sé né per altri con soldi del contribuente quando era al governo della Regione Piemonte. L’assoluzione non ripaga però l’ex imputato, ma come lui le migliaia di cittadini che non  hanno magari anche la possibilità di difendersi se non con mezzi inadeguati o di fortuna. La giustizia quando sbaglia ti tratta a seconda del reddito: di prima, di seconda, di terza e di quarta classe. Se puoi far valere i tuoi diritti, sei ancora fortunato.

Ma questo è uno solo degli aspetti dei processi italiani. Quando si tratta di politici, il conto è difficile da fare. Cota è stato assolto e chi ama la verità non può che esserne felice. C’è poi la categoria dei politici  che  possono “cadere in piedi”, a differenza di altri  uomini o donne di partito che, destinatari di strali giudiziari, o solo accusati di lesa maestà,  o semplicemente antipatici o di brusco carattere, sono stati condannati dal loro stesso partito per direttissima, Cassazione di partito compresa, ed espulsi. O mandati nei gulag degli esodati.

Per l’assoluzione o per l’archiviazione o il non luogo a procedere verso alcuni personaggi della politica, non sono state issate bandiere ma urlato il silenzio. Si dice  che a volte si usi la giustizia come mezzo per far fuori gli avversari politici. E’ vero anche il contrario. I partiti “usano” la giustizia per espellere chi è fuori dal coro.

Poi, nessuno risarcisce gli innocenti. Forse è per questo che la giustizia è in mutande ma anche la politica non scherza.

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