La difesa di Fontana: è il cognato che non ha rispettato il contratto

L’accusa di frode in forniture pubbliche contestata dalla procura di Milano al governatore Attilio Fontana riguarda “il mancato completamento della fornitura” di 75 mila camici commissionata dalla Regione Lombardia a Dama, società di proprietà di suo cognato Andrea Dini e partecipata anche da sua moglie Roberta Dini, “ma chi non rispetta il contratto è il cognato di Fontana”. Lo ha sottolineato l’avvocato Jacopo Pensa, difensore del governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, dopo il colloquio avuto nel pomeriggio con i pm milanesi titolari dell’indagine che ha travolto il presidente della giunta regionale lombarda.

Secondo il legale, Fontana ha agito “in buona fede” per “evitare malignità” su una vicenda che riguardava direttamente l’azienda di suo cognato. Così, quando Filippo Bongiovanni, ex direttore generale della centrale acquisiti regionale Aria, gli fece sapere del contratto di acquisto da 513 mila euro sottoscritto con Dama per la fornitura in affidamento diretto di 75 mila camici da destinare a medici e infermieri nella fase più critica dell’emergenza Coronavirus, “il presidente dispose immediatamente la revoca del pagamento”. E non è resposabilità di Fontana se l’iniziale contratto di acquisto non fu mai trasformato in donazione attraverso una delibera di giunta: “Quando c’è buona fede non si pensa a questi formalismi di far accettare alla Regione la donazione”.

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