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La Chiesa sta coi poveri, ma li preferisce stranieri. Il bene comune per Scola

di CRISTINA MALAGUTImigranti-sbarco-porto_interna

Dove vive la Chiesa? Sta con i poveri? Sì, ma li preferisce stranieri. Cresce la povertà, la disoccupazione, le famiglie rinunciano alla spesa, ma prima di tutto l’accoglienza. ”Bisogna che tutti insieme ci decidiamo a mettere prima il bene comune, dal momento che dobbiamo vivere insieme, anche con gli immigrati che arrivano”, dice l’arcivescovo di Milano. Il cardinale avverte che si corre il rischio di subire la strumentalizzazione di una emergenza, “Quando strumentalizziamo un problema reale a degli scopi che non sono quelli del bene comune – ha spiegato – cadiamo nell’ideologia e non costruiamo”. La diocesi di Milano non è quella che si è proposta di aprire gli oratori alle moschee? Prima l’islam, poi le chiese sono vuote, ma che volete che sia? Gli sbarchi, più di 100mila immigrati dall’inizio dell’anno, non sono un problema, ma un obbligo d’accoglienza. La condanna dell’ideologia – quale? – non rischia di sovrapporsi ad un’altra ideologia, quella del solidarismo e dell’integrazionismo a tutti i costi? Il 50% degli studenti strranieri in classe, non è un campanello d’allarme su quello che sta per accadere nelle nostre comunità? Aiutare o annullarsi? Un suicidio sociale, che non corrisponde a dare risposte ai problemi. Ma a crearne altri. Il relativismo si è fatto strada dentro le mura cattoliche da tempo, e dà fiato alla politica che cavalca l’emergenza. Avanti così, cardinale Scola, e i furbetti del voto battezzeranno più consensi del previsto.

“Lottate per la croce. Abbiamo il diritto di esporla dove vogliamo. Nelle scuole, negli uffici, negli ospedali…”. Parole che Alda Merini pronunciò la sera del 13 ottobre 2006, al termine della rappresentazione in un Duomo gremito, del suo “Poema della croce”. Parole profetiche, che riecheggiano nella cattedrale ambrosiana, una volta prudente come il suo Ambrogio. Altri tempi, adesso il bene comune è tutta un’altra musica.

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