La Cgia, le banche non fanno più credito nonostante la garanzia statale. L’Abi replica ma gli artigiani rilanciano: ci dicano dove i dati non sono veri!

di Tiberio Gracco – Ci farebbe piacere vedere la politica scaldarsi  perché le banche, nonostante le garanzie statali, chiudono  i rubinetti alle imprese, come denuncia in modo corretto e ben articolato, la Cgia di Mestre. In realtà discutono di altro, delle loro beghe interne. Fanno accordi all’estero con le destre o rinnovano il reddito di cittadinanza come a sinistra, anziché affrontare i problemi reali delle famiglie, che consumano meno, o delle imprese, che generano il Pil di cui tanto si riempiono la bocca. La questione sollevata dagli artigiani di Mestre è seria e lo è così tanto al punto che le banche hanno voluto persino smentire. Leggete qui: “In riferimento alla replica redatta dall’ABI alla nostra nota pubblicata – scrivono Paolo Zabeo e Daniele Nicolai, segnaliamo come l’Associazione Bancaria faccia riferimento ad un tasso di variazione (+1,2%) che, in realtà, è calcolato sulla media delle variazioni degli ultimi 12 mesi (come indicato dalla Banca d’Italia nella nota metodologica alla pubblicazione Moneta e Banche).
Si tratta quindi di variazioni su consistenze che, pur pulite da cartolarizzazioni e crediti ceduti, non colgono la dinamica congiunturale degli impieghi alle imprese che scendono invece di mese in mese.
Se l’ABI ritiene che i nostri dati non siano corretti, riporti in termini assoluti e mese per mese l’andamento di queste grandezze “corrette” in modo da verificare la tendenza degli ultimi mesi; una tendenza che sembra invece confermare come, nonostante la spinta creditizia generata dalle garanzie pubbliche, gli impieghi alle imprese in realtà stiano flettendo, così come riportato nella nostra news”. Fin qui la replica della Cgia. Che la pensa sempre così.
“Sebbene nel 2021 i principali istituti di credito italiani abbiano registrato utili importanti e in alcuni casi anche miliardari, a partire dal novembre 2020 i prestiti bancari alle imprese sono tornati a scendere”. Secondo l’Ufficio studi della CGIA, “l’effetto delle misure messe in campo dal Governo Conte si sarebbe già esaurito”.
“Grazie al Cura Italia, al Decreto Liquidità e al Garanzia Italia – si legge in una nota -, tra la fine di febbraio, mese che precede l’avvento della pandemia, e il novembre 2020 – mese in cui si tocca il picco più alto registrato in questo ultimo anno e mezzo, ovvero 741 miliardi-, gli impieghi bancari al lordo delle insolvenze avevano subito un’impennata importante che ha permesso di invertire una tendenza negativa che durava ininterrottamente dall’agosto del 2011. Nel periodo più “nero” della pandemia gli impieghi bancari lordi erogati alle imprese sono aumentati di oltre 40 miliardi. Successivamente, il flusso dei prestiti alle imprese e’ tornato a scendere: tra il novembre dell’anno scorso e il mese di agosto 2021 (ultimo dato aggiornato), è sceso di 22 miliardi, portando lo stock complessivo dei prestiti a quota 732,2 miliardi. Solo nell’ultimo anno (agosto 2020 su agosto 2021) la riduzione è stata di 8,9 miliardi di euro. Se allarghiamo l’arco temporale di osservazione di questo fenomeno agli ultimi 10 anni, il crollo è stato pesantissimo: -267,6 miliardi di euro”.
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