La Bielorussia, e se ci chiudesse i rubinetti del gas? Non si calcolano i danni al made in Italy per l’embargo

La Bielorussia potrebbe interrompere il transito del gas verso l’Europa se le sanzioni occidentali mettessero Minsk in uno stato di emergenza tale da non darle altre possibilita’ di risposta. Lo ha dichiarato il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko nel corso di un’intervista all’emittente radiotelevisiva turca “Trt”, ribadendo un concetto espresso nei giorni scorsi. Da diverse settimane oltre duemila migranti provenienti da Paesi del Medio Oriente si trovano ammassati al confine tra Bielorussia e Paesi dell’Unione europea, nel tentativo di ottenere asilo politico dall’Ue, la quale ha accusato le autorita’ bielorusse di aver creato la crisi migratoria allo scopo di destabilizzare il confine orientale dell’Unione Europea.

Ma c’è anche il lato commerciale a soffrire.

“L’embargo che la BIELORUSSIA porrà contro il comparto agroalimentare italiano ed europeo deve far scattare l’ennesima sirena di allarme. Non vogliamo vedere scene di un film già visto. Il commercio estero vale 1/3 del Pil nazionale e per questo va difeso”. Lo afferma Lorenzo Zurino, presidente del Forum Italiano dell’Export, denunciando che si tratta di “una decisione che mette a rischio le esportazioni di cibo italiano in BIELORUSSIA, che nel 2021 di attesteranno ad un valore complessivo di 38 milioni di euro, secondo una proiezione su dati Istat, con un aumento del 23% nei primi otto mesi dell’anno rispetto a dodici mesi prima”. “Ad allarmarci ancora di più è l’annuncio del presidente Aleksander Lukashenko di voler prendere misure per equilibrare il mercato dei consumatori, anche soddisfacendo la domanda con prodotti di fabbricazione bielorussa – dice Zurino – Non vogliamo assistere a quanto accaduto anni fa: la guerra sanzionatoria Ue-Russia, ancora in corso, dove ad averci rimesso è stato maggiormente il nostro ”bello e ben fatto” dell’alimentare”. “Da mesi, come Forum Italiano dell’Export, ribadiamo che debbano essere costruiti ponti, ma assistiamo invece ad un ulteriore muro che rischia di minare le nostre eccellenze e il nostro tessuto produttivo – conclude – Sappiamo quanto valga il Made in Italy, per questo ci attiveremo attraverso le Ambasciate per cercare un canale di mediazione affinché la nostra risorsa più importante non venga compromessa”.

 

Il divieto d’ingresso scattera’ a partire dal 1/o gennaio 2022 contro una serie di prodotti provenienti dall’Italia assieme agli altri Stati dell’Unione Europea, Stati Uniti d’America, Canada, Norvegia, Albania, Islanda, Macedonia del Nord, Regno Unito e Irlanda del Nord, Montenegro e Svizzera. “Le esportazioni verso la Bielorussia sono quasi raddoppiate tra il 2017 ed il 2019. Sono passate da 570 mila euro a piu’ di 900 mila euro in questo periodo. Un valore certo molto marginale rispetto alle esportazioni totali del Made in Tuscany ma che ben rappresenta il crescente interesse di un mercato come quello biellorussio per i nostri prodotti. – commenta Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana -. L’embargo di Lukashenko genera un doppio effetto: il blocco delle esportazioni di una parte consistente di una lunga lista di prodotti e la moltiplicazioni di falsi ed imitazioni che, gia’ a condizioni normali, sono una calamita’ economica per il nostro agroalimentare”.

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