La bella lezione della sanità calabrese sempre in deficit. Che salviamo noi. Doppi pagamenti per lo studio radiologico

di Roberto Bernardelli – Abbiamo sentito in questi mesi parlare di ristatalizzare, ricentralizzare la sanità regionale. E’ vero, la Lombardia ha dato il pessimo esempio, altre regioni non hanno fatto di meglio. Ma la responsabilità di spesa è un cardine fondamentale nel bilancio di uno Stato. Se rubi ti caccio a pedate nel sedere. Se governi male ciò che ti è stato affidato te ne vai. Invece no, in Italia restano tutti lì. E anzi, se il territorio va male, ci deve pensare Roma, che è un esempio di specchiata onestà. Ciò che accade da decenni in Calabria non fa una piega. Dobbiamo però pagare al Nord per chi truffa? Direi proprio di no. La vicenda che si è consumata in questi giorni a Reggio, nel capoluogo, dice tutto. Basta la cronaca. Buona lettura. E Padania Libera! Una duplicazione dei pagamenti, per un totale di oltre 4 milioni di euro, effettuati dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria a favore di uno studio radiologico privato attivo nel settore dell’erogazione di prestazioni diagnostiche ai pazienti in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Ruota attorno a questo impianto accusatorio l’inchiesta che ha portato al sequestro preventivo di beni immobili e immobili per oltre 4 milioni nei confronti dell’istitituto sanitario privato. L’indagine sui Doppi pagamenti erogati dall’Asp, condotta dai pm della procura di Reggio Calabria diretti dal procuratore Giovanni Bombardieri, si è conclusa con 19 richieste di rinvio a giudizio. I reati contestati a vario titolo sono falso ideologico e truffa aggravata. A rischiare di finire sotto processo, tra gli altri, ci sono il Commissario Straordinario, il Direttore Generale e il Direttore Amministrativo dell’Asp di Reggio Calabria, nonché l’assessore regionale pro tempore. Nel mirino degli inquirenti è finito un accordo transattivo, concluso nel 2015 tra l’Ente Pubblico ed il privato fornitore, per il pagamento, in favore di quest’ultimo, di quasi 8 milioni di euro (tra capitale, interessi di mora e spese legali) a saldo di crediti pregressi, presuntivamente vantati come non ancora riscossi. I militari delle Fiamme Gialle hanno, quindi, analizzato nel dettaglio ciascuna delle quasi cento fatture, relative ad oltre dieci anni di prestazioni sanitarie, accertando che una notevole parte delle stesse, dichiarate non pagate dallo studio radiologico e poste a fondamento di diversi decreti ingiuntivi divenuti esecutivi a seguito della mancata opposizione dell’Asp Reggina, erano state già liquidate per un ammontare complessivo di oltre 4 milioni di euro, compresi interessi. Tra le contestazioni a carico del rappresentante legale e del socio di fatto dello Studio radiologico, figura anche quella per l’ipotesi di reato di autoriciclaggio, per aver trasferito complessivamente oltre 1,3 milioni di euro, provento del delitto di truffa, al fine di ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa. Contestato anche il reato diriciclaggio ai quattro soci dello studio radiologico, per aver percepito i dividendi frutto dei proventi della truffa.  
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