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L’80% dei decreti Covid sono passati col voto di fiducia

rassegna stampa

di Openpolis – La promessa di ridare centralità a camera e senato si scontra con la realtà dei fatti. Decreti, maxi emendamenti e voti di fiducia da anni rendono impossibile mettere il parlamento al centro del processo legislativo.

Dopo una prima fase in cui molta della gestione della pandemia è avvenuta fuori dal parlamento, con la fase 2 è stato deciso di ridare centralità a camera e senato. I 13 decreti legge del governo stanno avendo varie fortune nel parlamento: tra provvedimenti decaduti e accorpati, maxi emendamenti del governo e voti di fiducia.

La discussione è sì tornata in aula, ma con le abituali caratteristiche della trattazione legislativa parlamentare: un governo tuttofare, e un parlamento che, non per scelta sua, rimane a guardare.

Con la fase 2 le promesse del presidente del consiglio Giuseppe Conte erano state chiare, e l’auspicio era quello di un maggiore e migliore coinvolgimento dell’aula.

 

Da quando è stato dichiarato lo stato d’emergenza il governo Conte II ha deliberato 13 decreti legge. Solo su questo elemento non sono mancante le polemiche, visto l’alto rischio di avere un’agenda dei lavori piena di provvedimenti in scadenza.

Infatti dopo la conversione in legge del primo decreto Covid, a inizio marzo, si sono iniziati a sovrapporre una serie di provvedimenti. Un problema non da poco considerando che stiamo parlando di atti che necessitano di tempi rapidi di conversione.

In mancanza di tempo per trattarli a pieno, i provvedimenti sono quindi confluiti nel più corposo decreto Cura Italia. Oltre al decreto lockdown, già convertito in legge, attualmente ci sono altri 7 decreti in discussione collegati all’emergenza coronavirus. A questi bisogna poi aggiungere il decreto per le varie tornate elettorali del 2020.

Come abbiamo però avuto modo di raccontare nel nostro report sui primi 2 anni della XVIII legislatura, da anni ormai il parlamento italiano appare sospeso.

Attualmente dei 13 decreti presentati, 5 sono quelli che sono passati per almeno un’approvazione dell’aula. L’80% di essi ha usufruito di almeno un voto di fiducia. Tra questi il decreto cura Italia, per cui i voti di fiducia sono stati 2: uno alla camera e uno al senato.

A questa dinamica più che consolidata se ne aggiunge un’altra altrettanto preoccupante. Stiamo parlando dei maxi-emendamenti. Spesso durante trattazioni particolarmente convulse il governo può decidere, dopo la discussione dei parlamentari in commissione e aula, di presentare un maxi emendamento che sostituisca interamente il testo lavorato. Questo generalmente include tutte le modifiche avanzate dall’aula, ma fondamentalmente rimette mano con un colpo solo a tutto il testo.

Sul maxi emendamento poi può essere messa la fiducia. Questo di fatto limita tutto l’eventuale dibattito sulle modifiche ad un unico momento. Momento di discussione per di più strozzato dalla possibilità che l’esecutivo metta la fiducia sul testo. In quest’emergenza è successo già 2 volte: sul Cura Italia (con ben 2 voti di fiducia) e sul decreto scuola.

Dossier integrale su

https://www.openpolis.it/come-sta-andando-la-fase-2-in-parlamento/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_term=MailUp&utm_content=MailUp&utm_campaign=Newsletter

 

 

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