JESOLO, COSTRUIRE UNA LINEA D’AZIONE VERSO L’INDIPENDENZA

di GIORGIO GARBOLINO

Difficile che da Jesolo esca una linea d’azione precisa, ma è poco realistico chiederlo. Di grandi convention politiche di area autonomista si sono viste finora solo quelle della Lega (Pontida, il sedicente Parlamento Padano, ecc.): gara a chi le spara più grosse con reboanti dichiarazioni d’intenti, ottime come slogan, buone per rafforzare il senso di appartenenza dei militanti e far loro digerire l’orientamento del vertice, ma senza nessun apporto utile all’azione politica. Altri meeting non se ne sono visti, a parte i convegni come quelli, per esempio, della Libera Compagnia Padana o di Terra Insubre, con obiettivi culturali di rafforzamento identitario, lodevolissimi ma pre-politici.

Sono comunque modelli che Jesolo non può, né deve imitare, se si pone come assemblea fondativa per un movimento che intende affrontare un percorso suo proprio. Sarebbe un grande successo se si lavorasse per questi traguardi:

 

  1. l’individuazione di obiettivi, pochi ma precisi e condivisi, di significato e scopo chiari. E avendo su questi obiettivi posizioni nette e non negoziabili – come si usa dire oggi – lasciando impregiudicata la scelta operativa della linea d’azione. Cito solo, a titolo di esempio, alcuni nodi che la convention dovrebbe affrontare:
  • l’obiettivo dell’autogoverno a livello locale: è, soprattutto, una richiesta di rappresentanza etnica ora negata o è un mezzo per il conseguimento di valori universali (benessere,libertà, democrazia, giustizia)?
  • la dimensione della lotta: deve essere regionale o padana?
  • la struttura statale per garantire l’autogoverno: è quella federale (fra aree affini), o la cosa è irrilevante perché basta liberarsi dal colonialismo romano?
  • il rapporto con i partiti e con le istituzioni dello stato: deve essere collaborativo? o conflittuale? o dialettico?
  • il problema dell’autodeterminazione è fondamentale o si deve tentare di evitare almeno i danni maggiori che la sottomissione comporta (sudditanza etnica, illegalità, immigrazione selvaggia, “sacco del nord”, ecc.)?
  • distinguere le forze economiche e sociali con cui si interagisce: si sono individuate – al nord, in Italia, in Europa – quelle amiche (oggettivamente, perché trarrebbero vantaggi da un nord autonomo)? Quelle che amiche non possono essere per la ragione opposta? Quelle che amiche possono diventarlo se si riesce a sensibilizzarle?
  1. l’istituzione di una struttura di coordinamento: p. es. gli organizzatori del meeting, coadiuvati da referenti delle comunità locali, affiancati da:
  • gruppi di studio (non necessariamente composti da Bocconiani…) per comprendere – al di là dei luoghi comuni – il contesto storico, culturale, ambientale, economico, sociale, politico in cui ci si muove.  Quello del nord (regioni, Padania), del sud (Roma, sud), dell’Europa (Unione Europea, paesi forti e deboli, accentrati e federali, nazionali e multietnici), del mondo (ruolo USA, Cina, globalizzazione, immigrazione, ecc.). Anche per superare l’incredibile incultura e provincialismo di gran parte della politica italiana. Meglio se a Jesolo si decidesse di sperimentare anche qualcosa come una scuola quadri telematica, supportata p.es. dal giornale e dalla Libera Compagnia Padana, non per sfornare amministratori – come quella istituita dalla Lega – ma per formare attivisti preparati.
  • gruppi di lavoro specialistici, per progettare, promuovere e organizzare le azioni di mobilitazione.
  1. la dotazione di strumenti di comunicazione veloci ed efficaci (Grillo insegna): all’interno della struttura organizzativa e come collegamento fra questa e il giornale e i suoi lettori.
  2. la definizione di modalità e tempi, rapidi e certi, per le attività della struttura e dei gruppi, per decidere azioni e tabella di marcia, in vista p.es. di un Jesolo 2.0 a breve.

Può darsi che le conclusioni della convention deludano chi si aspetta una linea politica dettagliata e azioni fulminee. La strada è in salita e il primo passo è il più difficile. Ma costruire una base solida è indispensabile: di dilettanti allo sbaraglio se ne sono visti troppi.

 

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12 Comments

  1. “Difficile che da Jesolo esca una linea d’azione precisa, ma è poco realistico chiederlo”.

    Infatti Jesolo e’ una partenza che era gia’ stata fatta circa vent’anni fa.

    Se arriviamo ad oggi col ripartire vuol dire che qualcosa non funziona NELLE TESTE DEL presunto e cosiddetto SOVRANO. LA MASSA. IL PEONES. LA GENTE.

    Ragazzi del 2000 (basta con quelli del 15 e 18) la realta’ e’ veramente peggio del tempo del 15 e del 18.

  2. Senza definizione di un progetto semplice ed un nuovo modello di stato, una piccolo minoranza di romantici speranzosi indipendentisti, non riuscirà a raggiungere la meta. Cogliere la finestra di opportunità che la storia della penisola italica ci sta offrendo e’ un dovere, un’ occasione da non sprecare, ma di strada per la convergenza strategica ed organizzativa mi sembra molto prematura, pervadesso basta il confronto accettato, impossibile per chi ha nel suo DNA solo il suo progetto e il suo piano di azione. Ma perché dobbiamo inventareb l’acqua calda. Emulare lo sviluppo che hanno avuto altre comunità, nella pretesa dell’indipendenza e’ proprio così disdicevole? Catalogna, paesi baschi, Scozia infierì, Slovacchia gia’ raggiunta l’indipendenza e fra poco il Belgio proprio non ci piace? Dobbiamo cercare l’originalita’ tutta nostra, francamente da area colonizzata: Brescia della ex Repubblica di Venezia, proprio non ne sento il bisogno. Piuttosto penso alla grande difficoltà di costruzione di un nuovo stato che non ricada nel modello centralista, ma che rispetti le differenti comunità territoriali. Ai romantici venetisti, che rispetto, ma non capisco, offro un modello Svizzero già realizzato, da importare con adattamenti in Lombardia. Saro’ monotono ma preferisco i modelli collaudati, tutto il resto lo lascio a chi coltiva fantasie storie vecchi idiomi scritti e parlati, ma lasciatemi sperare che i nostri figli prima o poi dimentichino il dialetto italiota che tanti ci ha condizionato.

    • Caro Daniele Roscia.

      1) Belgio: Fiamminghi se ne vogliono andare, gli altri sono i Valloni… I Fiamminghi fanno da soli.

      2) Gran Bretagna: gli Scozzesi se ne vogliono andare, non si confederano e non si federano con nessun altro.

      3) ex-Ceccoslovacchia: si è staccata dalla Cechia. Non si è messa con nessun altro, anche loro hanno fatto da soli.

      4) Catalonia idem… Tanto che nella Repubblica Iberica si distingue bene l’indipendentismo Catalano da quello Basco, due cose diverse, non solo per il modus operandi, la maniera con cui vogliono diventare indipendenti, ma anche perché ognuno fa per se.

      … Idem per Slovenia, che di sicuro non ha concordato con gli altri Popoli yugoslavi… idem per Montenegro…. Ed in un certo senso anche per Croazia e Serbia, con il grande errore che lo hanno fatto facendosi la guerra.

      La Federazione Svizzera si è creata ad incremento… 4 cantoni della Svizzera Centrale, tutti tedescofoni e identitariamente simili hanno iniziato, gli altri sono arrivati dopo, PER LIBERA SCELTA di ogni cantone che si aggiungega, per volontà della gente di quei cantoni.

      I veneti romantici… sono, come al solito e come d’abitudine CONCRETISSIMI…. Vogliono fare come Catalani, Scozzesi, ecc ecc… E solo quando saranno diventati indipendenti decideranno (non solo i venetisti, ma tutto il Popolo Sovrano) sul da farsi.

      Poi, ci sarebbe un’altra cosa IMPORTANTISSIMA e FONDAMENTALE.
      I veneti hanno già iniziato appertamente il loro percorso verso l’Indipendenza più o meno 5 anni fa.

      Non solo leggendo quello che si scrive in questo sito (commenti dei lettori compresi), ma anche avendo modo di parlare con lombardi (soprattutto), noto che la loro cosienza indipendentista è LONTANA ANNI LUCE da quella veneta.

      I lombardi sono purtroppo e spaventosamente intrisi di Lega Nord, e l’indipendentismo sia come numero di persone interessate, ma anche per il tipo di iniziative e il tipo di coscienza collettiva sull’argomento, è un indipendentismo agli albori.

      Se ci si confedera ora per aiutarsi vicendevolmente, non potrebbe (purtroppo) esserci rapporto alla pari, i veneti (e i sardi, per esempio) sarebbero sempre un bl po’ di spanne avanti rispetto ai lombardi…. E cosa si deve fare allora??? Chiedere a chi è più avanti di aspettare i lombardi e gli altri che sono più indietro?

      NO. Non si può, i veneti non sono lombardi e non possono tirare il freno a mano ora ….

      …. Vi rendete conto le grosse incomprensioni che vi sarebbero nei prossimi tre / quattro anni?

      I Veneti devono continuare soli… come fanno i sardi in sardegna…. Nel frattempo, se i lombradi faranno massa critica, fra qualche anno, arriveranno anche loro a martellare lo Stato Italiano… Sempre che gli eventi non abbiano portato i veneti (o i sardi) a rendersi indipendenti prima… A questo punto l’accelerazione verso l’indipendenza avverrà anche in altri posti della Penisola Italica semplicemente per induzione.

      Nota: I venetisti auspicherebbero la ricomposizione della Republica di Venezia, ma coscienti del fattto che di acqua sotto i ponti ne è passata, dicono sempre che si tratta di un DESIDERATA, ma che se i bresciani vorranno restare lombardi, nessun problema…. Ripeto, i veneti, hanno già messo TUTTI I CONCETTI NELLE GIUSTE CASELLINE.

  3. No, no, no… Scusate ma non ci sto.

    Abbiate pazienza ma mi sembra di vivere su una specie di macchina del tempo con direzione PASSATO (sero siano solo i postumi dell’influenza).

    I ragonamenti che state facendo NON sono compatibili con i tempi dell’indipendentismo veneto, il quale, per ognuno dei punti qui esposti ha già dato una risposta più o meno 5 anni fa.

    In Veneto si è partiti e la macchina NON si deve assolutamente fermare in corsa.

    L’indipendentismo veneto punta a fare massa critica dentro il Veneto, senza contare sugli altri Popoli della Penisola italica … I quali hanno o avranno il loro modus operandi.

    L’unica e sola partecipazione comune che vedo è una sorta di Conferenza Socio-politica che sia da collante sulle idee e i princìpi, una specie di scambio di idee e consiglii tra Popoli che individualmente si stanno sradicando.

    VENETI INDIPENDENTISTI !!! Per favore, non facciamo scherzi …

    http://venetkens.blogspot.it/2012/05/mi-so-veneto.html

  4. L’itaglianita’, crosta da rinoceronte, e’ dura da togliere.

    Hanno saputo farci i noti che ci dissero di culturarci e invece ci aculturarono.

    Ci hanno messi dentro una specie di scafandro… e da li’ uscirne sara’ dura senza l’aiuto di qualcuno..!!

    Buona residenza ad ALKATRAZ… la detta patria iddalioddas.

  5. Non si può che essere d’accordo, in linea generale, con quanto scritto da Giorgio. Costruire una nuova classe dirigente con una visione profondamente federale, allo scopo di avere sempre meno uno stato centralizzato e togliere sempre più potere a Roma, che secondo me è la Caput Mundi della CORRUZIONE. Facciamo in maniera che arrivi sempre meno soldi al centro. Forse potremo riuscire a costruire uno stato migliore per le generazioni future.

    • Forse non hai letto il titolo dell’articolo che parla di indipendenza, che è anche il nome del giornale che ci ospita.
      Qui si tratta di creare uno stato nuovo e non di fare dell’Italia uno stato federale…

      • E’ vero, Gino. Mi rendo conto però che il testo non era chiaro (capita in un condensato di poche righe) e si prestava anche all’interpretazione di Paolo. In realtà avevo in mente due opzioni possibili su cui occorreva prendere posizione: 1) quella – dicevo – di “evitare i danni maggiori” del sistema Italia, cioè battersi sperando di ottenere da Roma qualche concessione (la linea Maroni-Tosi) 2) oppure lavorare perché le nostre comunità fossero pienamente libere e in grado di scegliere loro se adottare il federalismo come modello politico, applicandolo al loro interno – adeguato alla loro realtà – e con l’esterno. Cioè federandosi fra di loro o con comunità vicine o con l’Europa stessa se fosse un’unione di popoli. Escludo per principio che fra le opzioni future ci possa essere una federazione con Roma, per ovvi motivi, o un totale isolazionismo localistico fuori della storia, nel nostro mondo globalizzato dominato dai fortissimi poteri economici e politici che tutti conosciamo.

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