IVIE: un’altra odiosa gabella tutta italiana sulle case

di GABRIELE BARELLO

Quando si parla di tasse, o si tenta di parlare di esse, ci si arrabbia praticamente sempre. Specialmente quando queste colpiscono oggetti su cui abbiamo fatto parecchia fatica e sacrifici per averli, come gli immobili. E’ una cosa che francamente non mi stupisce più di tanto, quella di vedere la casa al primo posto tra gli investimenti di ogni famiglia italiana. E non stupisce neppure il fatto che sia la prima cosa su cui gli italiani si irritano, se gli viene toccata da una qualunque tassa. Se per il territorio nazionale ci pensa l’IMU a spellarci ed espropiarci per bene dalla nostra amata casa (dato che rispetto alla vecchia ICI ci verrà a costare dal doppio al triplo), per quanto riguarda il territorio internazionale, ci penserà l’IVIE (sigla di Imposta sul Valore degli Immobili all’Estero… che creatività ed originalità!). Ecco da notare che ogni nuova tassa inizia sempre con “imposta”. D’altronde, esse ci vengono sempre “imposte” dall’alto. Ma che cos’è nel dettaglio questa IVIE?

E’ una tassa con aliquota dello 0,76%, che si applica sui patrimoni all’estero comprensivi di tutto (dunque immobili, terreni, conti correnti attività finanziarie ecc…). Insomma l’ennesima patrimoniale ai danni dei cittadini. L’aliquota in questione si dovrebbe pagare, in base all’eventuale valore catastale del paese ove è situato l’immobile, oppure in mancanza di esso, in base al valore d’acquisto scritto sul contratto di compravendita (e qui è almeno avvantaggiato chi ha comprato la casa anni addietro), o ancora in mancanza di esso (non si arrendono mai!), il valore di mercato della zona dove è situato l’immobile. E ovviamente senza nessuna distinzione tra acquisto o eredità. Da essa si sfugge solo nell’eventuale caso, che l’abitazione situata all’estero non produca reddito (cioè non sia affittata), sia inabitabile o inallocabile (non abbia zona o classe d’assegnazione addebitata dal governo locale). Tale ennesima assurda gabella è stata voluta e sostenuta da Pierluigi Bersani, nei confronti di Monti, data l’impossibilità di fare una patrimoniale interna, come lo stesso Bersani e compagni avrebbero voluto. Com’è ovvio voleva dimostrare al proprio elettorato che aveva colpito pure gli odiosi “ricchi”, come se l’IMU sulle seconde e più case non fosse già di per sè abbastanza pesante.

L’IVIE era contenuta nel famoso decreto “Salva Italia” (che dalle cronache si è capito essere un “Salva Nulla”), del 6 dicembre 2011 n. 201, nella sezione riguardante la “tassazione degli immobili ed affini…”. Come già detto con essa si dovevano tassare gli immobili detenuti fuori dall’Italia, con tutti gli annessi e connessi che ne derivano e cioè terreni, conti correnti (metti che la casa è in affitto, ed hai fatto da grande furbo un bel conto corrente dove depositarli…), movimenti finanziari ecc. Vogliono pure dirci cosa fare coi nostri beni all’estero, insomma. In questo modo l’Italia dimostra di non avere un briciolo di buon senso, neanche con gli stati esteri, dove chi ha la casa paga già l’equivalente dell’IMU all’istituzione locale. Ormai tutto è permesso, tutto è dovuto, basta fare una legge. Pena ovviamente, la confisca di parte del patrimonio in Italia, in caso di mancato pagamento! Inoltre come se non bastasse, tale gabella pazzesca, sarebbe pure incostituzionale, dunque illegittima almeno stando alla lunga lista di leggi violate da essa. Si spazia dalla legge sulla libera circolazione di capitali all’estero, passando per l’articolo 14 della Carta Costituzionale Europea che vieta la doppia imposizione su uno stesso bene, per finire con l’articolo 45 del Trattato Europeo sulla libera circolazione dei lavoratori all’interno della UE. Insomma la lista è lunga, e per motivi di spazio non la elenco tutta. Contro di essa, si sono mosse parecchie persone, l’associazione degli immobiliaristi italiani, governi esteri, blog su Internet e si sono formate parecchie class-action, ma soprattutto denunce e ricorsi alla Commissione Europea. Per ora la commissione ovviamente tace, sapendo benissimo che è illegittima per non dire illegale, per tutti i motivi sopra citati. Seguiremo gli sviluppi.

Ma come si deve pagare tale tassa nel caso ne siate per vostra sfortuna colpiti? Lo stato gabelliere ci ha già pensato in modo facile ed intuitivo (quando si tratta di incassare, sono più veloci della luce), inserendo nella magnifica dichiarazione dei redditi annua, uno specifico modulo denominato con la sigla RW. Dentro essa si dovrà inserire la cifra da voi calcolata (ovviamente lo stato vi tassa ma il lavoro tocca a voi). Ma non sempre si riesce a calcolare tale cifra, senza imbattersi in problemi ed ostacoli di varia natura. Ad esempio non in tutti i paesi esteri, esiste un valore catastale per tutto (in Romania, ad esempio, dove esiste per gli immobili, ma non per i terreni), dunque la cosa si complica perché rischi di doverti trovare a pagare cifre enormi in Italia perché basate sul loro valore di mercato, quasi sempre non basso (immaginate se pagassimo gli immobili o i terreni in Italia sul valore di mercato, una follia pura).

Inoltre l’IVIE è l’ennesima tassa fatta dai nostri bei politicanti sull’onda del sentimento popolare generale dell’invidia del prossimo, che in periodi di crisi rende ancor di più: “Se devo stare male io, devi star male pure tu”. Ma tutto ciò naturalmente non basta. Difatti oltre a non esserci tale tassa in nessun altro paese europeo (forse del mondo…), con tale tassa si vorrebbe pure tentare si controllare i movimenti all’estero eventuali, di capitali e patrimoni. Come? Semplice! Con il monitoraggio fiscale. Tale sistema funziona quando i governi di due paesi all’interno della UE si mettono d’accordo per scambiarsi informazioni di natura fiscale o patrimoniale di un certo individuo, detenuti in quel determinato paese (fregandosene di leggi sulla privacy ad esempio). E un po’ lo Stato italiano si è fatto aiutare da noi, fottendoci con la dichiarazione dei redditi del 2011, nella quale bisognava mettere per la prima volta, eventuali beni situati all’estero (furbi no?), in modo da sondare per bene il terreno. E poi ci ha ringraziato di tutto ciò con una bella tassa, l’anno successivo. Magnifico, un lavoro impeccabile!

Insomma, sembra davvero di essere tornati ai vecchi tempi dei soviet, dove la proprietà era considerata un furto, e non un diritto naturale come dovrebbe invece essere.

 

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