Italicum, il patto Renzi-Berlusconi: dalle parole ai fattacci

di DANIELE VITTORIO COMERO

Il nome “Italicum” suona bene, è altisonante, però il contenuto è ancora incerto, certamente peggio del detestato “porcellum”, appena ripulito dalla Corte costituzionale un paio di mesi fa, nel più abbordabile “consultellum”. Dopo di che c’è stato il patto Molotov-Ribbentrop (Renzi-Berlusconi), che sta prendendo forma concreta in questi giorni, con la nuova legge elettorale, in discussione alla Camera.

Dibattito illuminante per capire lo stato di fatto del progetto di blindatura di questo sistema politico in disfacimento. Da un punto di vista tecnico la materia è molto complicata, difficile da comunicare e da capire in tutte le sue implicazioni.

I problemi maggiori insiti nell’accordo politico Renzi-Berlusconi, che ha generato un testo problematico redatto da Roberto D’Alimonte, sono dovuti all’introduzione contemporanea di due grossi meccanismi distorsivi: le alte soglie di sbarramento per accedere ai seggi e un generoso premio di maggioranza in seggi assegnato al vincitore con un contorto doppio turno.

Le soglie di accesso sono state innalzate a livelli mai visti prima:12,4%, 8% e 4,5% rispettivamente per le coalizioni di liste, liste non coalizzate e partiti coalizzati.

Sull’incongruenza di questi numeri e dei possibili effetti distorsivi delle barriere, è consigliata la lettura del commento del costituzionalista Michele Ainis sul Corriere della Sera del 4 marzo dal titolo eloquente “Il buon senso nel cestino. Il senno perduto sulla legge elettorale“.

Il premio in seggi a livello nazionale è stato mantenuto come nel porcellum, lievemente ritoccato tra il 52% e il 55%, utilizzando un eventuale secondo turno, se nessuna coalizione supera il 37%.

Il doppio turno fatto in questo modo è stato un terzo rilevante problema, la cui soluzione ha impegnato gli scienziati della politica, sia di stampo democratico che forzista, per tutto il mese di febbraio. Visto che non riuscivano a trovare una soluzione dignitosa al problema del doppio turno possibile alla Camera e al Senato, tra liste/coalizioni differenti (essendo il sistema tripolare, con poli equivalenti, oggi come oggi sarebbe possibile un ballottaggio alla Camera tra PD e M5S, mentre al Senato è più probabile tra PD e FI) allora hanno abbandonato il Senato a se stesso, confezionando una legge solo per la Camera.

Basta mettere la testa sotto la sabbia e tutto si risolve per incanto, vecchio trucco degli struzzi, che funziona sempre.

Con buona pace delle indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale, che indica come irragionevole la contemporanea presenza di premio più sbarramenti, che distorcono la rappresentanza effettiva di molti elettori (ad esempio, una lista al 7,9%, con più di due milioni di voti rimarrebbe senza seggi) e la parità di voto sia in entrata che in uscita.

Nel dibattito parlamentare ha parlato per la maggioranza il relatore Sisto, che è di Forza Italia, dimostrando che il governo delle larghe intese, la trimurti, è viva e vegeta, che i berlusconiani sono a braccetto con i democratici nell’imporre un sistema che trasforma un partito di minoranza nel Paese, del 25%, in uno di maggioranza alla Camera.

Mercoledì si sono materializzati anche i franchi tiratori, coperti dal voto segreto 70-80 deputati hanno potuto dare spazio ai ripensamenti e alla coscienza, senza peraltro scalfire più di tanto la granitica maggioranza data dalla somma dei due poli di centro-sinistra e di centro-destra. Qualche voce fiera e dissenziente si è levata dai deputati del centro per l’Italia, subito stoppate da Adornato, che ha ricordato il patto di ferro delle larghe intese.

Il deputato Fraccaro, del M5S, ha sottolineato che si è arrivati fino a questo punto per la codardia del PD, che non vuole ammettere pubblicamente che condivide in pieno con l’avvento del renzismo l’impostazione “presidenziale” di Forza Italia, per cui ora non ci sono più significativi elementi di differenziazione tra i due partiti. Fatto sta che, dopo due giorni di dibattito parlamentare una cosa è certa, per dirla alla fantozzi: l’Italicum è una boiata pazzesca, inutile, dissipatrice di energie preziose.

Non ci sarebbe da preoccuparsi più di tanto se fosse una legge qualsiasi, come ne sono state fatte negli anni dai vari parlamenti, soprattutto da quando c’è il regime delle larghe intese. Purtroppo, non è così, la legge elettorale è la base della democrazia. Ieri mattina, ad un certo punto un deputato di SEL, Quaranta, ha chiesto (meglio tardi che mai) all’Aula distratta di quale razza di cultura politica fosse figlia questa legge, disconoscendone così l’origine democratica e della sinistra.

Un’altro esponente di SEL, Pilozzi, era intervenuto per dire, con disarmante semplicità, che non si vota una legge al buio, con elementi decisivi lasciati indefiniti, ad esempio: quanti e quali collegi ci saranno, quanti seggi sono attribuiti per collegio.

Ciò che emerge chiaramente da questa vicenda, che forse si concluderà lunedì, è che la battaglia per il rinnovamento del sistema politico non è più tra maggioranza e minoranza, tra progressisti e conservatori, tra destra e sinistra, concetti “vecchi”, superati dal rapido avvento del renzismo, ma tra chi sta dentro a questo sistema di potere dissipatore e chi cerca con la buona volontà di tappare le troppe falle della barca.

 

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