Italia patria della corruzione: stiamo insieme al Ghana e alla Macedonia

di GIANMARCO LUCCHI

I fatti che emergono in queste ore intorno alle vicende Finmeccanica (dove il governo sembra essere inerme, cioè non prende decisioni pur essendo questa un’azienda pubblica e pur essendo nell’occhio del ciclone da mesi e mesi) non fanno che confermare la sensazione generale dell’Italia come patria della corruzione. Con conseguenze devastanti: non solo i costi, enormi,  che fanno perdere competitività al Paese: 60miliardi di euro all’anno quelli diretti, calcolati dalla Corte dei Conti. Una riduzione dei tassi di crescita delle imprese, che va dal 25 al 40%. Ancora: le classifiche che, per la corruzione percepita, collocano l’Italia accanto a Ghana e Macedonia, e gli indici di percezione da parte dei cittadini, vicini al massimo per la politica. Numeri drammatici, solo in parte bilanciati dalle statistiche giudiziarie, che, riferite alla parte emersa del fenomeno, segnano invece un andamento discendente. E’ il quadro tracciato, in 400 pagine, dal ‘Rapporto della Commissione per lo studio e l’elaborazione di misure per la prevenzione della corruzione’, redatto dal gruppo di lavoro, coordinato da Roberto Garofoli, che fa capo al ministero della Pubblica amministrazione, e presentato oggi a Palazzo Chigi.

Obiettivo, oltre a fornire una fotografia del fenomeno, indicare possibili soluzioni, attraverso un’idea di fondo: la ”diffusivita’ e sistematicita”’ della corruzione, rendono insufficiente il contrasto repressivo, e dunque necessaria ”l’elaborazione e l’implementazione di una politica di contrasto di tipo integrato e coordinato” che si avvalga soprattutto di misure di prevenzione. Dunque il Rapporto elenca regole di trasparenza e integrita’ della pubblica amministrazione, e una serie di interventi specifici nei settori della sanita’, degli appalti pubblici, del governo del territorio, dei controlli.

Le statistiche giudiziarie riportate ”riguardano la sola parte emersa del fenomeno, presentando un carattere oggettivo, oltre che dettagliato e disaggregato per settori”, e consentono di ricostruire una ”dinamica discendente non solo per quel che attiene ai numeri dei delitti di corruzione e concussione consumati (dai 311 casi del 2009 ai 223 del 2010), ma anche a quelli riguardanti le persone denunciate (dalle 1821 del 2009 alle 1226 del 2010) e i soggetti condannati per i medesimi reati in via definitiva (dai 341 del 2007 ai 295 del 2008)”

Quanto alla percezione del fenomeno, il ‘Corruption Perception Index’ (Cpi), in base alle rilevazioni di ‘Transparency International’, collocano l’Italia al 69° posto (a pari merito con il Ghana e la Macedonia), con un progressivo aggravamento della corruzione percepita negli ultimi anni. ”Nell’ultima rilevazione dell’indice Cpi (che si sviluppa su una scala da 1 a 10, dove 10 individua l’assenza di corruzione), pubblicata il 1° dicembre 2011, all’esito della valutazione di 182 Paesi, l’Italia si e’ attestata a 3.9 contro il 6.9 della media Ocse”.

C’e’ poi il ‘Global corruption barometer’ che misura la percezione del fenomeno corruttivo da parte dei cittadini con riferimento a specifiche istituzioni. Per il biennio 2010/2011 in Italia il primato spetta alla corruzione politica, seguita da quella del settore privato e della pubblica amministrazione.

Le stime dei costi della corruzione, spiega il Rapporto, sono inferiori al reale ammontare: al costo annuo euro valutato dalla Corte dei conti vanno aggiunti i costi quelli ”indiretti”. Scrive il rapporto: ”si pensi ai costi connessi ai ritardi nella definizione delle pratiche amministrative, al cattivo funzionamento degli apparati pubblici e dei meccanismi previsti a presidio degli interessi collettivi ovvero, per citare taluni settori maggiormente esposti al rischio corruzione, alla inadeguatezza se non inutilita’ delle opere pubbliche, dei servizi pubblici e delle forniture pubbliche realizzati, al mancato o insufficiente controllo pubblico sull’attivita’ di trasformazione del territorio, alla non oculata allocazione delle gia’ scarse risorse pubbliche”.

Dunque ”un aumento dei costi strisciante e un rialzo straordinario che colpisce i costi delle grandi opere, calcolato intorno al 40%”.

Secondo un recente studio della Banca Mondiale, inoltre, ”le imprese costrette a fronteggiare una pubblica amministrazione corrotta e che devono pagare tangenti crescono in media quasi del 25% di meno di imprese che non fronteggiano tale problema”. Aspetto ancora piu’ preoccupante e’ che ad essere piu’ fortemente colpite sono le piccole e medie imprese e le imprese piu’ giovani: ”tra le aziende costrette a subire fenomeni di corruzione, quelle piccole hanno un tasso di crescita delle vendite di piu’ del 40% inferiore rispetto a quelle grandi”.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Finmeccanica: spunta tangente da 550 milioni. E torna in pista Scajola

Articolo successivo

LA PROPOSTA PER CAMBIARE DI "INSIEME PER GLI ITALIANI"