PER CAMBIARE L’ITALIA BISOGNA CAMBIARE GLI ITALIANI

di GIOVANNI ACQUATI

Per cambiare l’Italia prima bisogna cambiare gli italiani. Ed è un compito arduo e difficile perché emerge in modo evidente, soprattutto in situazioni sociali come l’attuale, il “carattere Italiano” che si evidenzia nel fatto che gli Italiani non si sentono parte integrante del proprio Stato ma danno prioritaria importanza alla famiglia, al privato, ai gruppi nei quali sono inseriti e/o nei quali si riconoscono. Lo Stato diventa così un ostacolo, un peso e viene visto come soggetto che abusa dei suoi cittadini. Verso lo Stato si hanno solo pretese e si tendono a non considerare i doveri che impone comunque una vita collettiva.

Ciò, bisogna precisare, si è aggravato soprattutto negli ultimi 20/30 anni, perchè la politica è sempre più degenerata a luogo per farsi gli affari propri, e non dà la sensazione di occuparsi degli interessi generali della comunità, accentuando chiaramente il desiderio dei cittadini di arroccarsi e rinchiudersi nel proprio privato per “difendersi a tutti i costi contro lo Stato predatore, potere oppressivo e non invece regolatore delle relazioni sociali ed economico finanziarie”. C’è però anche da riconoscere che questa caratteristica generale dell’Italiano medio ha origini lontane nel passato. Basti pensare che ci sono sempre state differenze tra il nord ed il sud del paese e grandi differenze di opinioni erano manifeste già ai tempi dell’unità d’Italia, tanto da far pensare che la sbandierata Unità ai tempi fu più una forzatura che una naturale integrazione di un territorio abitato da un unico popolo.

L’Evasione fiscale è una chiara conseguenza di questo modo di essere Italiano. Non riconoscendosi nello Stato le tasse diventano prelievi da evitare alle proprie tasche, alla propria famiglia ed al proprio gruppo: non sono coscientemente considerate come una partecipazione a creare il bene collettivo, per realizzare quelle opere e servizi comuni di cui tutti beneficiamo.

La proliferazione delle mafie, “delle famiglie”, è altrettanto una conseguenza di questo pessimo rapporto dei cittadini con lo Stato, e sta sempre più prendendo piede anche al nord. Mi crea sgomento quando sento e leggo di paesi che si ribellano quando viene imprigionato un mafioso. Purtroppo è vero, in questi luoghi lo Stato non è presente, ha abdicato al governo della mafie, ma ben poco si può fare quando si arriva al punto tanto grave in cui la maggioranza dei cittadini giustifica pienamente questi comportamenti.

La stessa corruzione, la facilità di accordarsi per “passar sopra le irregolarità” con cui tutti facciamo i conti giornalmente e spesso accettiamo perché “non c’è altro da fare”, accentuano la sensazione di una nostra caratteristica naturale tipica, tanto che è diventata talmente una cosa normale che ormai non ci si ribella più, è parte della nostra “cultura quotidiana”.

Ed ecco logicamente lo scatenarsi delle guerre delle lobby, dei privilegiati, dei gruppi di potere  il cui solo interesse è tutelare le proprie posizioni dimenticandosi dei bisogni e delle esigenze della collettività. E provate anche voi lettori a rifletterci ed aggiungere altre situazioni se vi riconoscete, almeno un po’, in questa considerazione sul carattere dell’Italiano medio: chissà quante cose vi verranno in mente.

Se tale problema storico caratteriale non verrà opportunamente considerato, non potrà che continuare a degenerare nel tempo e rendere tutto più difficile e caotico di quanto già non sia. Per questo oltre a tutti gli interventi che il Governo intende avviare, serve contestualmente una grande campagna culturale che faccia capire ai cittadini che sono parte di un unico popolo e dentro uno Stato che ha il compito di pensare al bene della collettività, sembra banale dirlo, quesi inutile, ma non forse per gli Italiani.

Ma attenzione: il difficile è che per farsi capire non servono più le sole parole, non ci crede più nessuno. Saranno solo i fatti concreti che mostreranno se per primo l’attuale governo ha veramente a cuore il Paese. Per farlo dovrà, per esempio, dimostrare di voler affrontare i veri problemi dei cittadini, l’emarginazione e la povertà crescente, non rincorrere le imposizioni della finanza, né cedere ai poteri forti delle lobby. Finora purtroppo non è stato così!

 

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