LEGGI, REGOLAMENTI E CIRCOLARI: E’ L’ITALIA DEI BUROCRATI

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

L’Italia , è afflitta da decenni da un male oscuro che tende inesorabilmente a peggiorare. Da che cosa è generato questo male?

Facciamo una premessa che, peraltro, ha una influenza non trascurabile su quanto seguirà. Fatto 100 il potere, 80 è saldamente in mano alla pubblica amministrazione e 20 al potere politico. Per quale motivo? Semplice: i politici producono le leggi che, per tradizione, sono fin troppo vaghe (spesso perfino eccessivamente). Queste leggi, senza i cosiddetti “Regolamenti attuativi” non possono essere applicate. La burocrazia, unica autrice di tali regolamenti, ha piena facoltà di decidere se, quando e come scrivere i regolamenti. Dopo la pubblicazione di quest’ultimi si verificano (ahimè) incomprensioni e discrasie. A questo punto la burocrazia ha una ulteriore possibilità di intervento attraverso le cosiddette “Circolari esplicative”, circolari che spiegano tutto “ad usum delphini”. Oltretutto quando l’interpretazione di una Legge permette ad uno di giudicare una persona reo e assassino, ed un altro, invece, considera la stessa persona un Santo del Paradiso, le possibilità sono solo due: o è sbagliata la legge o è sbagliato il giudice. Quindi uno dei due va cambiato.

Con questa premessa vedete voi se in Italia comandano i politici o i burocrati, tenuto conto che tra i burocrati alloggiano, con tutti i poteri che voi facilmente immaginate, i giudici. Burocrati e giudici sono stabilmente e totalmente autoreferenti. Già con questa premessa ce ne sarebbe abbastanza per mandare in fallimento una qualunque azienda che operasse in egual modo.

Ed ora veniamo ai politici.

Sfatiamo subito una leggenda: la politica non è una scienza! Ha delle regole abbastanza nebulose, che si imparano senza particolari studi e difficoltà tecniche (ma con tanta esperienza) e non è dote esclusiva degli eletti. Chiunque gestisca un’azienda sa che, nei confronti dei collaboratori, dei clienti e dei fornitori “l’arte del possibile” è la regola. Ora cosa succede? Succede che se a gestire la “cosa pubblica” arrivano, attraverso una elezione, persone che hanno acquisito esperienza gestionale, tutto va bene, se invece arrivano persone che il lavoro lo hanno visto con il binocolo, succedono disastri. Oltretutto, in uno strano fenomeno di selezione alla rovescia, sono proprio questi ultimi i più abbarbicati al seggiolino.

Che cosa capita attualmente, specie in Italia?

Ci sono due distinte categorie di cittadini. La prima è quella di cittadini, pienamente soddisfatti del loro lavoro, che, in un dato momento, visti i disastri nazionali, si candidano nell’intento di “dare una mano” nella gestione della cosa pubblica, portando come contributo l’esperienza sino a quel momento acquisita con risultati positivi, per poi ritornare tranquillamente alla propria attività. Una seconda categoria (ahimè eccessivamente numerosa) costituita da persone che, non sapendo come fare a risolvere i propri problemi di vita, pensano alla candidatura ed alla eventuale elezione, come possibile, personale soluzione per sbarcare il lunario.

La prima categoria entra in un partito e si attiva efficacemente, magari distinguendosi per la propria modalità operativa e le proprie capacità. Questa fascia di persone, specie se eletta, si accorge di avere a fianco individui per i quali l’interesse verso gli altri cittadini è di trascurabile importanza, pensando esclusivamente alla propria carriera. I mezzi utilizzati sono quindi, per rimanere a galla, alleanze opportune e frottole da raccontare alla gente per catturarne il voto. Un grandissimo esperto di politica (politica deteriore), nonché più volte Ministro, ebbe a dirmi: “Le promesse elettorali non sono cambiali, da onorare alla scadenza”, sostenuto in questo dalla Costituzione che (clausola furbescamente inserita dai padri costituenti) afferma che il “mandato parlamentare non è vincolante”. In parole povere : “Fai quello che vuoi, tanto nessuno di potrà punire per non aver mantenuto le promesse”. Della seconda categoria è pieno l’attuale parlamento italico.

C’è un rimedio a queste carenze? Certamente. Ecco alcuni indispensabili strumenti operativi, che, naturalmente andrebbero studiati nei dettagli e successivamente applicati.

– Limitare a due tornate la permanenza nelle cariche pubbliche;

– Rendere vincolanti le promesse elettorali (compresa l’immediata decadenza di chi cambia partito in fase di legislatura operante);

– Aprire, inoltre, le candidature anche a eligendi fuori dalle liste di partito;

– Rendere eleggibile solo chi, curriculum alla mano, può dare dimostrazione di possedere esperienza di vita e di lavoro a qualsiasi livello;

– Obbligare infine gli eletti a redigere “Leggi Quadro” (e non leggi spot), complete, ossia dotate anche dei rispettivi regolamenti attuativi, con l’impegno ad operare anche per l’apporto di eventuali modifiche in fase applicativa;

– Chi produce un qualsiasi insieme di regole deve essere responsabile (e quindi operare per togliere gli errori) della loro correzione.

L’efficacia di queste Leggi costituirà valore di merito o di demerito per chi le ha concepite e votate. Perché tutto questo non succede e si discute, invece, di sesso degli angeli? Perché probabilmente, questa situazione fa comodo a chi ha in mano attualmente il potere e, onde elevare cortine fumogene, continua a piangere sul latte versato.

 

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