Istat, povertà al Sud. Ma il presidente Inps scrive: servirebbero salari più alti del 48% per vivere al Nord

di BRUNO DETASSISsalari in calo

Dossier sulla povertà. Sei famiglie su dieci sono sotto il reddito medio e il record spetta al Sud, spiegano i dati Istat. Poveri secondo il reddito, ma sono sempre e comunque poveri rispetto al costo della vita? Questo capitolo non viene mai affrontato. Affitti, alimentazione, spese quotidiane… Mai vengono parametrati per offrire una visione più ampia del fenomeno. Il Nord resta ricco, il Sud resta povero. Dicono.

Vediamo intanto i dati. Nel 2012 circa il 62% delle famiglie residenti in Italia ha conseguito un reddito netto inferiore all’importo medio annuo pari 29.426 euro, circa 2.452 euro al mese). Il rapporto “Noi Italia” dice anche che in Campania si osserva la più elevata diseguaglianza nella distribuzione del reddito, mentre in Sicilia si registra il reddito medio annuo più basso (circa il 29% in meno del dato medio italiano).

La Sicilia, dunque, presenta il reddito medio annuo più basso (20.897 euro, il 29% in meno del dato medio italiano); inoltre, in tale regione, in base al reddito mediano il 50 per cento delle famiglie si colloca al di sotto di 17.690 euro annui (circa 1.474 euro al mese). All’opposto, la provincia autonoma di Bolzano presenta il più alto reddito familiare medio annuo (36.410 euro), seguita dalla Lombardia (34.097 euro) e dalla provincia autonoma di Trento (32.562 euro).

In Italia sono oltre 10 milioni le persone in condizioni di povertà relativa, che presentano una spesa per consumi inferiore alla soglia di riferimento. Si tratta del 16,6% della popolazione.

Le statistiche si basano sull’indicatore di deprivazione, che scatta quando si presentano almeno tre sintomi (dopo i quattro si parla di seria deprivazione) su un set di nove. La lista del fattori di rischio va dal non poter sostenere spese impreviste, ad accumulare arretrati nei pagamenti (mutui, affitti, bollette).

Finisce qui? No.

Ci spiace dover riesumare cose anche già scritte, ma se ogni volta che leggiamo le statistiche, non troviamo anche il raffronto col costo della vita, il dossier è fuorviante e miope. Scrivevamo che….

Secondo gli economisti Tito Boeri (Bocconi,ora presidente Inps), Andrea Ichino (European University Institute) ed Enrico Moretti (Berkeley), il Sud sta a volte meglio. Nel loro libro “Costo della casa e differenze salariali in Italia”, emerge con gravità la diversa velocità di spesa in particolare per la prima voce nel bilancio delle famiglie, la casa, che influenza e cambia radicalmente il costo della vita in una specifica area geografica, generando un “effetto trascinamento” per tutti gli altri acquisti (sia di beni che di servizi).

A parità di salari, alcune province del Sud hanno più potere d’acquisto. E chissà che dire con le pensioni.

I salari reali di Ragusa sono più alti di quelli di Milano del 38%, per via del minore costo della vita. Se volessimo metterci al pari, spiegano i professori, per avere lo stesso potere d’acquisto, le retribuzioni a Milano dovrebbero crescere del 37% per un bancario e del 48% per un insegnante.

Fatti due conti, dove si guadagna di più in termini di potere d’acquisto? Dove vivere costa meno. Ovvero Caltanissetta, Crotone, Enna; mentre le ultime si concentrano al Nord: Sassari, Aosta e Milano.

“L’uguaglianza dei salari nominali – ha commentato Andrea Ichino – anche se è preferibile, vista la preferenza collettiva per l’equità, genera di fatto ineguaglianze, rendite, sconfitti e vincitori”. 

Che ne pensa l’Istat di un prossimo dossier sul costo della vita e le ineguaglianze che genera?

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