Ispezioni e chiusure: intimidazioni dello Stato contro “Trieste Libera”

di ROBERTO GIURASTANTE

La richiesta di ritorno alla legalità da parte dei cittadini di Trieste che si riconoscono nel Movimento Trieste Libera rappresenta un serio ed irrisolvibile problema per uno Stato quale quello italiano che da sess’antanni sta calpestando i diritti del popolo occupato del Territorio Libero. Non sapendo come ribaltare una situazione chiaramente definita dal diritto internazionale in base al quale Trieste ed il suo porto internazionale si trovano tuttora in regime di amministrazione civile provvisoria da parte del Governo italiano, e senza alcuna possibilità di interferenza da parte dello Stato italiano che su questo territorio non ha alcuna sovranità avendola persa il 15 settembre del 1947 con l’entrata in vigore del Trattato di Pace, l’Italia cerca di terrorizzare i cittadini che reclamano il rispetto dei loro diritti. Ecco così che di fronte alle legittime richieste dei triestini che sollevano la questione del Territorio Libero scatta l’accusa di “evasione fiscale”.

Un’accusa pretestuosa ovviamente, ma sostenuta con forza dagli apparati dello Stato occupante. Che per intimidire gli abitanti della Zona A del TLT che appoggiano e sostengono il Movimento Trieste Libera non esitano ad intervenire nei loro confronti con metodi brutali propri di quel regime fascista che da queste parti ha lasciato segni indelebili. Chiariamo intanto che i triestini che si appellano allo status giuridico del Territorio Libero non sono degli evasori fiscali e nemmeno dei pazzi. Evasione fiscale significa sottrarsi dolosamente al pagamento delle tasse e delle imposte. Qui i cittadini stanno chiedendo solo di potere pagare le tasse dovute secondo la legge. E questo non è un reato. Lo commette chi invece obbliga forzosamente i cittadini al pagamento di tasse che non sono imponibili nel Territorio Libero in base a trattati vincolanti che l’Italia quale Stato si è impegnata a rispettare.

Lo status giuridico internazionale di Trieste e del suo territorio (porto compreso) vieta a chiunque di sottoporli al pagamento del debito pubblico dello Stato italiano (art. 5 dell’allegato X del Trattato di Pace del 1947, ratificato ed eseguito dall’Italia con Legge 3054 del 25 novembre 1952). Tale divieto (obbligo) vale anche per l’attuale amministrazione provvisoria italiana a carico del Governo, rispetto alla quale la Repubblica italiana ha lo status giuridico di Paese terzo (come qualsiasi altro Paese). Che invece il Governo italiano in violazione degli obblighi assunti a livello internazionale con il Memorandum di intesa di Londra del 1954 abbia consentito allo Stato italiano di insediarsi nella amministrata Zona A del Territorio Libero per simularvi la propria sovranità, imponendo così ai cittadini il pagamento del proprio debito pubblico, non legittima le autorità italiane a reiterare tali atti illeciti che costituiscono un grave abuso del diritto internazionale e quindi cancellazione della legalità per l’affermazione di un diritto negativo basato sull’inesistenza giuridica delle sue normative. I cittadini di Trieste sono solo vittime di questo sistema perverso e vantano nei confronti dello Stato italiano un enorme credito fiscale di centinaia di miliardi di euro, tra tasse e imposte dirette e indirette nazionali, regionali e locali, frutto di leggi inapplicabili a Trieste e nel Territorio Libero in virtù degli stessi trattati internazionali sottoscritti dall’Italia. Nel Territorio Libero di Trieste infatti ogni legge doveva e deve essere adattata ed estesa dal Governo amministratore con proprio decreto o del proprio legittimo rappresentante, il Commissario Generale di Governo, pena nullità assoluta. Cosa mai fatta, ed anzi volutamente omessa dalle autorità governative italiane per permettere il sacco della città e del suo porto internazionale.

Si può quindi ben comprendere l’attuale situazione di disagio istituzionale che il risveglio dei cittadini del TLT repressi per decenni sta determinando. Anziché interrompere questa operazione di saccheggio e predazione indiscriminata del territorio amministrato l’Italia allo sbando reagisce intensificandola, cercando di “spezzare le reni” ai triestini che ora non sono più disposti a tollerare questa criminalità da vero Stato di mafie. Ed ecco quindi scattare le misure repressive all’esercizio dei diritti del popolo occupato. Negli ultimi mesi il Movimento Trieste Libera è stato sottoposto ad un’aggressione mediatica di intensità crescente al fine di presentarlo, con i suoi aderenti, come un gruppo “sovversivo” che incita all’evasione fiscale. La stessa autorità giudiziaria, impotente davanti alle centinaia di ricorsi presentati dai triestini che sollevano il difetto di giurisdizione assoluto dei giudici italiani operanti al di fuori dello Stato italiano, si è scagliata – tramite la stampa locale – contro “Trieste Libera” chiedendo misure di polizia restrittive durante lo svolgimento dei procedimenti giudiziari in cui si trovino coinvolti i rappresentanti del movimento. E così le cause per il TLT sono state blindate con presenza massiccia fin dentro le aule di udienza di polizia e carabinieri, in un clima da Cile 1973. Tali comportamenti delle illegittime istituzioni dello Stato italiano non mirano solo a intimidire e a far cedere i triestini che si appellano alla legalità, ma anche e possibilmente a provocarne reazioni estreme. Onde giustificare ulteriori giri di vite per ripristinare l’ordine imposto da un sistema che agisce in totale violazione di quella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che dovrebbe essere alla base della stessa esistenza della Repubblica italiana.

In questa operazione di sistematica soppressione dei diritti civili si inseriscono anche quelle che a tutti gli effetti possono essere definite spedizioni punitive e che sono attuate dalle autorità italiane nei confronti di aderenti e simpatizzanti di Trieste Libera. Vengono presi di mira i locali pubblici che ospitano le affollate assemblee itineranti che il movimento organizza per spiegare ai cittadini la realtà dei loro diritti negati e come esercitarli. Informazioni preziose per risvegliare la coscienza di un popolo tenuto da decenni nel letargo dalla propaganda del regime dello Stato occupante. Una rivoluzione della legalità pericolosa per chi deve nascondere le proprie malefatte. E che quindi il sistema di potere italico non tollera. I “seguaci” (spesso definiti altrettanto spregiativamente “adepti” dagli svenduti giornalisti locali) del movimento che predica legalità e giustizia, vengono così seguiti in ogni loro assemblea da poliziotti, carabinieri, finanzieri, in borghese che si nascondono tra la gente comune. E i locali che si prestano alle riunioni dei patrioti di MTL vengono poi sottoposti alle “attenzioni” dei tutori dell’ordine di questo particolare Stato ad illegalità diffusa. Recentemente una pizzeria dove MTL aveva svolto più riunioni è stata presa d’assalto durante l’orario di apertura da una squadra di ben 13 carabinieri in divisa per un controllo. Risultato? Sospensione di una settimana dell’attività con pesante sanzione pecuniaria per presunte irregolarità relative ai contratti lavorativi di alcuni dipendenti. In un altro caso l’Agenzia delle Entrate si è presentata con una propria task-force contemporaneamente in due locali commerciali di un iscritto a MTL per verifiche fiscali. Controlli svolti con negozi aperti al pubblico durati svariate ore e in perfetto stile da Stato di polizia. E poi gli interventi implacabili della Guardia di Finanza. La titolare di un bar simpatizzante per MTL si è vista affibiare una sanzione di 1.000 euro per non avere rilasciato lo scontrino fiscale di un caffè ad un cliente. Lo scontrino in realtà era stato fatto, ma il cliente lo aveva immediatamente buttato e non lo aveva potuto esibire agli uomini delle Fiamme Gialle in agguato davanti al locale. In un altro caso una multa da migliaia di euro è stata sanzionata dai finanzieri nei confronti di un bar a conduzione familiare.

Il reato? Un parente aveva sostituito la titolare che per un giorno non aveva potuto essere sul posto di lavoro. Piuttosto che chiudere l’attività – unica fonte di guadagno – avevano pensato a questa soluzione dettata dalla necessità e resa possibile dagli affetti. Ma la Finanza è stata inflessibile: la legge è legge. Il sostituto non poteva stare lì nemmeno per poche ore. Questo in base alle nuove normative italiane. Quelle con le quali lo Stato camorrista sta distruggendo quel che rimane della morente economia di impresa italiana. E così ora un’altra famiglia rischia di rimanere sul lastrico. Sono questi alcuni esempi, purtroppo. Potremmo continuare a lungo. La macchina della repressione italiana è in moto a Trieste. Un apparato burocratico ereditato dal regime fascista continua ad utilizzarne strumenti e metodi per mettere in riga il popolo della terra occupata. Ma proprio questa reazione rende ancor più evidente la giustezza della strada intrapresa da migliaia di persone ormai certe dei propri diritti e che lotteranno fino in fondo per la propria libertà: non possiamo cedere, non dobbiamo cedere, non vogliamo cedere.

In collaborazione con http://robertainer.blogspot.it

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