FRANCIA, IL 93% DEI MUSSULMANI HA VOTATO HOLLANDE

di RODOLFO BALLARDINI

«Sì, abbiamo sbagliato nel dopo Tahrir, perchè abbiamo lasciato che gli islamisti ci derubassero della rivoluzione. Ma non è terminata, e continueremo a rivolgerci a tutti gli egiziani per ottenere i diritti che i martiri hanno conquistato». Parole amare, ma anche di lotta, in bocca a Abdel Ghani Hendi, quadro del partito «11 febbraio», un giovane di piazza Tahrir, il luogo simbolo della rivoluzione che l’anno scorso ha fatto cadere il regime trentennale in Egitto, a poche ore dalle elezioni che porteranno il primo presidente dell’era post-Mubarak.

Dai commenti lasciati in calce agli articoli sull’Islam apparsi su questo quotidiano, si evince che alcuni lettori vorrebbero che si scrivesse solo di indipendenza. Forse hanno ragione ma dovrebbero fare mente locale che l’Islam e l’Indipendenza sono agli antipodi. I media italiani mi pare abbiano celato, o mi è sfuggito, la composizione del voto che il 6 Maggio scorso ha portato il socialista Hollande a varcare la soglia dell’Eliseo. Ebbene, il socialista e la sinistra hanno vinto perché il 93% dei musulmani con cittadinanza francese, e quindi con diritto di voto presidenziale, ha votato in massa a loro favore. E’ la prima volta che i musulmani interferiscono sulle votazioni presidenziali. Hollande ha promesso in campagna elettorale la modifica della legge elettorale per cui anche i musulmani senza cittadinanza residenti in Francia, potranno partecipare alle elezioni comunali del 2014.

I cittadini di religione maomettana sono 2 milioni su un totale di circa 5-6 milioni La Francia non ne conosce il numero esatto come del resto anche gli altri Stati della vecchia Europa non sanno quanti immigrati hanno in casa. Le proiezioni indicano che entro 11 anni la popolazione musulmana all’ombra della Torre Eifel  supererà quella indigena del 10%. L’opportunista neo presidente francese ha promesso l’amnistia generale ai 400 mila musulmani illegali sicché garantirà a se stesso ed alla coalizione di sinistra che rappresenta un radioso futuro di successi politici. Perciò, in tutta l’Europa i musulmani voteranno per i partiti di sinistra non per convinzione ma per opportunismo in nome della gloria di Allah.

Ovviamente le sinistre al governo favoriranno le politiche immigratorie sempre nell’ottica di portare a casa più voti.

In Danimarca il primo ministro socialista Helle Thorning Schmidt ha vinto le elezioni politiche dello scorso settembre con un margine di soli 8500 voti grazie alla scelta dell’80% dei 100 mila musulmani, su 200 mila residenti, aventi diritto di voto. In Inghilterra, nel sobborgo londinese di Tower Hamlets, i musulmani hanno contribuito alla elezione a sindaco di Lutfur Rahman, nato in Bangladesh, affiliato al gruppo islamista IFE (Islamic Forum for Europe) che ha come scopo il cambiamento della società britannica dall’infedeltà all’Islam. In Belgio vivono 600 mila musulmani dei quali la metà risiede a Bruxelles che perciò è passata dall’essere una capitale europea a capitale islamica d’Europa. Nel 2030 i nativi saranno in minoranza. In Norvegia la proiezione demografica ha stabilito che nel 2040 il 50% della popolazione di Oslo sarà islamica mentre a livello nazionale i musulmani passeranno dall’attuale 12% al 24%  con evidenti implicazioni politiche. In Spagna il partito socialista ha recentemente tentato di far passare in parlamento una legge che avrebbe esteso il diritto di voto amministrativo agli oltre 500 mila musulmani colà residenti. La caduta del governo Zapatero nel Novembre dello scorso anno ha fatto fallire il progetto.

Immigrazione e democrazia, dato che si tratta di garantire il voto agli immigrati (ai mussulmani vanno sommati anche quelli di altre etnie extracomunitarie, il cui indice di natalità è più alto di quello degli autoctoni) sono tra loro interconnessi, soprattutto in vista di quell’agognato referendum per l’autodeterminazione di qualche comunità del Nord.

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