Isis, non una ma più religioni malate

di ANDREA CARLO MONTIAPTOPIX Mideast Israel Palestinians

Dopo le difficili settimane del referendum, che hanno impegnato il primo ministro David Cameron in dichiarazioni a dir poco contrastanti, la Gran Bretagna ha deciso di approvare la mozione di governo a proposito dei bombardamenti sul suolo iracheno ai danni della associazione terroristica ISIS.

Cameron mostra nuovamente più muscoli che buon gusto; perché sì, attaccare con forza e spietatezza un nemico lontano e debole è una politica che ha funzionato per tutti da sempre, ma d’altro canto le dichiarazioni (che evidentemente non sono il suo forte) che hanno preceduto il voto sono suonate misteriose nei punti migliori, grottesche nei momenti più bui. La neonata missione in Iraq “sarà una missione che non durerà qualche settimana, ma anni. Dobbiamo essere pronti a questo tipo di impegno”, perché e come si debba essere pronti a reagire con tale violenza a delle minacce vuote e insensate, soprattutto con raid che la storia ci ha insegnato non funzionare, non è chiarito; però ha assicurato che secondo lui questa azione è “del tutto legale” in quanto le autorità irachene hanno chiesto aiuto, ”E’ moralmente giusto quindi agire, e agire adesso”. Bisogna però ignorare che persino ISIS è un’autorità irachena, che raccoglie consensi non solo sul territorio ma anche in tutto il globo, quindi sostenere un’azione morale su presupposti così cinici e arbitrari è sempre e comunque sbagliato, ma Cameron, beh, è speciale a suo modo.

L’intervento britannico in Iraq del 2003 “pesa pesantemente” alla camera dei Comuni, ma il leader inglese certo non può sottrarsi al rendere insensato tutto il passato e a rifiutarsi di imparare, infatti: ”Non è come il 2003 e non dobbiamo utilizzare gli errori del passato come una scusa per l’indifferenza o la mancata azione”. No, bisogna utilizzare gli errori del passato come monito ed esempio per evitare di commetterli costantemente ogni dieci anni; non abbiamo le risorse dell’America per questo genere di cose.

 

Però ISIS è una realtà che continua ad allargarsi non solo in medio oriente, ma anche in Europa (come ovunque vi siano dei musulmani). Nei territori a sud dello stretto di Gibilterra, a Melilla, nella regione spagnola e a Nador, in Marocco, hanno arrestato uno spagnolo e sette marocchini, freschi jihadisti pronti a partire per la guerra, proprio come non è scritto nel Corano. Lo spagnolo, presunto capo della mini-nano-micro cellula terroristica è a quanto apre avvezzo alla violenza e alla guerra, si tratterebbe infatti di un ex militare dell’esercito spagnolo che, sorpresa delle sorprese, dopo una vita di addestramento ad uccidere, nella noia e nell’ignoranza si getta sulla prima opportunità di sfogare le sue abilità e repressioni.

 

Ma la minaccia è reale, certo non al nostro sistema e stile di vita, men che meno alla nostra sicurezza; bensì il pericolo è sociale, è un fallimento della società occidentale che più di 3.000 individui europei si siano già imbarcati in questa “avventura” ai limiti della comprensione per quello, come il nostro, che dovrebbe essere uno stato civile e progresso. Perché la forza di questa fede illusoria e arcaica riesce ancora a competere e spesso vincere con la raffinata morale che ci siamo così faticosamente costruiti? Come può la promessa di redenzione e di un aldilà ancora sostituire la visione già maestosa e chiara che siamo riusciti ad ottenere del mondo e della realtà?

La verità è che senza quasi ombra di dubbio la religione nel 21° secolo non può più essere vista come una propensione innocua, bensì come un bagaglio culturale che andrebbe smantellato; con religione intendo tutte quelle che ammorbano e intralciano una società che ha ben altri problemi da affrontare oltre quello delle credenze di pastori di 1.500 nel caso dei musulmani, se non più di 4.000 anni fa se andiamo a rispolverare il vecchio testamento. In questo momento sfugge alla mia comprensione una tale fede e fedeltà a dei principi così rozzi e gretti, che non si manifestano, badate bene, solo nei comportamenti del popolo di Allah; bensì la chiesa cattolica (che conosco meglio per questione geografica e culturale) ha delle responsabilità altrettanto grandi e oscure nei confronti di una società che sta abbandonando, giustamente, il credo, ma che si trova a combattere contro la resistenza ingiusta e inutile di questa fede malata. Questo si riconosce più vistosamente nella violenta esplosione della jihad, ma non è meno disastrosa e degenerante nella meschina opera di illusione e instupidimento che opera la chiesa ai danni di coloro che ancora si rifiutano di osservare e vivere il mondo come abbiamo imparato a conoscerlo, e preferiscono riparare nei più confortevoli loculi dell’ignoranza e della fede.

 

 

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