FISCHIARE L’INNO IN SPAGNA? E’ LIBERTA’ DI ESPRESSIONE!

di SALVATORE ANTONACI

Dalla derelitta Spagna, alle prese con gli indipendentismi per nulla intenzionati a fare sconti allo stato unitario,  ci arriva una lezione di diritto che dovrebbe far vergognare i tromboni pseudo – patriottici di casa nostra sempre pronti alla morte (altrui) quando si tratta di correre in difesa dell’onore offeso di inni, bandiere e di ogni residuo armamentario simbolico – retorico.

Ancora è viva, pur se in via di salutare dissolvimento, la polemica sui fischi alla marcetta di Mameli nell’imminenza della finale di Coppa Italia fra Napoli e Juventus. Fiumi di inchiostro, alti lai e deprecazioni rabbiose hanno fatto seguito alle bordate di disapprovazione grandinate più che piovute dagli spalti dello stadio olimpico di Roma, pare provenienti dai settori della tifoseria napoletana. Risultato della contestazione: una sanzione pecuniaria di 20.000 euro comminata alla società partenopea, colpevole, per la giustizia sportiva, di non aver saputo impedire lo “sgarbo”. Ma, se il momento non fosse quello che è, con un paese ridotto letteralmente a pezzi e privo di qualsiasi credibilità politica e morale, c’era da star sicuri che il braccio violento della legge avrebbe agito con ben altra durezza memore dei peggiori momenti del passato. Come quelli durante i quali si condannava al carcere o al confino qualche cafone che aveva osato gridare la propria rabbia contro governanti affamatori e indegni o come, per non tacere di una pagina nerissima occultata per decenni da storici sicofanti di professione, quelli in cui si fucilavano uomini, donne e bambini sulle rovine dei villaggi incendiati perché ribelli al nuovo corso della storia peninsulare.

Ora, è questa la novità, il potere è davvero nudo e la repressione indiscriminata perfino della libertà di opinione (sgradevole alle volte, ma sempre sacra) sembra essere decisamente in riflusso. Resta, lo ribadiamo, il linciaggio mediatico e la ripicca che sa tanto di vessazione.

Tutt’altra situazione si è verificata in una circostanza analoga in terra spagnola. Nel 2009, la finale di Coppa del Re tra Athletic Bilbao e Barcellona offrì la ribalta ai supporters baschi e catalani per infierire contro l’inno nazionale con fischi e cartelloni. La risposta del Tribunale investito della questione fu lapidaria: “Manifestazioni protette dalla libertà di espressione”. A distanza di tre anni ed in coincidenza di un altro match tra le stesse squadre una sentenza dell’Audiencia Nacional ha  bocciato una querela preventiva di un’associazione nazionalista iberica contro l’annunciata e reiterata contestazione dei tifosi.

Chissà se basteranno simili pronunciamenti, ammesso vengano conosciuti, a placare lo zelo e la smania di protagonismo di qualche arci-italiano desideroso di rivalersi in altrettanto autorevoli sedi della grave onta subita. Dubitarne è lecito.

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1 Comment

  1. la Spagna era nata dall’unione di due corone.
    L’attuale Costituzione spagnola parla di “popoli spagnoli” al plurale.
    E’ in corso un processo di dissoluzione controllata, condiviso dal centro.
    La Spagna è uscita dal suo fascismo da sola, convinta; non per compiacere i vincitori della guerra in cui s’era cacciata (vi ricorda qualcosa?)
    L’inno nazionale spagnolo non ha neanche un testo ufficiale. Gli inni catalano e basco sono legali.
    E’ un altro mondo. Democratico.

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