CHI OGGI PREDICA INFLAZIONE, DOMANI RACCOGLIERA’ MISERIA

di MATTEO CORSINI

Guido Salerno Aletta ha ribadito l’ovvio: “Servono riforme profonde. Primo, all’interno dell’Europa nessun Paese deve avere un avanzo commerciale strutturale, pena il ripetersi degli squilibri finanziari cui abbiamo assistito e che ancora incombono. Secondo, la Bce deve garantire, nel momento in cui un Paese rispetti i vincoli del fiscal compact, che il suo debito pubblico non possa costare più di quello pagato dal Paese più virtuoso, intervenendo automaticamente sul mercato primario e secondario. Terzo, i Paesi che hanno disavanzi energetici strutturali possono essere esonerati dal divieto di aiuti di Stato per tutti gli investimenti tecnologici volti ad affrancarli.”

Anche io credo che servano riforme profonde. Ma qui finiscono i motivi per concordare con Aletta, perché ciò che lui ritiene necessario per risolvere la crisi in Europa sarebbe a mio parere deleterio.

Partirei dall’avanzo o disavanzo commerciale. Se si vuole evitare che un Paese registri un avanzo o disavanzo strutturale non credo abbia senso imbrigliare il mercato, come avviene nell’Unione europea. Al contrario, anche in un regime di cambi fissi come quello dell’eurozona è possibile lasciare che siano gli aggiustamenti dei prezzi a livellare i saldi delle bilance commerciali. Qualcuno potrebbe avere dei vantaggi legati, per esempio, alla presenza di materie prime; a mio parere la soluzione non consiste nell’imporre una sorta di egualitarismo a livello statale, penalizzando artificialmente qualcuno o avvantaggiando altri. In un mercato libero ognuno può e deve cercare di specializzarsi e acquisire un vantaggio competitivo utilizzando al meglio le risorse di cui dispone.

Quanto al ruolo della Bce, chiamarla a garantire il livellamento dei rendimenti dei titoli di Stato sarebbe ancor più deleterio della pretesa di livellare le bilance commerciali. Se un Paese rispettasse i vincoli del “fiscal compact” (e dubito che saranno in molti a farlo), probabilmente non avrebbe pressioni sui rendimenti dei titoli di Stato. Anche se li avesse, tuttavia, credo che l’acquisto selettivo di titoli da parte della Bce mediante creazione di base monetaria sarebbe un rimedio peggiore del male. Qualcuno crede che se i BTP rendessero oggi come i Bund tedeschi il governo italiano (qualunque esso fosse) perseguirebbe il rigore sui conti pubblici (a proposito di rigore: io credo sia sbagliato perseguirlo a suon di tasse e non tagliando la spesa, ma non che si debba allentare lo sforzo per sistemare il bilancio)? Io ne dubito. Per non parlare degli effetti distorsivi e redistributivi che ogni manovra monetaria inflattiva produce.

Infine, l’idea di esonerare dal divieto di aiuti di Stato i Paesi che hanno disavanzi energetici strutturali. Si tratta di una variante della regola più generale tanto cara, tra gli altri, a Monti, di non computare la spesa per investimenti nel deficit pubblico. E’ un’idea basata sulla pretesa di identificare un cambiamento formale con uno sostanziale. A mio parere non è null’altro che un’illusione. Tutte le spese dello Stato sono finanziate o mediante tassazione o mediante indebitamento (tassazione futura). Il fatto che il denaro speso per costruire, per esempio, un’opera infrastrutturale possa in futuro generare flussi di cassa positivi per lo Stato e/o accrescere il valore del patrimonio pubblico non cambia la circostanza che oggi si contrae un debito per finanziare quella costruzione.

L’idea che si possa recuperare strutturalmente competitività e sistemare il bilancio mediante trattati, manovre inflattive o cambiamenti nelle convenzioni contabili è destinata, se messa in pratica, a peggiorare le cose. Per questo non escludo che ci toccherà vedere qualcosa del genere.

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2 Comments

  1. Cosa penso sulla moneta l’ho scritto in altri pezzi che mi pare lei abbia letto, per cui non starò adilungarmi. Negli attuali regimi monetari (fiat) non c’è una dinamica di domanda/offerta paragonabile a quella di altri beni, per il semplice fatto che dal lato dell’offerta c’è un monopolio, per di più relativo a un bene la cui produzione può essere sostanzialmente illimitata a costi irrisori.
    In un sistema monetario di libero mercato potrebbe (dovrebbe) esserci concorrenza tra monete alternative, ma non credo che sopravviverebbero monete caratterizzate da un’offerta potenzialmente illimitata a costo sostanzialmente pari a zero, né la produzione e l’offerta di moneta sarebbero un monopolio stabilito per legge. Né, infine, i tassi di interesse sarebbero manipolati da una banca centrale (che potrebbe benissimo non esserci, o svolgere, in concorrenza, il ruolo di stanza di compensazione).
    Ciò detto, penso avrebbe senso la concorrenza, per esempio, tra oro e argento (o altri beni), ma non tra euro e dollaro, se per euro si intendesse (sempre per ipotesi) un grammo di oro e per dollaro un’oncia di oro. Va da sé che il rapporto tra un grammo e un’oncia non cambia, così come non avrebbe senso cambiare l’equivalenza tra un metro e cento centimetri a seconda di quello che si vuole misurare.
    Posso essere d’accordo sul fatto che un’unica politica monetaria in un regime fiat produca conseguenze asimmetriche in una unione monetaria come l’eurozona. Ma non risolverei il problema moltiplicando le monete fiat. Moneta fiat e libero mercato sono a mio avviso incompatibili.

  2. Caro Corsini,
    giustamente lei propugna la libertà di mercato anche per le dinamiche monetarie, ma allora alcune questioni nascono spontanee:
    nelle dinamiche di domanda e offerta rientra anche la moneta o no?
    Se si, è normale che se una moneta è richiesta, essa debba rivalutarsi, mentre al contrario si svaluta mantenendo un minimo di equilibrio.
    Questo , in regime di vincolo esterno rigido (euro) non è possibile, e questo crea sbilanciamenti nelle partite correnti dei vari paesi.
    Altra distorsione : se per lei è sbagliata la svalutazione, dovrebbe esserlo anche la mancata rivalutazione delle economie forti,se crede nelle libere dinaiche del mercato.

    A meno che non si sia liberali a corrente alternata.

    http://goofynomics.blogspot.it/2012_05_01_archive.html

    “Ricapitolando: la rigidità del cambio, che lei lo colga o meno, è stata evidentemente una parte del problema della spesa (imponendo politiche di alti tassi di interesse e avviando l’Italia nella spirale del debito), e la sua rimozione dovrà essere una parte della soluzione. Se le interessa la Francia, per dirne una, ha avuto dinamiche simili dopo il suo “divorzio” dalla banca centrale”

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