Indipendenza (Veneta): election day referendum e regionali per fare il botto

di CLAUDIO FRANCO REGIONE VENETO

(da DIRITTO DI VOTO) – Dopo il referendum del 18 settembre in Scozia e la legge convocatoria della Consulta in Catalogna, firmata oggi dal Presidente Mas, il mondo indipendentista attende le mosse della terza Regione referendaria d’Europa. Sembrerà strano ai non addetti ai lavori, ma in effetti il Veneto è il terzo territorio più avanzato del Vecchio Continente in tema di secessione. Il fatto che buona parte della popolazione lo ignori è indicativo degli sforzi ancora da compiere.

Come rileva costantemente Indipendenza Veneta, il movimento che per primo e con maggiore coerenza ha fatto suo e portato avanti il progetto del referendum consultivo indetto ufficialmente dalla Regione, la legge 16/2014 è stata già approvata (in giugno) dal Consiglio Regionale del Veneto ed è quindi attualmente in vigore. Il fatto che su di essa penda il ricorso del Governo davanti alla Corte Costituzionale, che ancora non si è pronunciata in merito, non cambia le carte sul tavolo. Alla legge si può dare seguito entro la cornice giuridica italiana.

Ciononostante, dal giorno dell’entrata in vigore, sono passati oltre 3 mesi, e si è fatto davvero pochissimo. Mancano molti decreti della Giunta, manca la fissazione della data da parte del Consiglio, manca l’apertura del conto corrente in cui dovranno confluire le donazioni e liberalità dei privati, per coprire i costi del referendum, stimati in 14 milioni di euro.

Dal momento che la classe dirigente veneta sembra essersi sopita dopo l’approvazione della legge (come se questa non fosse il primo passo di un lungo cammino, ma il punto d’arrivo), appare sempre più chiara la necessità per le forze indipendentiste di esercitare nuova pressione su Zaia, sulla Giunta e sui Consiglieri.

Secondo voci di corridoio, il movimento di Alessio Morosin starebbe pensando, per il 5 ottobre, di mettere in piedi blocchi stradali su vie statali molto trafficate, per permettere volantinaggi sul luogo nei confronti degli automobilisti incolonnati.

Ora, non ci sarebbe bisogno di elencare i meriti di Indipendenza Veneta. Con i moltissimi gazebi, le pubblicazioni, le feste e le raccolte di firme (con numeri simili a quelli di un vero e proprio Stato) sono riusciti a imporre, fin dal 2012, il tema indipendentista nel dibattito politico. E tutto questo senza avere nemmeno un Consigliere Regionale a spalleggiarli. Le presenze in televisione, sia a livello locale, sia a livello nazionale e internazionale, hanno fatto da contraltare ai numerosissimi incontri pubblici, per spiegare alla popolazione le tematiche, i diritti e i vantaggi in ballo.

Tutto questo formidabile lavoro verrebbe messo in discussione da una boutade controproducente. Come sappiamo, ogni qualvolta un’azione di protesta (che sia uno sciopero, una manifestazione o un sit-in) causa un disagio alla popolazione, è più facile che quest’ultima scarichi la rabbia, non tanto sull’obiettivo della protesta, quanto sui manifestanti. E così, in questo caso, l’indipendentismo verrebbe ad esserne il bersaglio. Non ne vale la pena.

Ci sono molti modi di spronare i politici a muoversi. Manifestazioni di piazza, marce, azioni dimostrative (pacifiche, chiaramente) di grande impatto mediatico. Uno in particolare potrebbe avere conseguenze devastanti per gli amanti dello status quo. Necessita però di tolleranza, pazienza e astuzia.

Tra pochi mesi, nel 2015, il Consiglio Regionale del Veneto andrà a rinnovo mediante nuove elezioni. E’ un’occasione formidabile per porre nuovamente e con una forza e una concretezza mai viste finora il tema del diritto di votare per essere indipendenti.

Indipendenza Veneta scalpita perché la Regione indica il referendum al massimo il 1 marzo, il giorno del Capodanno Veneto. Un giorno dai risvolti simbolici importanti, è fuor di dubbio. Tuttavia deve essere chiaro che il Veneto, per quanto simile, non è la Catalogna. Il Veneto non si può permettere una Consulta il 9 di novembre, per celebrare la caduta del Muro di Berlino e del Muro dell’articolo 2 della Costituzione spagnola. Il Veneto deve giocare la sua partita, con arguzia.

E allora ecco la soluzione: celebrare il referendum sull’indipendenza del Veneto lo stesso giorno delle elezioni regionali. Insomma, un’election-day.

I vantaggi di un’operazione simile si sprecano: innanzitutto i risparmi per i privati (i 14 milioni di euro si ridimensionerebbero di molto – ad esempio alle spese per urne e schede elettorali), con questo togliendo agli avversari un argomento che, in tempi di crisi, potrebbe creare una frattura tra i promotori e la popolazione; in secondo luogo, la possibilità di spostare l’attenzione della popolazione dal semplice rinnovo delle istituzioni regionali alla possibilità di dare un segnale fortissimo, a Venezia e a Roma, sulla propria volontà. Si può trasformare l’elezione regionale in una “Consulta” sull’indipendenza; infine, l’incentrare la consultazione sull’indipendenza non potrebbe che dare una grande spinta proprio a quei movimenti che, coerentemente, hanno perseguito questo ideale, fin dalla nascita. E’ insomma un’operazione, per dirla come Alessandro Storti, “win-win-win”. E molti altri “win” si possono tranquillamente rilevare, pensando semplicemente all’occasione a cui un’abile mossa come questa può portare (Nei prossimi giorni seguirà un articolo del direttore in merito alla questione dell’election-day, con una proposta. La questione è troppo importante per lasciarla correre).

Nessuno sta chiedendo a Indipendenza Veneta di candidarsi alle Regionali piuttosto che costituire un cartello elettorale indipendentista con gli altri movimenti. Ognuno è libero di scegliersi il proprio percorso. Però si stia molto attenti a prendere decisioni avventate, come il blocco stradale o la precoce convocazione del referendum. Da azioni non adeguatamente ragionate e prese d’impulso possono derivare grossi danni, rispedendo l’indipendentismo indietro di decenni. E non solo in Veneto.

Anche la Lombardia guarda con molta attenzione al processo veneto. Come ripete il Professor Marco Bassani il Veneto è “tana libera tutti”.

Seguite dunque un consiglio interessato: non sprecate tutto il lavoro fatto, non sprecate l’opportunità in arrivo.

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3 Comments

  1. E pure Zaia fa anche di tutto per rassicurare lo stato italiano dicendo (quasi) testualmente : ” E solo consultivo , qualsiasi il risultato , non succedera….niente ! ”
    Dai ! stato italiano ,lui Zaia fara la sua bella figura ; viene rieletto ,e ti servira fedelmente per altri anni !

  2. win-win-win un’ostrega

    vogliamo mettere il risultato del referendum nelle mani dei soliti noti (scrutatori)?

    Sarebbe una zappa sui piedi non da poco.

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