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Indipendenza Lombarda, in otto Comuni in corsa solitaria

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

di GIULIO ARRIGHINI*

L’indipendenza corre. E’ un risultato che per una provincia come quella di Brescia, sconfinata e popolata, apre anche a nuovi orizzonti. Indipendenza Lombarda  in questa terra della Leonessa si è presentata da sola in ben otto Comuni al voto. Prima, in corsa solitaria, c’è solo la Lega (13 liste) e il Movimento 5 Stelle (10 liste).  Poi arriva il movimento, in otto municipi, appunto, e a seguire Forza Italia (solo 6 liste), il Pd (4 liste appena).

Il senso di presentarsi con un’identità così marcata in un tempo in cui a pagare di più è l’accodarsi, ha un peso e vuol segnare un confine. E importante lo è ancora di più in un momento in cui l’indipendenza, di pensiero, di azione, di spinta politica, ha pagato un prezzo molto alto per dire anche solo “io esisto”.

Ci sono otto facce che si mettono in gioco:  Alessandro Marazzi (Longhena, Mauro Rinaldi (Lavenone), Paola Dall’Asta (Mura), Diego Arrighini (Pertica Bassa), Cesare Duranti (Paisco Loveno), Roberta Brugnera (Treviso Bresciano), Raffaella Toninelli (Prestine), Luigi Milini (Valvestino).

Le rivoluzioni non nascono mai dentro il palazzo ma arrivano dalle piazze, quelle piccole. Arrivano dalle comunità, organizzate. Arrivano dal non schierarsi col potere facile a portata di mano. Otto liste come queste rappresentano otto insorgenze organizzate, distanti dalla politica delle alleanze a tutti i costi. Ne abbiamo discusso proprio domenica scorsa, in un momento conviviale a Borgosatollo, assieme a Roberto Bernardelli e Francesco Formenti, con tutti i candidati in lista nella terra bresciana.

Si può anche essere solitari, andare da soli, giocare la politica su piani separati laddove non è possibile convogliare, come sempre più accade nelle amministrative, in una lista civica. Senza intesa, che non è compromissione ma evitare la dispersione per un comune programma, è meglio dire: ci sono valori non barattabili. La coerenza in primis.

Orami sappiamo che l’astensione sarà più protagonista perché la disillusione prende il sopravvento sull’offerta di speranza. Evitare la politica è più semplice che credere ad una alternativa in campo.

Ci sia concessa qualche citazione utile.

“È chiaro che la moltiplicazione dei partiti a tutta prima lusinga la vanità degli imbecilli. Dona loro l’illusione di scegliere”.

Georges Bernanos, I grandi cimiteri sotto la luna, 1938

E poi, ancora: “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”.

Theodor Adorno, Minima moralia, 1951

Infine: “Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”.

Mark Twain

La disillusione, appunto. Ma anche la certezza, come scrive Adorno, che ci sono alternative, che si può e si deve restare indipendenti rispetto agli indipendentismi di facciata, rispetto alle “case comuni” che per forza il sistema vorrebbe ricostruire per convogliare il voto di tutto il mondo autonomista sotto un unico mantello, come la Madonna con i fedeli sotto il suo manto protettore. Una sorta di non dispersione del voto o, piuttosto, una forma per controllare chi è rimasto autenticamente indipendentista. Se è così grazie e arrivederci.

A noi non servono colonie di pensiero né riserve politiche in cui avere a disposizione il minimo indispensabile per sopravvivere. Tiriamo su la nostra bandiera, e votiamo perché non siamo dei rassegnati.

Scriveva un comune amico, di recente: “Bisogna mettere in questione le sedie. Confondere per vivere. Provocare per non morire. Votare chi è maggiormente contro, perché, oggi, non ci è dato altro”. Oltre che maggiormente contro, io aggiungerei oggi, maggiormente liberi. E, se serve, soli.

*Segretario Indipendenza Lombarda

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