Indipendenza del Veneto: seguire tutte le vie pacifiche, ma poi…

di SANDRO MIGOTTO*

Nei giorni scorsi abbiamo presentato in due Comuni Veneti, San Stino di Livenza (VE) e Motta di Livenza (TV), una richiesta che a nostro avviso  potrebbe essere rivoluzionaria.  Abbiamo preteso il sacrosanto diritto di una comunita’ ad autodeterminarsi. Questa e’ una bomba che puo’ superare lo stallo che ad oggi blocca le varie iniziative indipendentiste. I Sindaci li costringiamo con le spalle al muro, devono esprimersi, devono dire se stanno con la loro gente, la gente che li ha votati, la gente con la quale condividono la quotidianita’, oppure se saranno Ufficiali Governativi per conto di Roma e dei Partiti Romani. Non esiste la neutralita’. Saranno costretti a farlo, devono farlo entro 30 giorni dalla presentazione della proposta di delibera di iniziativa popolare calendarizzandola, pena il commissariamento del Comune. Non siamo andati e non andremo a pietire alcunche’ dai signori Sindaci; devono fare loro in primis, come tanti Veneti, il salto di qualita’ mentale e culturale, devono comprendere che ancor prima di fare parte di un Partito, sono fondamentalmente Veneti e devono rispondere alla gente Veneta. Chi ha presentato questa proposta di delibera non e’ un Partito. L’indipendenza non puo’ essere rappresentata da un Partito; due semplici associazioni, due Comitati di cittadini,  hanno dichiarato di voler essere liberi. Non siamo un Partito, non lo saremo mai, siamo un Movimento – Fronte Separatista Veneto – che altro scopo non ha se non coordinare e fornire il materiale necessario per predisporre la documentazione.

Questi Comitati Cittadini non esauriranno la loro funzione con la sola presentazione dell’istanza indipendentista. Avranno compiti di autodifesa, di creare un nucleo capace, se offeso, di rispondere. Noi perseguiamo, finche’ sara’ possibile, la via pacifica. Ma siamo convinti che nessuna liberta’ ci verra’ regalata dallo Stato Centrale, ne’ tanto meno dalla Comunita’ Internazionale che, aldila’ di qualche dichiarazione di facciata, non alzera’ un dito. Chi lo crede si svegliera’ male. Quando ci sara’ un “caso Veneto” allora potremo andare a trattare con l’Italia e chiedere la mediazione dell’Onu o dell’UE. Ma questo avverra’ quando saremo padroni del nostro territorio o di una parte di esso. Per arrivare a questo in maniera pacifica occorre che i nostri Sindaci, in primis, siano a capo di questo cambiamento ineludibile. Il recepimento di queste istanze di fatto e’ il Referendum per l’autodeterminazione… quando la maggioranza dei Comuni avra’ approvato questa delibera, di fatto potremo dichiarare l’indipendenza. Non parlatemi di “percorsi giuridici internazionali…” dato che non esiste una via univoca per dichiarare l’indipendenza. Ogni percorso visto fin qui da parte di Nazioni che si sono rese indipendenti e’ una storia a se’, mai simile ad altre. Addirittura se si volesse, con l’approvazione in 10 Comuni della delibera, si costringerebbe Zaia ad indire il referendum, ai sensi dell’art. 20 dello Statuto Regione Veneto; ma sappiamo che Zaia non ha nessuna voglia voglia di farlo, e’ ancora ammaliato dal tricolor e inventera’ sicuramente qualche impedimento grazie ai suoi azzeccagarbugli.

Sorvoliamo sul fatto che tutt’ora una bella quota di sindaci in Veneto e’ della Lega….. E come abbiamo avuto modo di constatare a Jesolo nel 2010, finora hanno scelto il Partito piuttosto che alla liberta’ della loro gente. Speriamo che i tempi siano maturi…

Se cio’ non avverra’, ci sara’ una sola possibilita’ e non sara’ pacifica. Ma non si puo’ tergiversare; lo sfascio e’ quotidiano, inesorabile e irreversibile. Fare azienda ormai e’ al limite della follia, essere dipendenti spesso significa non arrivare a fine mese, per chi un lavoro ce l’ha. La disintegrazione del tessuto sociale veneto si acuisce giorno dopo giorno.  Noi esportiamo cervelli, i migliori giovani se ne vanno, ben compensati dagli arrivi degli avanzi di galera dell’Est Europa e dell’Africa che notoriamente, con il zingarame nostrano, sono gli imprenditori e gli operai specializzati del domani in Veneto.

Non vendiamo fumo e personalmente ritengo che nessuna iniziativa pacifica e legale possa portare all’indipendenza, ma abbiamo il dovere morale di battere tutte le strade percorribili pacifiche, dandoci ovviamente una scadenza, non attenderemo all’infinito, senza abbassare la testa e senza fare domande in carta bollata o trescare nel sottobosco della politica regionale. Fatto questo, in caso di risposte negative, potremo dire che non c’erano alternative…

Chiedo pertanto di mettere i Sindaci delle vostre citta’ di fronte alla scelta. Non possono far finta di nulla, non possono nascondersi e ognuno di noi sapra’, con nomi e cognomi, chi ama la propria terra e chi invece e’ servo di Roma e aguzzino della propria gente. I giorni  della rabbia arriveranno presto, che preghino di stare dalla parte giusta. Non faremo sconti.

Sarei curioso di sapere cosa risponderebbe il ministro nonche’ primo cittadino padovano, magari riuscirebbe a sorprendermi.

*Fronte Separatista Veneto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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