Incompatibili e anche irriducibili? I parlamentari con le doppie cariche. Bernardelli: Pensate che aver dimezzato il Parlamento sia servito?

di Roberto Bernardelli – Più che dire che fatta la legge trovato l’inganno, in  questo caso possiamo affermare che la politica è anche un doppio lavoro…

La fondazione Openpolis fotografa la situazione dei doppi incarichi. Tutti consentiti? Secondo Openpolis mica tanto.

Ecco la pattuglia dei “doppioturnisti”, quelli che non staccano mai. Gli stakanovisti del palazzo, per il nostro bene ovviamente.

 

Dei 42 parlamentari incompatibili dopo l’insediamento, al momento in 20 si sono dimessi dagli altri incarichi.

La disciplina delle incompatibilità

Openpolis ci ricorda che “Molti parlamentari nel corso della loro carriera hanno ricoperto diversi incarichi politici e in alcuni casi li ricoprivano anche al momento della proclamazione. Non sempre il mandato parlamentare è incompatibile con altri ruoli. In diversi casi però la costituzione o la legge disciplinano le ipotesi d’incompatibilità”.

Scopriamo quali sono.

Il mandato parlamentare infatti è incompatibile con i ruoli di:

  • presidente repubblica (articolo 84 della costituzione);
  • membro della corte costituzionale (articolo 134 della costituzione);
  • membro del consiglio supremo della magistratura (articolo 104 della costituzione);
  • parlamentare europeo (articolo 122 della costituzione);
  • membro di giunta o consiglio regionale (articolo 122 della costituzione);
  • sindaco di comune con oltre 15.000 abitanti (Dl 138/2011 articolo 13 comma 3). I sindaci dei comuni con più di 20.000 abitanti invece sono ineleggibili (Tuel articolo 62, Dpr 361/1957 articolo 7 e Dlgs 533/1993 articolo 5).

 

Ovviamente c’è chi si è dimesso subito, chi lo ha fatto dopo, e chi non ha avuto ancora evidentemente il tempo per farlo.

Chi tra questi si è dimesso prima di assumere il ruolo di parlamentare, chi dopo e chi ancora aspetta a farlo.

“Tra gli attuali parlamentari erano 60 quelli che ricoprivano incarichi incompatibili alla data delle elezioni (41 candidati alla camera e 19 al senato). Tra il 25 settembre e il 12 ottobre, data d’inizio della nuova legislatura, 18 di questi avevano già risolto la propria incompatibilità.

Nella maggior parte dei casi tuttavia si è trattato di un passaggio praticamente automatico. Sei di questi infatti facevano parte della giunta o del consiglio della regione Sicilia, incluso l’ex presidente Nello Musumeci. E in questa regione si è andati alle elezioni lo stesso giorno delle elezioni nazionali”.

E poi??

“Altri 9 invece erano parlamentari europei e, avendo questi accettato l’incarico di deputati (5) o senatori (4), sono automaticamente decaduti dall’incarico (articolo 3 del regolamento del parlamento europeo). Si trattava in particolare di 3 eurodeputati di Forza Italia, 2 della Lega e uno rispettivamente di Fratelli d’Italia, Partito democratico, Azione-Italia viva e Alleanza verdi e sinistra.

“I tre parlamentari che invece si sono dimessi spontaneamente sono Marco Lisei e Giovanni Berrino, di Fratelli d’Italia, e Ilaria Cavo di Noi moderati. Il primo ha lasciato la posizione di consigliere della regione Emilia-Romagna, gli altri quello di assessori in Liguria”. Onore al merito.

A questi poi si potrebbero aggiungere 3 sindaci di comuni con più di 20.000 abitanti che, come previsto dalle norme (Dlgs 267/2000 articolo 62) si sono dovuti dimettere prima ancora di candidarsi. In questi casi infatti non si parla d’incompatibilità, ma di ineleggibilità. Si tratta in particolare di: Sabrina Licheri sindaca di Assemini del Movimento 5 stelle, e di Ilenia Malavasi e Emiliano Fossi sindaci di Correggio e Campi Bisenzio, entrambi del Partito democratico.

Le incompatibilità a inizio mandato

“Tra i 42 parlamentari che il giorno dopo l’insediamento ancora ricoprivano incarichi incompatibili 11 non avevano ancora rinunciato a un incarico in giunta regionale32 in un consiglio regionale e 1 al ruolo di sindaco di un comune con popolazione compresa tra i 15.000 e i 20.000 abitanti”, chiude il dossier.

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