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Inchiesta ‘Ndrangheta: polizia svizzera cerca interpreti di calabrese, 75 franchi l’ora

di GIOVANNI D’ACQUINOitaly-mafia

Da tempo la cronaca non offriva una notizia così. Una di quelle che non sfuggono alla curiosità giornalistica e che restano negli annali dei guinnes.

Anche perché siamo abituati a leggere della difficoltà di alcune procure di reperire traduttori di arabo, di lingue esotiche, per avere fedeli trascrizioni e testimonianze di deposizioni nei processi delicati legati al terrorismo o al traffico internazionale di qualsiasi forma di crimine. La Svizzera invece ha un altro genere di necessità: tradurre dal calabrese alla lingua della procura di Berna le deposizioni degli imputati e dei testimoni legati alle ultime inchieste sugli arresti per ‘Ndrangheta proprio in Svizzera.

E’ così, la   Fedpol è alla ricerca di interpreti, perché la Polizia giudiziaria federale da sola non ce la fa e ha bisogno di un aiuto linguistico. «Idealmente cerchiamo qualcuno che possa giustificare competenze linguistiche in questo ambito o che sia calabrese d’origine, si legge nel bando trasmesso all’ateneo del Cantone, rilancia anche il Corriere del Ticino, affogando la notizia in cronaca.

Ma non basta sapere tradurre il calabrese. Bisogna avere anche competenze informatiche. Insomma, si apre una nuova opportunità di lavoro! La ‘Ndrangheta, anche da braccata, è risorsa per la società. In Italia il problema certo non si sarebbe posto. La burocrazia e la macchina giudiziaria non ha difficoltà a reperire al proprio interno risorse linguistiche in grado di comprendere la lingua degli imputati.

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