LA SINDROME DA “IMU”-DEFICIENZA ACQUISITA

di GIOVANNI MARIA MISCHIATI*

La rivolta fiscale verrà. Silenziosa e letale. Non tanto silenziosa, forse, se a qualcuno pungerà vaghezza di tirare fuori i forconi, come paventano i sindaci italiani, incastrati nel ruolo di esattori da un governo inetto e deboluccio nel far di conto.

Si sta respirando una brutta aria, per chi vorrebbe mantenere i sudditi imbalsamati nel rispetto di norme inique e vessatorie, come spesso sono quelle che regolano l’arraffamento delle risorse private da parte del Leviatano statale: l’impressione è che stavolta manco Socrate accetterebbe di bere la cicuta, dovendo fronteggiare tenutari del potere così sprezzanti del buon senso da minacciare bagni di sangue qualora la loro creatura prediletta, la dannata IMU sorta dalle ceneri dell’ICI per una resipiscenza furbastra del Cav già in odore di giubilamento, venisse azzoppata dalla legittima indignazione popolare. Verrà il fisco e avrà i tuoi occhi, sembrano promettere quelli della Lodensprung, ormai tarantolati dalla paura che crolli in maniera catastrofica il castello di bugie costruito sulla spocchia di chi si sentiva investito dal dio dei “poteri forti” di una missione salvifica, subito contraddetta dalla gragnuola di balzelli con cui si è sotterrata ogni speranza, pur minima, di innescare anche solo una parvenza di crescita, d’altro canto difficile da ipotizzare in un contesto di crisi sovrannazionale.

Ora, se è vero che il Mariuolone Monti ci è stato appioppato da San Napo su ordine dei gerarchi mastriccionici – chi non ricorda il diktat del rompino Van Rompuy? -, è altrettanto vero, come si è ripetuto fino alla nausea, che il Bokkoniano amaro ci viene fatto quotidianamente trangugiare dall’insipienza dei politici nostrani, ben lieti di demandare ai prof il lavoro sporco che non hanno il coraggio di compiere ancora adesso, a più di sei mesi dal laticlavio regalato sulla fiducia all’uomo della Trilateral (e di Goldman&Sachs), alla stregua di un Nobel qualsiasi affibbiato a un altro campione dello Yes, we can, che perlomeno la sua elezione se l’è sudata in giro a sbaciucchiare pupi e a titillare l’orgoglio della propria gente. Ma se il sobrio per antonomasia non riuscisse a portare a termine il compitino per il quale è stato scelto, cosa succederebbe a lui e ai suoi mandanti nazionali?

Esclusa la morte per fame, tuttavia qualcuno potrebbe cominciare a guardarlo un po’ come accadde al conte Ugolino, con la differenza che, in luogo dei figli da mangiare, il nostro eroe in grigio si troverebbe sulla coscienza milioni di connazionali spolpati, senza la consolazione di avere centrato nella partita del bilancio la X pronosticata con tanta sicumera. A meno che, appunto, i candidati allo spolpamento non decidano di dribblare in extremis la linea d’attacco dei Befera Boys, la squadra per la quale tifa il bassotto della Merkel, mandandola in fuorigioco. Qui non si tratta di avere Grillo per la testa, bensì di usare la medesima per scompaginare i piani di bottino (ventuno miliardi!) della cricca miliardaria al governo e, di riflesso, della furfanteria partitante che le regge il moccolo. Altro che astensionismo, schede bianche o voto a comici scambiati per statisti! Ricorrendo a un’espressione cara a un democristo trasmigrato a sinistra, sarebbe un vero segno di discontinuità con il passato tagliare (dal basso) i viveri alla casta politica. Risparmiando i dindi destinati all’IMU con il negarli innanzitutto ai sedicenti “tecnici” tesi alla propria sopravvivenza politica, si farebbe un gran bene al Paese reale e si svelerebbe la nudità dell’imperatore Monti, esponendolo alla vendetta dei suoi committenti.

Se financo i capoccioni del Fondo Monetario Internazionale, con tutto il pelaccio che hanno sullo stomaco, mostrano orrore per la mitragliata di tasse del governo di Der Kommissar, significa che il tempo è venuto: non si tosano le pecore cui siano spuntate le zanne. La Lodensprung ha già evidenziato la propria intrinseca debolezza nel contrastare chi le si opponga a muso duro (Fornero docet): è ormai da settimane che Befera viene rampognato per l’eccessivo presenzialismo catodico, a dimostrazione che Monti qualche dubbio sulla strategia del balzello forse lo sta coltivando, senza peraltro poterlo dire per non sputtanarsi completamente. Anzi, il timore che si incattivisca da qui a dicembre, di fronte a una possibile “bagnata” in occasione della scadenza della rata d’acconto IMU, è più che fondato, ma, paradossalmente, vi è da augurarsi che così avvenga, in modo da convincere anche i più riottosi a dare corpo alla rivolta fiscale nel momento del conguaglio dicembrino. E, per favore, non si blateri di antipolitica: a tale proposito, si dovrebbe finalmente dissipare l’equivoco su cosa davvero vogliano gli antipolitici, i quali sbraitano contro la casta, ma nello stesso tempo continuano a invocare lo stato-mamma, a differenza di molti (non tutti) fra i grillini, sinceramente convinti che possa esistere un altro modo di fare politica (non è detto sia quello giusto…).

Verrà la rivolta fiscale e avrà la testa di Monti.

*http://eccepaco.blogspot.it

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5 Comments

  1. Mentre al mattino mi rado, sento spesso alla radio decantare un certo prodotto che ora costa solo 57 euro anziché 95 ed allora sarebbe saggio telefonare subito per acquistarlo.
    Penso che il valore è l’incontro tra la domanda e l’offerta e non la cifra ipotetica che indicano. Se non lo venderanno a 57, finirà che lo proporranno ad un prezzo più basso e se le vendite andranno invece bene, l’offerta si innalzerà.
    Penso agli “studiati” che inventano tasse inique a prezzi gonfiati a capocchia, con lo sconto a chi corre subito a pagare … e mi fa amaramente sorridere rendermi conto di quanto in basso siamo scesi.

  2. Ma non solo quella di monti. Ci sono migliaia di teste di parassiti da tagliare oltre alla sua, compreso il napolitano che ci costa più diella Regina Elisabetta..

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