Evidente l’impatto dei dazi. E’ quanto si legge nella congiuntura flash di ottobre del Centro studi di Confindustria. La recente tregua tra Israele e Palestina attenua l’incertezza e il rientro del prezzo del petrolio abbassa i costi. In Italia c’è qualche segnale positivo per gli investimenti, ma nel terzo trimestre l’industria è ancora in difficoltà e i servizi continuano a crescere poco. Dazi Usa e dollaro svalutato continuano a erodere l’export, mentre il risparmio precauzionale frena i consumi. Nel dettaglio l’effetto dei dazi sull’export nel medio-lungo. Nel medio periodo secondo stime Csc i nuovi dazi potrebbero ridurre le vendite italiane negli Usa di circa 16,5 miliardi (rispetto a uno scenario senza tariffe), pari al 2,7 per cento dell’export totale.
L’impatto è maggiore per settori centrali del manifatturiero: autoveicoli (il più colpito in percentuale dell’export settoriale), alimentari e bevande, macchinari, pelli e calzature, altre attivita’ manifatturiere. Inoltre, le perdite si amplificano se si considerano gli effetti indiretti, lungo le catene di produzione europee, del calo dell’export negli Usa degli altri paesi Ue sulla domanda di input italiani. L’impatto complessivo tocca il -3,8 per cento dell’export manifatturiero, -1,8 per cento della produzione. Nel lungo periodo, è forte l’incentivo a rilocalizzare alcune produzioni nel mercato Usa: il rischio per l’industria europea è di perdere parti vitali del tessuto produttivo.
In più, dazi e dollaro svalutato continuano a erodere l’export, mentre il risparmio precauzionale frena i consumi.




