IL WELFARE STATE SPIEGATO IN TRE PARAGRAFI

di CRISTIAN MERLO

Il Welfare è semplicemente un sistema di redistribuzione irrazionale, privo di metodo e di calcolo economico, nonché caotico. La ricerca empirica ne ha dato ampia ed inconfutabile dimostrazione. Esso è un sistema degenerato, perverso che, dissociando la figura del pagatore da quella del consumatore, crea esclusivamente azzardo morale ed è indifendibile in relazione ad alcun coerente disegno di principi o di obiettivi. Ciò che sta a cuore a tutti i paladini del Welfare non è la rimozione della povertà, ma la sua istituzionalizzazione.

Non sono i poveri ad aver bisogno del Welfare State, ma sono lo Stato ed i paladini del redistribuzionismo ad aver un disperato bisogno dei poveri. Anzi di più, l’istituzionalizzazione dello status di povertà, come quella della figura del povero, assistito, mantenuto e vezzeggiato come un parassita della società in servizio permanente effettivo, è strumentale al mantenimento dei carrozzoni statali, elefantiaci e farraginosi, dediti alla promozione della solidarietà e a quell’esercito di “professionisti” dell’assistenza pubblica che non trovano altre giustificazioni plausibili se non nel proprio istinto di autoconservazione.

Molto semplicemente, il processo di redistribuzione, in nome e per conto del quale gli apologeti del “più Stato, più tasse” si stracciano le vesti ad ogni piè sospinto, stante la particolare struttura organizzativa del modello statale di assistenza, impone dei costi di transazione esorbitanti, direttamente proporzionali al volume dei programmi assistenziali varati. Più si “assiste”, maggiori sono quindi i guadagni lucrati dagli apparati preposti alla gestione della funzione assistenziale. Va da sé, però, che quello che la collettività riceve dallo Stato è sempre meno di quello che la collettività ha dovuto pagare.

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