Il voto in Lombardia e la battaglia della polarizzazione Maroni/Ambrosoli

di GIANMARCO LUCCHI

Maroni e Ambrosoli, Ambrosoli e Maroni. La possibilita’ che in Lombardia, alle elezioni regionali, ci sia un voto polarizzato fra Roberto Maroni e Umberto Ambrosoli e’ caldeggiata soprattutto dai due principali schieramenti. A dare l’idea che la scelta del nuovo governatore possa ridursi a una sfida a due, fra chi si pone in continuita’ con Roberto Formigoni e chi invece no, sono anche le tensioni per un voto ‘utile’ o ‘disgiunto’ che attraversano in queste ore soprattutto l’area di centro (”un elettore lombardo su 3 tra coloro che si dichiarano intenzionati a votare Monti al Senato non votera’ Albertini per la Regione”, sostengono dalla lista Centro Popolare Lombardo) e fan gola agli stessi candidati governatore di centrodestra e centrosinistra, convinti entrambi di risultare favoriti da scelte ‘personalizzate’ degli elettori nel segreto dell’urna.

Questa polarizzazione e’ gia’ da tempo nelle parole di Maroni e Ambrosoli. Oggi è maturato anche l’appello del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che ha sostenuto di non volere ”tavoli o tavolini” su cui contrattare con Monti e pero’ ha anche detto che ”i voti sono tutti utili, ma se uno vuole un voto utile per battere la destra e vincere ce n’e’ solo uno e in Lombardia appare chiarissimamente”: quindi ”o vince Ambrosoli o vince Maroni”. La stessa consapevolezza con la quale e’ arrivato a Milano Antonio Ingroia per sostenere, con Rivoluzione Civile, la candidatura di Ambrosoli, nonostante alle politiche corra da solo. Per l’ex pm, l’avvocato rappresenta infatti ”quella societa’ civile che noi sosteniamo”, mentre Bersani ”ragiona come i vecchi partiti”. Ingroia, dunque, ha offerto in Lombardia un’altra opzione di voto disgiunto. Per dirla con il segretario regionale del Pd, Maurizio Martina, ”molte forze si uniranno per il cambiamento dopo gli anni di potere di Berlusconi, Maroni e soci”.

Lo scenario e’ anche una risposta alle parole del segretario della Lega Lombarda, Matteo Salvini, che vede l’avanzare di una ”ammucchiata” di tutti contro un Maroni che ha un ”crescente consenso”. Gli altri candidati non si riconoscono pero’ in questa lettura della sfida a due e prevedono, anzi, sorprese nelle urne. Per Albertini, gli appelli di alcuni candidati della Scelta Civica a votare Ambrosoli e non lui sono ”uscite isolate e personalistiche, che non sposteranno di nulla gli equilibri elettorali”. Del resto, l’endorsement di Ingroia, ”eroe giustizialista”, secondo l’ex sindaco dovrebbe far riflettere quelli che definisce gli ”pseudomontiani”. Piu’ duro Oscar Giannino, leader di Fare per Fermare il declino (che candida Carlo Maria Pinardi a governatore), il quale non solo dice che ”il dibattito sul voto disgiunto conferma che hanno la testa ancora nel passato”, ma assicura che saranno il suo Movimento e quello di Beppe Grillo a determinare l’esito del voto. ”Siamo gli unici dati in crescita – afferma -. E i partiti dovranno accorgersi del cambiamento”.

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