IL TROTA DESAPARECIDO. E’ FINITO NELLE ACQUE DEL TAMIGI?

di TONTOLO

Dov’è finito il Trota? In quale lago o fiume padano è andato a nascondersi? Sono io più tontolo del solito, oppure nella grande, un po’ triste e molto stanca manifestazione di Milano, del delfino designato non s’è vista traccia? Non certo sul palco, stile Unione Sovietica di brezneviana memoria. Probabilmente sperso fra la folla, che non raggiungeva certo le 70 mila unità sparate dal solito Calderoli – che a furia di spararle a destra e a manca ormai spara anche a se stesso -, ma forse andavano un po’ oltre le 15 mila contate dal nostro mirabile Oneto.

Eggià, dov’è il Trota? Forse sta a Londra a studiare nella misteriosa università alla quale deve averlo indirizzato il cassiere Francesco Belsito, esperto di lauree tarocche, e forse anche di diplomi acquistati al mercato di Portobello. Oppure dalla sua “badante”, l’assessore regionale Monica Rizzi, un’altra di quelle “amazzoni” del cerchio malefico che in piazza Duomo è stata presa a male parole, anche lei esperta di lauree fasulle. E sì, perché il Trota, lo so pure io che son tontolo, oltre a percepire il lauto stipendio da consigliere regionale della Lombardia (10 mila euro netti per sua stessa ammissione alla trasmissione Tv di Daria Bignardi, quando il giovane virgulto andava di moda su tutti i media nazionali), pare che si stia laureando in Economia con profitto nella capitale inglese, famosa per l’alta concentrazione di gnomi della finanza, e anche per il pullulare di atenei  dalla storia non proprio specchiata.

Renzo Bossi, futuro economista della Padania libera e indipendente, secondo il padre – colto a ragionarne qualche mese fa assiso al solito tavolino da Giolitti in quel di Roma – avrebbe potuto intraprendere un futuro da ministro dell’Economia (ogni commento qui non è gradito) o, male che andasse, da cassiere della Lega: mamma mia, da Belsito al Trota, come dire dalla padella alla griglia!

Poi però deve essere successo qualcosa per cui anche l’augusto genitore pare abbia modificato la propria convinzione e secondo gustose ricostruzioni giornalistiche dell’amico Alessandro Da Rold, in famiglia sarebbe esplosa una lite fra il Senatur e la Manuela (sponsor principale del primogenito e di colui che gli viene appresso, Roberto Libertà) sul futuro del “pesce pilota”. L’Umberto l’avrebbe degradato da Trota a quell’animale che sotto la panca usa cantare, mentre la mugliera spinge per mandarlo a Roma, in Parlamento. Mediazione interna: inviamolo a Strasburgo, destinazione Europarlamento, dove si pigliano tanti dindini e volendo si può anche fare a meno di andare, tanto per limitare i danni.

Povero Trota, sembra già avere un futuro luminoso. Alle spalle. Resta il dubbio di dove si sia rifugiato. Forse nelle acque gelide e limacciose del Tamigi?

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