Il tribunale italiano ha deciso: “Trieste non è Territorio Libero”

di ROBERTO GIURASTANTE

Con risposta data dal Ministero degli Esteri a firma del sottosegretario Marta Dassù il Governo italiano ha espresso la prima posizione ufficiale dall’inizio della “ribellione della legalità”, ovvero la campagna promossa dal Movimento Trieste Libera per il riconoscimento dello status giuridico di Trieste e del suo Porto internazionale all’interno della Zona A del Territorio Libero. E la posizione espressa è quanto di peggio la diplomazia italiana potesse produrre sulla irrisolta questione del Free Territory of Trieste. Il Governo italiano ha in un colpo solo cercato di riscrivere la storia e gli accordi internazionali disconoscendo il Trattato di Pace di Parigi del 1947, la XVIª risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Memorandum di Intesa di Londra del 1954, la Carta delle Nazioni Unite (Cap. I, art. 1, n. 2) e la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (art. 61 comma 2 e art. 62).

L’articolo 21 comma 2 del Trattato di Pace, attuato, eseguito e ratificato dall’Italia quale Paese aggressore sconfitto nella seconda guerra mondiale, stabilisce la cessazione della sovranità italiana su Trieste e il suo territorio – divenuti ai sensi del comma 1 “Territorio Libero” – nel momento dell’entrata in vigore del Trattato di Pace avvenuta il 15 settembre del 1947. Da allora il trattato non è mai stato modificato e quindi lo Status giuridico del Territorio Libero di Trieste è immutato.

Il Memorandum di Londra aveva solo trasmesso nel 1954 la speciale amministrazione fiduciaria civile provvisoria della Zona A del Territorio Libero dal G.M.A. (Governo Militare Alleato) al Governo italiano (non allo Stato). Mentre ora il Ministero degli Esteri italiano dichiara che con il Memorandum di Londra lo Stato italiano avrebbe acquisito la sovranità sul Territorio Libero e sul Porto Internazionale di Trieste, sostituendosi quindi alla legittima e riconosciuta amministrazione fiduciaria del Governo italiano obbligato a rispettarla e farla rispettare, e cancellando così unilateralmente tutte le norme del Trattato di Pace per il Free Territory e tutti i diritti dei suoi cittadini, così brutalmente annessi.

Il Governo italiano ha quindi agito negli interessi della Repubblica italiana, in violazione del mandato fiduciario internazionale ricevuto, a danno del territorio amministrato e dei suoi cittadini, impossessandosi anche del Porto Franco Internazionale di Trieste e delle sue preziose free zone. E per fare questo il Governo italiano ha violato le stesse leggi e la Costituzione della Repubblica italiana, generando un conflitto insanabile a livello istituzionale. L’immodificabilità del Trattato di Pace e l’inesistenza di qualsiasi sovranità italiana su Trieste ed il suo territorio sono ben evidenziate, ad esempio nella sentenza (in vigore) n. 24 del Consiglio di Stato del 20.12.1961nella quale viene confermata la validità del Memorandum di Londra:

“… Come si è già osservato, il Memorandum d’intesa è intervenuto nella surriferita situazione storico-giuridica del Territorio. Ritenuta l’impossibilità di costituire il Territorio Libero di Trieste, il Memorandum, stipulato fra i Paesi direttamente interessati, ha inteso «smilitarizzare» le due zone rendendo responsabili dell’amministrazione civile nelle zone medesime il Governo italiano e il Governo Jugoslavo. Il paragrafo 2 del Memorandum dichiara testualmente che «i governi italiano e jugoslavo estenderanno immediatamente la loro amministrazione civile sulla zona per la quale avranno la responsabilità… Si deve perciò ritenere che il governo italiano per la zona A e il governo jugoslavo per la zona B siano stati resi responsabili dell’amministrazione civile in attesa di una definitiva sistemazione del Territorio. Se, come pretende la ricorrente Società il Memorandum avesse avuto il fine di ripristinare il pieno, normale e definitivo esercizio della sovranità italiana sulla zona A e di riconoscere conseguentemente alla Jugoslavia il diritto definitivo e perfetto di sovranità sulla zona B, esso avrebbe riformato il Trattato di pace senza essere uno strumento tecnicamente idoneo a tal fine, non fosse altro che per la mancata partecipazione degli altri Paesi firmatari del Trattato”.

In collaborazione con http://robertainer.blogspot.it
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