Il Sud, nonostante il fiume di assistenzialismo, continua a emigrare al Nord. Fatevi una domanda

Lavorare al Sud non conviene, o conviene meno che in altre parti d’Italia. E questa potrebbe essere una delle ragioni che hanno spinto dal 2007 a oggi più di 800mila persone a lasciare le città del meridione per emigrare al Nord. Il dato emerge dall’ultimo Rapporto sull’economia campana elaborato dal centro studi di Confcommercio. Una tendenza destinata ad accentuarsi in futuro: nel 2030 i residenti nell’area dovrebbero scendere da 19,9 a poco più di 18 milioni, e nel 2050, il calo del Mezzogiorno rappresenterà quasi il 70% di quello atteso per l’intero Paese. Analizzando il tasso di occupazione, se il Centro-Nord (65,3%) si avvicina al resto d’Europa (68,4%), il Sud (44,8%) ne resta troppo lontano, soprattutto nella componente femminile (33,2%).

Eppure non si può dire che Roma non invii miliardi, che l’Europa non stanzi fondi (poi mai spesi, ndr) per lo sviluppo del Mezzogiorno.

Hanno persino creato “Resto al Sud”, contributi, mutui, aiuti a fondo perduto. Ma al Sud non ci vuole stare nessuno. Restano, anzi, vanno in missione certi politici del Nord, a promettere pentole d’oro, e il riscatto da una classe politica incapace di governare. Di sicuro capace di fare altro.

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