IL NUOVO SOGNO AMERICANO: FACEBOOK TERZO PAESE DEL MONDO

di GIANMARCO LUCCHI

Ecco cosa vuol dire il sogno americano: una piattaforma ideata per mettere in contatto gli universitari è diventata il terzo paese del mondo per popolazione, con un valore di oltre 100 miliardi di dollari. In mezzo la storia di Mark Zuckerberg, nerd controverso e geniale diventato a 28 anni il più giovane miliardario al mondo, spesso al centro di contese a partire da quella sulla primogenitura del sito per finire a quella sulla privacy degli utenti. È questa in sintesi la parabola di Facebook, il social network più famoso al mondo che  è sbarcato a Wall Street con un prezzo base di 38 dollari ad azione, subito salito in certi momenti anche oltre i 42 dollari. Non voglio dire in Italia che mi verrebbe da ridere, ma ve la immaginereste mai una storia del genere in Europa? E il tutto nel giro di pochi anni! In Italia il superministro Corrado Passera (super de che?) favoleggia di un piano di investimenti di 100 miliardi di euro per ridare ossigeno al Paese e negli Usa un ragazzo di 28 anni da qualche ora controlla un impero che, valori di Wall Street alla mano, vale altrettanto.

La piattaforma è stata lanciata nel febbraio del 2004 da Mark Zuckerberg e dai suoi compagni di college Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz e Chris Hughes. Inizialmente si chiamava ‘thefacebook’ ed era nata come una sorta di sfogo esistenziale dello stesso Zuckerberg lasciato dalla ragazza. Da piccola rete progettata esclusivamente per gli studenti di Harvard in breve tempo fu aperta ad altre università americane, poi agli studenti delle scuole superiori e in seguito a chiunque avesse più di 13 anni. In questi otto anni il social network è diventato il secondo sito più visitato al mondo dopo Google, è disponibile in oltre 70 lingue e conta oltre 900 milioni di utenti. Se Facebook fosse un paese, sarebbe il terzo al mondo per popolazione dopo la Cina e l’India.

La storia della piattaforma è ricostruita nel film The Social Network di David Fincher, che ha vinto tre Oscar, in cui viene in particolare ritratta la figura di un Zuckerberg geniale e senza scrupoli pronto a utilizzare le idee in embrione di altri (in particolare dei fratelli Cameron e Tyler Vinkel Voss, campioni di canottaggio) per farle diventare quello che oggi tutti conosciamo. Il sito guadagna grazie alla pubblicità. Ma i critici sostengono che la società si arricchisce frugando nei nostri ‘cassetti’ personali dove sono conservate le informazioni utili a imprese e inserzionisti per personalizzare gli annunci pubblicitari. Quando clicchiamo sul famoso pulsante ‘Like’, postiamo un commento, condividiamo qualcosa o creiamo un evento sveliamo la catena delle nostre relazioni. E la mappatura avviene grazie all’Open graph, il set di protocolli su cui si basa Facebook.

Sulla piattaforma ogni giorno vengono caricate più di 300 milioni di foto (di recente ha acquistato Instagram per 1 miliardo) e circa 480 milioni di persone utilizzano il social network grazie agli smartphone. Oltre alle attività di rete sociale (dalla condivisione di notizie personali alla diffusione di flussi d’opinione come la Primavera araba, dove è stato protagonista insieme a Twitter) Facebook ha sviluppato numerose applicazioni anche legate ai giochi (FarmVille e Zynga). Insomma, un impero economico ma anche un recinto che ha fatto scattare dei paralleli con Apple. E Steve Jobs (i due si erano incontrati alla famosa cena da Barack Obama con le migliori menti della tecnologia Usa) aveva speso belle parole per Zuckerberg con cui condivideva l’ossessione per una ‘visionè e alcune stranezze, anche nell’abbigliamento. Piccola differenza: Jobs aveva portato Cupertino in Borsa a 25 anni.

Più popolare dello sport, e praticato quanto uscire con gli amici, Facebook è diventato in pochi anni un fenomeno di massa tra gli adolescenti, raggiungendo picchi di popolarità che ne hanno fatto un’ottima azienda per la quotazione in Borsa ma anche un terreno facile per malintenzionati di tutti i tipi. A fotografare il rapporto con il social network più famoso è stato pochi giorni fa il rapporto sull’adolescenza della Società Italiana di Pediatria, secondo cui ormai l’80% dei tredicenni ha un profilo, cifra che sale all’85 se si tiene conto solo dei ragazzi che vivono in città, mentre appena tre anni fa la percentuale era del 50%. Tra le attività preferite nel tempo libero, afferma il rapporto, Internet figura per il 51% degli adolescenti, un numero inferiore soltanto a ‘uscire con gli amicì (57%), e praticamente pari all’attività sportiva (51%). Pur di essere connessi il più possibile i ragazzi rinunciano volentieri anche al sonno: più di metà dichiara di andare a letto dopo mezzanotte anche quando c’è scuola, e l’attivita notturna preferita è ovviamente il web. Una piazza virtuale così piena di giovani non poteva che attirare i malintenzionati: secondo il rapporto Sip il 5,3% degli adolescenti dichiara di aver ricevuto, e aderito, a proposte di sesso via internet da parte di uno sconosciuto, ma la percentuale sale al 5,8% tra i giovani che vivono in città, mentre una ricerca della Polizia Postale su un campione di ragazzi delle scuole medie ha stimato nel 20% la percentuale di adolescenti contattati da un potenziale molestatore. E se un quarto dei ragazzi passa più di 3 ore al giorno sul proprio profilo in agguato c’è anche il fenomeno della dipendenza, che a seconda delle stime può interessare tra il 20 e il 40% degli utilizzatori, una cifra talmente alta da giustificare l’apertura di cliniche dedicate solo a questo problema anche in Italia.

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