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Il quotidiano VesuvioLive: Non mangiate il panettone, fa concorrenza sleale al Sud

panettonedi CASSANDRA – Vagavo su facebook quando, all’improvviso, ecco che mi balza agli occhi il titolo di un articolo rilanciato dal Movimento di Insorgenza Civile, tratto dal giornale online VesuvioLive.

Il titolo recita: CompraSud. A Natale compra meridionale…

Il senso è: far girare l’economia locale. Ci mancherebbe, condividiamo…

Ma il tono è anche un altro. Siccome, questa è lafilosofia del servizio, i soldi finiscono all’industria del Nord, è il Nord che diventa ricco. Boicottate il panettone made in Verona o in Milano.

Qualche osservazione, magari, ci sta. E cioè che forse forse qualche meridionale in quei panettonifici ci lavora, così come ha lavorato alla Fiat. Avremmo dovuto boicottare tutte le auto fatte in casa solo perché Agnelli era di Torino? Forse a Melfi restano i soldi della vendita della Jeep? Non crediamo. Però l’economia gira. Dovremmo allora, al nord, smettere di acquistare l’olio del sud, le sue olive, le sue arance, e tutto l’agroalimentare che genera.

Forse il Nord in 50 anni di finanziarie che hanno finanziato le imprese del sud ne ha visti partire. E non è certo bastato il panettone natalizio venduto al sud a portare in pareggio i conti. O  no?

Insomma, mangiamo come ci pare, ma facciamo andare anche il cervello! Sacrosanto suggerire i panettoni artigianali e i dolci della propria tradizione, ma non diciamoci che il Nord sfrutta il Sud anche a Natale.

Ed ecco stralci del servizio.

“Durante il periodo di Natale gli scaffali dei supermercati e dei negozi di alimentari si riempiono di panettoni e di pandori industriali, offerti in cambio di pochi euro. Questi prodotti dolciari contengono le più svariate sostanze e, venduti in milioni e milioni di pezzi, provocano la migrazione di enormi somme di denaro verso il luogo dove si trova la sede legale della società produttrice, ossia, nel 99% dei casi, al Nord: se la società ha sede per esempio a Verona, pagherà le tasse in quel comune e nella regione Veneto, i quali verranno usati per erogare servizi ai cittadini veneti, mentre i cittadini del resto d’Italia vedranno soltanto migrare i propri guadagni. Questo sistema non vale solo per i panettoni e il pandoro, bensì per ogni merce che possiamo acquistare, e dato che ci sono ben poche società che hanno stabilito la propria sede legale al Sud, ne deduciamo che ogni anno miliardi di Euro dal Mezzogiorno raggiungono altri lidi, quelli delle regioni più ricche.

Il panettone industriale, inoltre, perché prodotto in grandi quantità, attraverso una economia di scala, di fatto si pone in concorrenza sleale, ovvero va a danneggiare le numerosissime realtà commerciali che producono artigianalmente i propri dolci: il cittadino è più portato a spendere 2 euro per un panettone industriale, piuttosto che dai 12-15 euro di quello acquistato in pasticceria. Cosa succede tuttavia? Succede che le case si riempiono di panettoni e pandori acquistati a poco prezzo, il cui costo complessivo è ben superiore a quello del dolce artigianale – perché allora non comprarne soltanto uno, se proprio non si vuole rinunciare ad esso? È più buono, più sano, si aiutano i lavoratori della propria terra, non i grandi industriali. E poi perché acquistare un prodotto fatto a chilometri e chilometri di distanza quando lo si può acquistare sotto casa nostra? Si riducono sprechi ed inquinamento! A casa poi si possono cucinare i dolci natalizi della nostra tradizione, rito tramandato nei secoli e a cui può partecipare tutta la famiglia”.

 

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