Il problema è il numero di parlamentari o la loro sottocultura e la forma di Stato?

di Stefania Piazzo – Seguo con interesse il dibattito sul referendum che ci vedrà impegnati a decidere a fine marzo se tagliare o meno il numero di parlamentari. Leggo amici scrivere e interrogare il proprio partito, Grande Nord in testa, chiedendo: ma noi cosa votiamo?

Premesso che così i partiti la tireranno lunga sull’ipotesi di elezioni anticipate, perché vorrebbe dire dover cambiare i collegi, ripensare per forza alla legge elettorale e via discorrendo… Ecco, fatta la debita premessa, è davvero il numero il problema o la sostanza è anche un’altra?
Perché non si fa un referendum sul tipo di forma di stato che può rendere migliore il paese? Il modello svizzero può piacere? Sì o no? Macroregioni sì o no? Responsabilità di spesa, sì o no? Federalismo fiscale, sì o no? Autonomia di Lombardia e Veneto, sì o no? Sì, già deciso, ma non se ne è fatto nulla.

E allora, se 600 e passa parlamentari se ne fregano di cambiare la forma di Stato che ci porta in recessione, che fa scappare i laureati, che fa emigrare i giovani, che ci toglie la pensione, che lega il Nord all’assistenzialismo del Sud, il problema è prendere posizione su quanti debbano essere a Montecitorio e Palazzo Madama? Saranno 300 e più illuminati, preparati, elite seria e consapevole?

Gli amici del gruppo “Epistocrazia”, tra cui figura Luigi Negri, gruppo che trovate facilmente su facebook, scrivono questo:

Vuoi candidarti a una carica pubblica? dimostra di avere una preparazione adeguata!

Per combattere la dilagante sottocultura dei politici di oggi l’Epistocrazia propone che tutti coloro che si candidano a cariche pubbliche debbano superare un test che ne certifichi l’idoneità a ricoprire l’incarico.
Vuoi candidarti a sindaco? bene: prima devi dimostrare di conoscere la macchina comunale, le regole e il funzionamento di consiglio, giunta e commissioni; devi saper leggere un bilancio pubblico e avere conoscenze minime su tutto ciò che sarà inerente al tuo incarico in campo urbanistico, sanitario, ambientale….
Vuoi candidarti al Parlamento europeo? Allora devi dimostrare, come minimo, di conoscere tutte le istituzioni europee, i compiti attribuiti e il loro funzionamento (Parlamento europeo, Consiglio europeo, Consiglio dell’Unione europea, Corte dei diritti dell’uomo, Corte di giustizia dell’Unione europea, Commissione europea, Banca centrale europea, Corte dei conti europea…..).
E questo deve valere per la candidatura ad elezioni di ogni ordine e grado!

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Io trovo che loro abbiano ragione da vendere.  Immaginatevi cosa voterebbero i politici in carica se dovessero andare a referendum non per tagliarsi il posto ma per obbligarsi a studiare e guadagnarsi la pagnotta come bravi amministratori.

Gente che sappia leggere e scrivere, che sappia parlare, che non abbia bisogno di un aiutante per correggere gli errori di ortografia o fare un banale comunicato stampa. Insomma, cose che la terza media dovrebbe garantire a tutti. Il minimo sindacale. Invece non è così. Pensateci, prima di fare battaglie per tagliare o conservare il numero di politici a libro paga del popolo. Vogliono farci credere di essere sovrani risparmiando sui numeri. Ma chi selezionerà i fortunati vincitori della prossima lotteria elettorale? Sempre i soliti?

 

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